Dall'Italia

Catania. La richiesta del pm al processo per la morte dell'ispettore Raciti. Quindici anni per Speziale

09-02-2010

 

CATANIA. I pm Angelo Busacca e Silvia Vassallo hanno chiesto la condanna a 15 anni di reclusione per Antonino Speziale, accusato di omicidio preterintenzionale di Filippo Raciti, l'ispettore di polizia morto il 2 febbraio 2007 in seguito agli scontri tra ultrà e polizia nel corso del derby Catania-Palermo. Il processo si svolge davanti al tribunale dei minorenni perché l'imputato all'epoca dei fatti aveva ancora 17 anni. "È normale che l'accusa chieda la condanna, comunque sono convinto della mia innocenza e la ribadirò anche con una condanna sulle spalle. Adesso sta al giudice decidere e, anche se dovesse andar male, sono tranquillo", ha detto Speziale, parlando con i giornalisti. 

Nella loro requisitoria durata circa tre ore e mezza i pm hanno chiesto la riqualificazione dell'accusa da omicidio volontario a preterintenzionale e l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, sostenendo che Speziale spinse il sottolavello d'acciaio che avrebbe provocato le lesioni mortali all'agente di polizia con l'intenzione di uscire dallo stadio, essendosi trovato di fronte gli agenti di polizia a sbarrargli il passo. 

I pm hanno parlato di "qualità, precisione e completezza" degli indizi a carico di Speziale e hanno evidenziato "una idonea capacità offensiva del sottolavello", ricostruendo anche in video il ‘buco' nelle immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso dello stadio, spazio di tempo nel quale secondo l'accusa "non può essere successo null'altro" che l'impatto del metallo sul corpo dell'agente, colpito mentre tentava di chiudere un'anta del cancello dello stadio. 

Tra gli "elementi obiettivi" dell'accusa anche le ammissioni di responsabilità fatte dallo stesso Speziale, rilevate in intercettazioni fatte durante un colloquio con un altro fermato e le tracce di metallo riscontrate sulla lesione provocata dal sottolavello sul giubbotto dell'agente, sul quale sono state rilevate anche tracce del  muro dei bagni dello stadio, dal quale sarebbe stato divelto. 

"Non c'è condanna che possa far tornare in vita mio marito", ha commentato al termine della requisitoria la vedova dell'agente di polizia, Marisa Grasso. "Confido nella giustizia e oggi i pubblici ministeri hanno ricostruito perfettamente ciò che avvenne allo stadio Massimino quella sera". 

Parole simili dal suo avvocato, Enzo Trantino: "Mi pare sia stata una richiesta corretta. Sarà poi il tribunale a valutare la correttezza nella stessa maniera in cui l'abbiamo valutata noi. È stata una requisitoria completa, organica, profonda, che non lascia spazio a nulla se non a quello che può essere l'intervento della difesa in ordine alla quantificazione della pena". 

Per nulla d'accordo l'avvocato Giuseppe Lipera, uno dei legali di Antonino Speziale: "Non è emerso nulla di nuovo rispetto alla fase dell'indagine. Ci potevano pensare prima a dire ‘omicidio preterintenzionale'. Ovviamente non condivido nulla. Apprezzo l'impegno e la passione che c'e stata da parte dei pubblici ministeri, ma non condivido una virgola. Tra poco diremo il perché".