Economia

Il ministro Scajola

FIAT. Scajola duro, Montezemolo respinge le accuse. “Mai soldi dal governo”

06-02-2010

ROMA. Sulla chiusura di Termini Imerese non si torna indietro. Ma resta la disponibilità ad affrontare i costi sociali (la metà dei 1.650 dipendenti può accedere alla mobilità con pensione), l’impegno a riconvertire l’impianto senza però cedere le tecnologie con la novità di una mezza apertura sul nodo dei precari di Pomigliano d’Arco.

Il tavolo tecnico governo-azienda-sindacati-Regione, che è tornato a riunirsi ieri, stenta a decollare e la reazione dei lavoratori non si fa attendere: a metà mattina gli addetti al montaggio, circa l’80% del personale, hanno abbandonato il posto e sono usciti dalla fabbrica per inscenare un sit-in di protesta davanti ai cancelli.

La Fiat resta sulle sue posizioni mentre il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola affida ad Invitalia il dossier-riconversione.

La scrematura delle sette proposte presentate dovrà essere completata entro il prossimo incontro fissato per il 5 marzo.

In una nota Scajola ha ribadito l’impegno “a mantenere e valorizzare le potenzialità industriali” dello stabilimento siciliano riconoscendo la disponibilità del Lingotto a “identificare soluzioni per gli aspetti occupazionali”.

Ma ieri a tenere banco è stato Luca Cordero di Montezemolo che, volendo smorzare i toni della trattativa vicina a trasformarsi in scontro frontale, ha parlato senza mezzi termini. Tra Fiat e governo “c’è un rapporto di dialogo e di confronto, così come deve essere” ha detto ai giornalisti durante l’inaugurazione dell’anno accademico alla Luiss. “Le scelte industriali che servono a mantenere competitiva un’azienda - ha aggiunto - non potranno essere disgiunte dal problema di farsi carico delle famiglie e delle persone”.

Ma, soprattutto, il presidente ha ribadito l’italianità della Fiat, a dispetto del luogo di produzione, affondando il colpo sui nuovi incentivi per i quali il governo ha sospeso ogni decisione in attesa del vertice Ue della prossima settimana. “L’azienda è e rimane italiana non solo perché il suo nome è Fabbrica Italiana Auto Torino - ha aggiunto - ma anche perché da quando sono presidente e Marchionne è amministratore delegato, cioè dalla metà del 2004, non ha ricevuto un euro dallo Stato”.  Al riguardo Montezemolo snocciola le cifre: il 70% degli incentivi sono andati alle case straniere, solo il 30% a Torino. È giunto il momento dunque di “guardare alla realtà così com’è” senza demagogia.

Parole respinte al mittente dal ministro Scajola che in serata in un’intervista al Tg3 ha ricordato che se la Fiat è cresciuta è stato anche grazie agli aiuti dei Governi. L’esito di questa giornata potrebbe però portare a un nuovo allontanamento della proroga degli incentivi.  Dopo il botta e risposta con Marchionne che giovedì si era detto pronto a farne a meno, ieri Scajola ne ha discusso in un vertice con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il premier ha tenuto aperti i contatti telefonici con Montezemolo per evitare incomprensioni ed equivoci.