Economia

Berlusconi su Fiat: "Salviamo l'occupazione". L'incontro con Scajola

06-02-2010

ROMA - Silvio Berlusconi garantisce che il governo farà di tutto per salvaguardare i posti di lavoro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. E fa il punto con il ministro Scajola sul tema degli incentivi. E' invece di ieri una telefonata con Luca Cordero Di Montezemolo per chiarirsi e spiegare le rispettive posizioni. Ma soprattutto per evitare che la tensioni fra governo e Lingotto superino il livello di guardia. Il premier, al termine della conferenza stampa in cui aveva affrontato il nodo Fiat (dando una risposta che da molti è stata interpretata come la prova del braccio di ferro fra Torino e Roma) ha alzato la cornetta per chiamare il presidente della Fiat. Colloquio che viene ricostruito con dovizia di particolari da fonti bene informate. "Avvocato, non ho ancora avuto modo di parlare con i miei collaboratori, ma che succede?", ha esordito Berlusconi. "Caro Silvio, noi siamo molto sereni", ha premesso Montezemolo.

"Quella di rinnovare gli incentivi - ha aggiunto - è una valutazione che spetta esclusivamente al governo e noi ci rendiamo perfettamente conto delle difficoltà che avete: sappiamo che le risorse sono poche e le pressioni tante; e se il governo dovesse decidere di non rinnovare gli incentivi non vi preoccupate abbiamo fatto i conti e sappiamo che ce la facciamo senza eccessivi problemi". Berlusconi si è limitato ad ascoltare e quando l'interlocutore ha terminato, ha detto: "Ho capito, grazie Luca. Ora mi informo sulla situazione. Sentiamoci per qualsiasi novità". Una conversazione definita da entrambe le parti "cortese" e nel "pieno rispetto dei ruoli". I contatti non si sono esauriti qui. Il giorno dopo, Montezemolo ha ribadito la posizione del Lingotto sia al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. E sempre l'atteggiamento da tenere verso la Fiat è stato al centro del faccia a faccia fra Berlusconi e Scajola. Nello studio di palazzo Grazioli, il Cavaliere ha posto innanzitutto una questione: e cioé se gli incentivi debbano essere concessi al solo settore automobilistico o anche ad altri comparti. Il ministro dello Sviluppo Economico ha fatto notare come gli aiuti all'auto siano strettamente connessi a quelli per i settori delle moto e delle auto a basse emissioni, come quelle a Gpl. Dall'altro ha ricordato al premier che lo stesso Lingotto non è interessato ad aiuti per soli 4-6 mesi, periodo massimo consentito dall'attuale situazione delle casse pubbliche.

Altro problema problema sul tavolo è quello di stabilire che tipo di formula usare: se dare cioé un contributo diretto o agire tramite la leva fiscale. Questione non da poco visto che sfruttando questo secondo strumento il peso sulle casse pubbliche potrebbe essere posticipato all'anno successivo. La riunione non sarebbe stata risolutiva. E' vero che, almeno stando alle indiscrezioni trapelate, l'ipotesi di aiuti al solo settore dell'auto sarebbe stata accantonata. Anche perché ritenuta inutile proprio dal Lingotto. Il governo, dunque, sembrerebbe orientato ad offrire gli incentivi (il cui ammontare si aggirerebbe intorno ai 500 milioni di euro) a diversi settori, che vanno dagli elettrodomestici ai mobili. Ivi incluso quello delle auto. Ma una decisione definitiva non è ancora stata presa.

MONTEZEMOLO, MAI 1 EURO. SCAJOLA,CRESCITA CON AIUTI - Da metà 2004, da quando Luca Cordero di Montezemolo è il presidente e Sergio Marchionne l'a.d. di Fiat, il Lingotto non ha "ricevuto un euro dallo Stato". Ma "non voglio entrare in polemica, preferisco il dialogo", dice Montezemolo, indicando che con il governo c'é "un rapporto molto chiaro e positivo di dialogo e confronto". Anche se a stretto giro, dopo una stoccata della Lega ("barzellette", dice Roberto Calderoli), il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, ribatte: "La Fiat ha saputo crescere in Italia e nel mondo con le sue capacità ma anche con l'aiuto dei governi italiani e degli italiani". Una tesi sposata anche dal titolare del Welfare Maurizio Sacconi, che parla di comprensibile irritazione del Governo. Sullo sfondo c'é la delicata trattativa sulla strategia industriale del Lingotto in Italia, a partire dal futuro dello stabilimento di Termini Imerese. La posizione dell'azienda, del resto, sarebbe stata espressa con chiarezza: è escluso che possa mettersi a fare altre cose che non siano automotive e che possa mettere soldi per il disimpegno di Termini Imerese, piuttosto meglio cedere la fabbrica 'a zero lire'. Sarebbe poi stata offerta una ipotesi di 6 mesi di incentivi ma la risposta é stata no, perché non garantirebbe continuità, come invece in Francia dove sono stati garantiti 18 mesi. E perché, quando finiscono gli incentivi, c'é un crollo della produzione, i benefici si perdono di colpo ed è un errore già commesso con il governo Prodi. Il Lingotto, poi, non avrebbe gradito gli accostamenti al caso di Alcoa: la Fiat non prende i soldi e scappa. Bene il dialogo, dice dunque Montezemolo, che chiede però di sgomberare il campo da polemiche e pregiudizi. E puntualizza. Sugli aiuti dallo Stato: "Fiat ha molto dato e ha molto ricevuto dall'Italia"; sugli incentivi: bisogna "uscire da un approccio demagogico. Sono rivolti ai consumatori non alle aziende, sono serviti al 70% per auto straniere"; sulla vocazione internazionale e sugli investimenti: basta con i "chiacchiericci sull'italianità. Fiat è e rimane italiana". Il presidente di Fiat lo ha detto all'indomani di un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre al ministero dello Sviluppo era in corso la riunione del tavolo tecnico sul futuro di Termini Imerese. E' l'occasione anche per garantire attenzione "agli uomini e alle donne che lavorano in Fiat", al lavoro, accogliendo così l'invito di Papa Benedetto XVI come già espresso, spiega Montezemolo, in un colloquio con il segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone. Intanto, mentre si cerca la soluzione industriale per Termini Imerese, l'azienda mette sul tavolo i numeri dell'eventuale impatto sociale. Su 1.658 lavoratori diretti dell'impianto (altri 307 sono nell'indotto) la Fiat - al tavolo al ministero, secondo quanto riferito da partecipanti alla riunione - ha sottolineato che ce ne sono 806 che hanno almeno 31 anni di anzianità aziendale: ciò significa che, con 4 anni di indennità di mobilità corta, potrebbero essere avviati al pensionamento di anzianità. "Non si è mai parlato di mobilità. La Fiat si è limitata a fornire dati tecnici oggettivi relativi allo stabilimento e ai lavoratori del gruppo a Termini Imerese" hanno precisato fonti del Lingotto. Intanto non si è ancora parlato delle proposte industriali: sono confermate sette manifestazioni di interesse per il sito siciliano ed è stato scelto l'advisor per valutarle: è Invitalia.