Israele difende l'amico Berlusconi dagli attacchi di Teheran
GERUSALEMME. Solidarietà piena a Silvio Berlusconi per gli attacchi subiti dal "regime fanatico e sanguinario" di Teheran. E' questo, accanto alla conferma della soddisfazione per gli impegni ribaditi a nome dell'Eni in materia di congelamento di nuovi investimenti in Iran, il messaggio risuonato ieri da Israele a due giorni dalla fine della visita a Gerusalemme del presidente del Consiglio.
Tramontata velocemente, invece, secondo il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, che ha smentito il quotidiano Maariv, l'ipotesi di un'inedita mediazione con la Siria affidata da Benyamin Netanyahu al premier Silvio Berlusconi e al ministro degli Esteri spagnolo Miguel Moratinos. Visita fruttuosa, ribadiscono i portavoce israeliani, riecheggiando ancora una volta gli elogi riservati all'ospite italiano dall'intero vertice politico di Gerusalemme: senza traccia d'irritazione per quell'accostamento fra il dolore per le vittime del conflitto di Gaza e quelle della Shoah - fatto da Berlusconi a Betlemme, durante la tappa palestinese - che giovedì aveva fatto storcere il naso al giornale Maariv.
Parole che invece secondo l'establishment non scalfiscono in alcun modo la sintonia con "l'amico" Silvio.
Al quale il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, non ha esitato ieri a dedicare una dichiarazione di pubblico sostegno in risposta all'anatema piovuto dall'Iran dopo che - proprio a Gerusalemme - Berlusconi aveva invocato sanzioni internazionali più dure contro i programmi nucleari iraniani e solidarietà all'opposizione popolare agli ayatollah, oltre a giustificare l'offensiva israeliana 'Piombo Fuso' a Gaza.
"Essere attaccato da un regime fanatico, violento e sanguinario come quello dello Stato degli ayatollah, che reprime e opprime il suo stesso popolo, significa solo ricevere un complimento", ha commetato Palmor. Aggiungendo che il contenuto degli insulti iraniani (secondo cui Berlusconi avrebbe reso "i suoi servigi ai padroni israeliani") non è poi neppure degno d'avere risposta. Da Roma, intanto, il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, ha contestato le accuse iraniane di "interferenza negli affari interni", osservando che l'Italia invita da sempre l'opposizione di Teheran a "manifestare pacificamente".
Ma rivendicando al contempo il diritto del governo di Roma di "condannare repressioni e violenza" e di richiamare Teheran al rispetto della libertà di manifestazione. Per la diplomazia italiana, la visita di Berlusconi a Gerusalemme potrebbe significare tuttavia anche nuovi spazi di mediazione in Medio Oriente.
In particolare sul fronte della delicata (e spinosa) partita per la ripresa di un dialogo fra Israele e Siria. A proporre la sfida, secondo quanto scrive oggi la stampa israeliana, è stato lo stesso premier Benyamin Netanyahu, affidando confidenzialmente a Berlusconi - oltre che al ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos - messaggi di apertura negoziale da trasmettere al leader siriano Bashar al-Assad.
Messaggi - la cui attendibilità è stata confermata da fonti diplomatiche di alto livello - nei quali si sottolinea "la serietà delle intenzioni" israeliane nei riguardi di Damasco (nonostante le sparate polemiche del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, capofila della destra più radicale nell'attuale coalizione di governo).
E la disponibilità a dar vita, in una prima fase, anche a trattative indirette e a "soluzioni creative" che Netanyahu individua in un possibile coinvolgimento ufficiale di nuovi intermediari. Non senza avanzare esplicitamente la candidatura di Italia e Spagna.
Francia: Sarkozy a caccia di astensionisti
16-03-2010












