La comunità

Foto di Riccardo Chioni

Fini. Il discorso del presidente della Camera alla comunità italiana di New York. Il patto di sangue tra Italia e Usa

di Stefano Vaccara

06-02-2010

NEW YORK. Gianfranco Fini ha fatto il tutto esaurito, giovedì sera al Grand Hyatt Hotel,  alla cena organizzata dalla comunità degli italiani d'America di New York. Oltre 1200 "invitati paganti" - 150 dollari a posto e sono venuti da tutto il Tristate- hanno atteso in una coda lunghissima che si snodava come un serpente  all'interno dell'enorme albergo di Midtown Manhattan. Ma nonostante la grande confusione e qualche protesta, è stata una grande festa quella in onore del Presidente della Camera, evento forse ancora più affollato dei ricevimenti in onore dei passati presidenti della Repubblica. Insomma, Fini probabilmente resta il leader politico più popolare tra gli italiani d'oltreoceano. Organizzatori e Chairman del grande evento, il giudice della Corte Suprema di New York Dominick Massaro, il presidente dell'Italian Academy Foundation e console onorario del Weschester County Steven Acunto e  il Presidente del GEI e del Wine and Food Institute Lucio Caputo.

Tra la folla di italoamericani, abbiamo intravisto tanti vip, come l'ex governatore Mario Cuomo con la moglie Matilda. Anche il governatore David Paterson è apparso in sala per salutare Fini, e nel tavolo d'onore, seduti con Fini, l'ambasciatore d'Italia a Washington Giulio Terzi e l'ambasciatore all'Onu Cesare Maria Ragaglini, c'era anche il presidente della Regione Molise Michele Iorio, il deputato eletto negli Usa Amato Berardi, il console generale Francesco Maria Talò e l'osservatore permanente  della Santa Sede presso l'Onu Monsignor Celestino Migliore.

L'inno d'Italia e degli Stati Uniti è stato cantato dal coro della scuola d'Italia Guglielmo Marconi di New York. La benedizione è stata impartita, parlando in italiano e in inglese, da mons. Hilary C. Franco, parroco della Chiesa di Sant'Agostino di Ossining, NY. L'Ambasciatore Giulio Terzi, nel suo discorso, ha sottolineato ancora una volta il forte e concreto appoggio delle istituzioni italiane alla diffusione della lingua italiana.

Un intenso discorso del giudice Massaro ha introdotto Fini, in cui il giudice ha ricordato come quindici anni fa, quando accolse Fini a New York, aveva suscitato non poche critiche, e come poi i fatti gli hanno dimostrato il valore e i valori del nuovo leader della destra italiana (un altro articolo di Antonino Ciappina e che si soffermerà anche su questi e altri interventi uscirà su America Oggi domani).

Il discorso del Presidente della Camera è stato pronunciato a braccio ed è durato 12 minuti. Mentre un continuo brusio aveva disturbato gli altri oratori, durante l'intervento di Fini silenzio assoluto tra gli oltre mille in sala, con interruzioni dovute solo agli scroscianti applausi. 

Ecco qui degli estratti dal discorso del Presidente Fini:

"...Dominick Massaro è così orgoglioso del suo sangue italiano perché è orgoglioso dei suoi avi, di quelle madri, padri e nonni che lasciarono la nostra patria tanti anni fa in cerca di fortuna in America. Questa è la prima fascia della storia italoamericana. Insieme a lui, saluto i tanti che sono qui questa sera, che sono nati in Italia, e che se ne sono andati piccolissimi, sono giunti negli Stati Uniti, sono diventati americani, ma hanno nel cuore il forte attaccamento alla loro terra e si sentono contemporaneamente statunitensi e italiani. Loro appartengono alla seconda fascia di questa storia."

A questo punto un grande applauso è scoppiato in sala, a sottolineare che gli italiani nati in Italia erano in maggioranza nella gran sala dello Hayatt. Qualcuno tra questi, come il poeta napoletano Nino Del Duca, ha poi manifestato un certo stupore perché avrebbe voluto che anche gli altri oratori avessero pronunciato i loro discorsi in italiano come Fini.

"La terza fascia" ha continuato il Presidente della Camera", "che è qui presente e saluto, sono i tanti italiani   negli Stati Uniti per lavoro, che si sono fermati in questa società, che esprimono eccellenza nel campo dell'imprenditoria, del sapere, nell'università e la ricerca, donne e uomini che idealmente si legano a quegli italiani che arrivarono tanti fa anni ad Ellis Island con grandi speranze e con il cuore pieno di nostalgia. In queste tre fasce di generazioni, c'è anche la storia del rapporto tra il nostro popolo e il popolo degli Stati Uniti.  Io saluto tutti voi non solo a titolo personale ma a nome di tutti i deputati del Parlamento italiano, tutti, proprio tutti senza alcun tipo di distinzione politica..."

Un altro fragoroso applauso, mentre Fini proseguiva: "Quando si parla degli italiani in America, quando si parla degli italoamericani, dei figli e dei nipoti dei nostri emigranti,  quando si parla di tutti voi e di ciò che rappresentate, alla Camera non c'è distinzione tra la destra, il centro e la sinistra. Io questa sera vi porgo il saluto di tutti i deputati. Quello che avete fatto nel passato e fate nel presente, quello che i vostri figli faranno nel futuro, è un patrimonio che non appartiene ad una parte, è un patrimonio che appartiene a tutta la nazione. Siete voi i veri ambasciatori dell'Italia negli Stati Uniti. L'azione di chi rappresenta le nostre istituzioni qui, e ringrazio il nostro ambasciatore Terzi, senza di voi sarebbe molto più difficile. Quando si parla dell'Italia negli Stati Uniti, non si parla soltanto dei presidenti, che passano, degli ambasciatori che passano, quando si parla dell'Italia negli Stati Uniti si parla di tante donne e tanti uomini come voi che rimangono e che hanno messo le radici, perché sono una delle tante fantastiche risorse di cui può godere questa fantastica società americana. E Pluribus Unum, da tanti l'unità, questa identità americana che è diventata nel corso del tempo sinonimo di libertà, di dignità della persona, di lotta per la democrazia, identità che è stata costruita anche dal lavoro e dal sacrificio di tante donne e di tanti uomini che venivano dalla nostra cara Italia". 

"Vi è sempre in occasioni come queste il rischio di cadere nella retorica, il rischio di parlare più al cuore che alla mente. Io credo che le istituzioni debbano saper parlare contemporaneamente al cuore e alla ragione. Parlare alla ragione significa ricordare questa sera che la nostra alleanza, la nostra amicizia, il nostro essere figli di ideali e valori comuni, non è soltanto il patrimonio di ieri, è anche in queste giornate, negli incontri che ho avuto al Congresso con i rappresentanti del partito democratico e repubblicano, e come ho detto ieri, le maggioranze nelle democrazie cambiano, ma i valori di una amicizia rimangono sia che in Italia o negli Stati Uniti governino questo o quello. Perché non siamo uniti da una parte politica, ma siamo uniti dai comuni valori che sono quelli della democrazia".

"Per questi valori siamo uniti, in tante parti del mondo. Intendo dire che l'alleanza e l'amicizia tra Stati Uniti e Italia non è soltanto la storia di ieri, ma è anche l'impegno comune di oggi. Impegno in alcuni scenari internazionali in cui, e li voglio ricordare qui questa sera, i soldati italiani e i soldati statunitensi sono insieme, non per una guerra, ma per dare a popoli sfortunati la possibilità di una pace e della libertà. Non è retorica, ma è conferma degli impegni che abbiamo e che dobbiamo onorare per il sacrificio di coloro che nel passato, per ben due volte, dagli Stati Uniti, sono venuti a combattere e a morire per garantire ai popoli europei la possibilità di essere popoli liberi. È qualcosa di profondo, di valido e duraturo che ci unisce anche per il futuro. E lo dobbiamo cementare questo, come ha detto bene l'ambasciatore Terzi, diffondendo la nostra lingua. È un motivo di particolare soddisfazione, che negli Stati Uniti cresce il desiderio di parlare la nostra lingua. Abbiamo il dovere di continuare a lavorare insieme in tanti settori dell'economia, in tanti settori del mondo culturale, universitario, oggi i cervelli italiani che vengono negli Stati Uniti rappresentano delle eccellenze e in questo penso che sia una sorta di successiva gratifica per quei tanti italiani che vennero qui quasi analfabeti, senza conoscere una parola d'inglese, guardati in molti casi con sospetto se non con diffidenza".

"Oggi gli italiani che vengono negli Stati Uniti sono uomini e donne che rappresentano la punta dell'eccellenza italiana. È la riprova di come il nostro popolo, quando ha avuto il modo di operare in una società libera, è un popolo capace di affermarsi per quelli che sono i suoi autentici valori. E allora questa sera qui, la Camera dei deputati, il massimo organismo che rappresenta la volontà democraticamente espressa del nostro popolo, saluta e ringrazia ognuno di voi, per quello che avete fatto e per quello che fate, nella certezza che l'Alleanza transatlantica non è soltanto una alleanza di tipo militare, e nemmeno soltanto di tipo politico, è l'alleanza di donne e di uomini, che avendo nelle vene il medesimo sangue hanno nella mente il medesimo impegno di vivere in una società che sia veramente più giusta, una società che garantisca ai più giovani la possibilità di dimostrare quello che sanno fare, una società che garantisca ai più deboli la certezza di essere aiutati nel momento più difficile, una società ispirata a quei valori che sono quelli della fratellanza, che hanno unito e fatto crescere qui negli Stati Uniti tanti, ma tanti italiani orgogliosi ieri di essere italiani e oggi di essere diventati italiani d'America".

Alla fine, un super bagno di folla per Fini, che ha faticato non poco per guadagnare l'uscita dalla sala del Gran Hyatt Hotel di Manhattan.