Economia

Fiat: nessun interesse ad attività nell'impianto. Gli operai reagiscono con sciopero immediato

05-02-2010

Circa la metà dei dipendenti dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno i requisiti per la mobilità con l'aggancio alla pensione. Lo hanno detto i rappresentanti della Fiat al tavolo al ministero dello sviluppo economico, secondo quanto riferiscono partecipanti alla riunione. Si tratta di 806 persone, su 1658 dipendenti dello stabilimento. Gli operai del reparto montaggio, circa l'80% del personale, hanno abbandonato la linea produttiva e sono usciti dalla fabbrica, unendosi ai sindaci del comprensorio termitano che da stamattina stanno effettuando un sit-in davanti ai cancelli per protestare contro la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento

ROMA. Circa la metà dei dipendenti dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno i requisiti per la mobilità con l'aggancio alla pensione. Lo hanno detto i rappresentanti della Fiat al tavolo al ministero dello sviluppo economico, secondo quanto riferiscono partecipanti alla riunione. Si tratta di 806 persone, su 1658 dipendenti dello stabilimento.

La Fiat non ha interesse a mantenere alcuna delle sue attività industriali a Termini Imerese. Lo hanno detto i rappresentati della Fiat - secondo quanto riferito da alcuni partecipanti alla riunione in corso al ministero dello sviluppo economico. Sempre secondo quanto riferito l'azienda si é detta interessata alla cessione dello stabilimento di Termini Imerese e non della tecnologia.

Ferma la produzione alla Fiat di Termini Imerese. Gli operai del reparto montaggio, circa l'80% del personale, hanno abbandonato la linea produttiva e sono usciti dalla fabbrica, unendosi ai sindaci del comprensorio termitano che da stamattina stanno effettuando un sit-in davanti ai cancelli per protestare contro la decisione del Lingotto di chiudere lo stabilimento. Lo sciopero di un'ora é stato indetto dai delegati della Fiom-Cgil. "Abbiamo deciso di dare subito una risposta alle notizie negative che ci giungono dal ministero dello Sviluppo", dice Calogero Cuccia, Rsu della Fiom.

Proseguirà il prossimo 5 marzo al ministero dello Sviluppo Economico il tavolo sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese. L'advisor per valutare le proposte per la riconversione dello stabilimento - secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti alla riunione - sarà Invitalia. L'incontro di oggi proseguirà per parlare dei lavoratori precari dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. Il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha annunciato che la giunta regionale approverà lunedì un atto con una proposta su Termini Imerese che presenterà al governo.

 "Da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato, ma non voglio entrare in polemica, preferisco il dialogo", ha affermato il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss.

Fiat ha con il governo "un rapporto molto chiaro e positivo di dialogo e confronto, così come deve essere. Le scelte industriali, che servono a mantenere competitiva un'azienda non possono essere disgiunte dal farci carico dei problemi delle nostre persone", ha detto Montezemolo sottolineando di aver garantito la "centralità" dell'attenzione al problema del lavoro anche parlandone con "il cardinale Bertone in risposta all'appello del Pontefice". Montezemolo ha ribadito che la gestione del Lingotto è focalizzata anche "sull'occupazione, sul futuro dei nostri figli e del Paese".

Nel dibattito sul possibile sostegno al settore dell'auto con incentivi pubblici bisogna "uscire da un approccio demagogico ed affrontare la realtà delle cose", chiede il presidente di Fiat aggiungendo "che gli incentivi sono rivolti ai consumatori e non alle aziende" e che comunque in Italia "sono serviti per il 70% all'acquisto di auto di aziende straniere".

Bisogna "uscire dai chiacchiericci che continuano sull'italianità di Fiat". Montezemolo sottolinea così che "Fiat è e rimane italiana. Vi do una cifra. Da quando io sono presidente e Marchionne è amministratore delegato, quindi dal 2004, abbiamo investito nel mondo 25 miliardi di euro. E di questi oltre 16 miliardi sono stati investiti in Italia, oltre i due terzi, e intendiamo andare avanti per questa strada".

"Cosa? Se è una barzelletta la dichiarazione di Montezemolo per cui la Fiat, da quando c'é lui, non ha ricevuto un euro dallo Stato, allora la barzelletta non fa proprio ridere". E' quanto afferma in una nota il ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli osservando che "se invece Montezemolo non scherza e parla sul serio allora la faccenda assume contorni 'sanitari'". "Non mi attendevo, sicuramente, della riconoscenza - prosegue il ministro - ma la negazione dell'evidenza mi porterà ad assumere, a titolo personale, un atteggiamento completamente diverso e intransigente rispetto ad un'azienda, quale la Fiat, che i nostri padri consideravano un'azienda di Stato proprio per via degli interventi statali che ha ricevuto nel corso degli anni".


Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, concorda con l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, secondo il quale più che incentivi serve una politica industriale. "Se si fanno stabilimenti, anche fortemente sussidiati ma che non hanno una ragione economica non c'é incentivo che tenga", ha detto Marcegaglia, che ha presentato il programma di celebrazione del centenario di Confindustria.

"Termini Imerese è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di minore produzione, logistici e di scarsa efficienza.Il tema vero non è quello di obbligare un imprenditore a mantenere uno stabilimento ma di reimpiegare le persone", ha detto ancora il presidente di Confindustria, ricordano che in queste ore "si sta ragionando proprio su questo, e c'é anche la disponibilità della Fiat a contribuire. Questo è un atteggiamento giusto. Se a Termini non si produrranno auto - ha concluso - il nostro tema sarà quello del reimpiego".

"Ora abbiamo le due vertenze di Fiat ed Alcoa ma ne potrebbero seguire altre", ha sottolineato Emma Marcegaglia secondo cui sia il caso di Termini Imerese che quello di Alcoa dimostrano quello che Confindustria sta dicendo da mesi: "Nel 2009 abbiamo perso quasi il 5% del pil ma abbiamo tenuto in termini di occupazione sapendo però che, con qualche mese di scarto, questi problemi sarebbero arrivati".

Per quanto riguarda l'Alcoa, 'l'azienda - sottolinea Marcegaglia - ha chiesto una serie di agevolazioni sul costo dell'energia che, se fossero confermate, non si vede perche' dovrebbe andare via'. Il presidente di Confindustria ha fatto infine riferimento alla crisi delle Borse: 'quello che sta succedendo sui mercati finanziari - ha affermato - dimostra che l'attenzione ai conti pubblici non e' trascurabile'