La città

Vino 2010. Ripagati gli investimenti. Soddisfazione da parte di Ice e produttori

di Riccardo Chioni

08-02-2010

NEW YORK. La settimana di Vino 2010, la più grande rassegna di vini italiani fuori dai confini nazionali organizzata dall'Istituto per il Commercio Estero, ha chiuso all'insegna del successo.

Il direttore esecutivo dell'Ice per gli Stati Uniti Aniello Musella ad America Oggi ha tracciato un bilancio dell'iniziativa che non ha precedenti per numero di partecipanti italiani e statunitensi.

"L'ultimo evento Grand Testing si è svolto all'Hilton con tutte le aziende produttrici presenti, di cui una parte presente direttamente e l'altra rappresentata da 50 importatori americani. Complessivamente le aziende produttrici presenti erano 400, di queste 120 si sono presentate per la prima volta sul mercato americano. La presenza dei visitatori è stata numerosa, circa 2.800 specializzati addetti ai lavori: importatori, distributori, dettaglianti, ristoratori e stampa".

Musella sottolinea l'intervento dell'Ice inteso a dare un punto di vantaggio al prodotto vinicolo italiano.

"Vino 2010 è un'iniziativa prevalentemente rivolta al trade, al pubblico specializzato, perché la finalità è di dare sostegno in questo momento particolarmente difficile anche per la distribuzione americana, a tutta la rete distributiva, per dare un punto di vantaggio al prodotto vinicolo italiano. Abbiamo fatto delle operazioni dirette al consumo e questo programma di promozione lo abbiamo chiamato Shop & Dine e riguarda prodotti già presenti e distribuiti sul mercato americano con 12 dettaglianti e 12 ristoranti a New York che fino a mercoledì prossimo stanno portando avanti la promozione del vino italiano. È una parte dell'investimento promozionale che l'Ice ha fatto in occasione di Vino 2010".

Grande e significativo impegno dell'Ice anche per educare gli operatori americani. "Importante la parte seminariale ed educational in questa promozione con 20 seminari tematici su alcune tipologie di vini della realtà regionale, significativo perché c'è stata una rappresentanza come sponsor di 4 regioni: Calabria, Puglia, Veneto e Toscana. Ma oltre questo, attraverso le partecipazioni aziendali, abbiamo avuto una presenza indiretta di 16 regioni complessivamente. Quindi, il mondo del vino italiano era presente tutto in questa occasione. È la prima volta - sottolinea Musella - che siamo riusciti, con un grosso sforzo di aggregazione con Buonitalia e Vinitaly, a coinvolgere anche questi interlocutori che sono importantissimi per quanto riguarda sia la promozione dell'agroalimentare con Buonitalia, che per la produzione specifica del vino con Vinitaly. Abbiamo avuto sempre per la prima volta 4 consorzi che sono quelli dell'eccellenza del vino italiano negli Usa: del Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, del Brunello di Montalcino, del Vino Nobile di Montepulciano e del Chianti Classico, 140 aziende che hanno svolto una serie di seminari e degustazione con un grand testing al Wardolf Astoria".

Soddisfazione da parte di importatori, perché oltre a quelli del Tri-State, l'Ice ha invitato circa 210 buyers da tutti gli Stati Uniti, che sono stati gli interlocutori dei nostri produttori. L'Ice recentemente sembra muoversi negli Usa in maniera più aggressiva, è così?

"L'Ice si è fatta più aggressiva perché i tempi lo richiedono, perché siamo in un momento di difficoltà nei consumi che sono la forza trainante dell'economia americana. E allora bisogna essere più attivi, più pronti. L'Ice - spiega il direttore - ha fatto molte operazioni al consumo, l'ultima quella di Made in Italy on Madison, per sostenere in un momento di forte domanda all'acquisto. Ma nel caso del vino abbiamo dato un grosso sostegno ai produttori su un settore che è importante perché vale un miliardo e cento milioni di dollari nei primi 11 mesi del 2009, un settore che ha tenuto meglio nel contesto complessivo della crisi dei consumi rispetto ad altri settori, ma è un segmento che ha dietro piccole aziende e quindi è importante questo grande investimento del settore pubblico".

Una specifica iniziativa Meet & Greet era dedicata ad aziende non ancora presenti nel mercato Usa ed è risultata vincente.

"Quella di Meet & Greet è stata una scelta che ha pagato bene, perché abbiamo avuto un afflusso di operatori che erano molto incuriositi dai nuovi vini che hanno trovato, attraverso ricerca da parte di enologi, una elaborazione tecnologica molto importante che ha portato prodotti che a livello industriale hanno una loro dignità, ma soprattutto hanno dato qualcosa di nuovo, vini che vengono definiti Boutique Wine, che sono prodotti da piccole aziende, che sono risultati non solo di tecnologia, ma riscoprono un nuovo mondo all'operatore americano, con un rapporto prezzo-qualità che in una situazione di crisi economica sono un grosso punto di forza. È importante perché siamo riusciti a dare sostegno proprio a quelle piccole aziende dove la missione dell'Ice è più importante".

I nuovi arrivati a Vino 2010 hanno espresso soddisfazione per essere riusciti ad interpretare il nuovo trend, il gusto nuovo americano. "È ancora più vero nel fenomeno del Prosecco. Possiamo dire che il Prosecco è il nuovo fenomeno su cui si è investito moltissimo in termini di promozione, di marketing di prodotto fatta da una serie di aziende che hanno una buona posizione negli Usa e credo che il successo del Prosecco - sostiene Musella - è proprio legato al fatto di essere un prodotto ben equilibrato di altissima qualità, ma che riesce anche ad essere competitivo rispetto ad altri vini frizzanti. Il Prosecco è anche diventato una tendenza e questo ha aperto lo spazio ai giovani. Diciamo che la crisi ci ha aiutato: il fatto che il Prosecco abbia avuto un incremento del 14 per cento in valore nei primi 11 mesi del 2009, significa che l'americano apprezza il prodotto, lo mette in una linea di trend molto positivo e diventa anche di moda bere il Prosecco".

Il vino non è solo prodotto - precisa iul direttore -, è una cosa che si porta dietro tutto un immaginario e dietro il Prosecco c'è il lifestyle italiano e gli americano non hanno bisogno di cose sontuose, ma di cose fresche, leggere e il Prosecco si inserisce in questo quadro.

L'edizione 2010 della settimana del vino è anche all'insegna delle nuove tecniche di comunicazione. "Un altro programma lanciato in occasione di Vino 2010 è Virtual Vino, pianificato pensando ai network sociali e blogger, in modo da raggiungere un pubblico molto più ampio. Parlando con alcuni blogger - racconta Musella - vedevo come c'era un'interazione con 700 interventi che seguivano e interagivano con il blogger che dava informazioni in tempo reale. È un nuovo modo di fare comunicazione sicuramente con i giovani della fascia cosiddetta Millenium che adopera questi strumenti per comunicare e che si è rivelato molto utile".

Dietro Vino 2010 c'è un investimento di circa due milioni di dollari da parte non solo del governo, ma anche delle singole aziende, di Vinitaly e Buonitalia.

"È un grosso investimento e lo abbiamo potuto fare in un momento anche di ristrettezze di fondi pubblici perché l'Ice aveva una posizione per poter aggregare tutte queste realtà regionali che molto spesso a New York abbiamo visto fare interventi spot che lasciano molto poco".

Anche se il 2010 è l'anno caratterizzato dalla crisi congiunturale, emerge la soddisfazione generale per l'iniziativa di promozione. "Mi sento siddisfatto - dice Musella -. Questo era un anno importante per consolidare questo tipo di attività e siamo già pronti per lavorare a Vino 2011 a New York, che rimane la piazza più importante per la promozione del vino italiano".

Soddisfatti anche i produttori presenti a Vino 2010 perché ci sono segnali positivi per l'economia, facendo però attenzione ai prezzi."Ci sono segnali che ci fanno pensare in positivo. Noi come sistema Italia - conclude il direttore dell'Ice - puntiamo sulla ripresa della domanda al consumo. Per noi questo è importantissimo perché a noi la macchina del consumo americano serve come flusso dell'esportazione e questa è la forza trainante. Sembra che ci sia una ripresa del ciclo economico, anche se molto lento. È sicuramente un momento non facile in cui le aziende italiane devono essere molto attente soprattutto al prezzo finale perché è l'elemento che oggi più di prima costituisce la chiave di volta per mantenere o no il business".