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Nucleare. Gates: “Lontano un accordo con l’Iran”

07-02-2010

BERLINO. Nonostante i segnali di ottimismo che Teheran ha lanciato alla conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, le divergenze con i paesi occidentali, Usa in testa, sul contenzioso nucleare iraniano rimangono forti e va prevalendo la linea di ulteriori sanzioni. Da Ankara il segretario alla Difesa americano Robert Gates ha definito "deludenti" le asserite risposte dell'Iran e ha detto che si è lontani da un accordo. Solo qualche ora prima, a Monaco, il ministro degli esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, si era detto fiducioso su una possibile intesa: "Personalmente, ritengo che si siano create le basi per procedere a uno scambio in un futuro non troppo lontano", aveva detto riferendosi alla possibilità di fare arricchire all'estero l'uranio di Teheran. "Non ho la sensazione che si sia vicini a un accordo", gli ha risposto indirettamente Gates. Dall'Occidente "verrà una risposta" solo se l'Iran darà seguito alla "proposta originaria" dell'agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e del gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania), ha precisato Gates.

Come è noto, la proposta - finora respinta da Teheran - prevede che la Repubblica islamica consegni il 70% del suo uranio arricchito al 3,5%, rinunciando così ad eventuali progetti di impiegarlo per un arricchimento superiore che consentirebbe la costruzione di ordigni atomici.

In cambio l'Iran riceverebbe combustibile a base di uranio arricchito al 20% per alimentare un reattore con finalità mediche. Teheran insiste nel voler determinare le quantità di uranio da arricchire all'estero e ieri, nonostante le recenti aperture dello stesso presidente Mahmud Ahmadinejad, il presidente del Parlamento iraniano ed ex capo negoziatore sul programma nucleare Ali Larijani, si è schierato contro un accordo per lo scambio di uranio arricchito con l'estero bollandolo come "un imbroglio" architettato dall'Occidente. In questo quadro, Mottaki ha tenuto a far sapere di avere avuto "un ottimo incontro" a Monaco con il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Yukika Amano. Questi, però, ha spiegato successivamente che da Teheran non è arrivata alcuna nuova proposta. E così alla conferenza di Monaco sta prevalendo la linea delle "sanzioni".

A partire dalla posizione del consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, James Jones. "La porta della diplomazia con l'Iran rimane aperta", ha detto: ma "...Teheran deve assumersi le proprie responsabilità o rischia sanzioni più forti e forse anche un maggiore isolamento", ha aggiunto. Sulla stessa lunghezza d'onda, il presidente della Commissione Affari esteri del Senato Usa, John Kerry, secondo il quale "questo è il momento" di aumentare la pressione sull'Iran "attraverso varie sanzioni...". Il presidente della Commissione sulla sicurezza interna del Senato Usa, Joseph Liebernman, è ancora più deciso e spiega che l'alternativa alle sanzioni è l'azione militare. Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che in questi due giorni a Monaco l'Iran non ha fatto progressi: la posizione della Germania, che non esclude ulteriori sanzioni, rimane quindi invariata.

Più diplomatico, ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: L'Iran deve dare "chiarimenti" sulle domande sollevate dall'Aiea e la questione del nucleare di Teheran non può essere affrontata in modo "isolato": bisogna anche considerare ciò che succede nell'intera regione, anche in Israele. Lavrov, intervenuto ieri a Monaco, ha comunque definito "inaccettabile" l'esistenza di nuovi paesi con armi nucleari. L'unica voce totalmente negativa nel Gruppo 5+1 sull'adozione di nuove dure sanzioni contro Teheran rimane quella della Cina che l'altro ieri a Monaco ha ribadito il suo no per bocca del ministro degli esteri Yang Jiechi.