Campagna elettorale. Cuomo, la porta è spalancata
Come stigmatizzare un quarto di secolo di attività politica, due anni da governatore dello stato di New York, con più o meno 300 giorni ancora di mandato e, infine l'uscita dalla scena elettorale in seguito allo scandalo sull'abuso di potere di David Paterson?
Forse la migliore inquadratura è quella offerta da Maurice Carroll dell'Istituto di statistica della Quinnipiac University: "Ha iniziato la carriera come giovane dotato di buone intenzioni per tutti e adesso sembra precipitare nel baratro. Come storia personale - aggiunge Carroll - è proprio brutta, perché Paterson piaceva a tutti coloro che avevano avuto la possibilità di conoscerlo".
La sua campagna elettorale per il mandato di 4 anni è morta sul nascere, stroncata da una serie di discutibili azioni e alla luce dell'inchiesta penale avviata sulla base di possibile abuso d'ufficio inerente alla denuncia di violenza a carico del braccio destro del governatore, David Johnson.
L'inchiesta è nelle mani di Andrew Cuomo, l'attorney general statale che dovrebbe candidarsi per la poltrona di Albany che lascerà vuota Paterson. Sta accertando se l'amministrazione Paterson e il governatore in prima persona, siano impropriamente intervenuti nel caso di violenza domestica di cui è accusato il più fidato aiutante di Paterson.
Ora, mentre figure politiche di entrambi gli schieramenti sostenevano che il governatore non è obbligato a dimettersi, i tabloid della Big Apple uscivano in edicola con titoloni a tutta pagina "È tempo di lasciare, David" scriveva il Post e il Daily News non era da meno "Gov dimettiti!".
A due anni da quando è entrato nella Executive Mansion il governatore si trova con lo stallo dei legislatori suoi progetti e un gradimento dell'elettorato in picchiata.
Adesso che il candidato democratico solitario è imploso, si apre un'autostrada per la stella dei democratici Andrew Cuomo che si avvale già di una cassa colma con sedici milioni per la campagna elettorale e gode di un consistente alto gradimento (66 per cento) nel democratico stato di New York.
Certo, ci saranno anche candidati repubblicani all'elezione del 2 novembre prossimo e tra questi figura - per ora - l'ex congressman Rick Lazio, che tuttavia gli analisti politici lo inquadrano come figura senza possibilità di vittoria con - nei sondaggi - una percentuale del 26 per cento, rispetto al 63 per Cuomo.
"Non c'è alcun dubbio nella mia mente. La sua posizione e le sue vedute sono quelle che ogni democratico sosterrà" ha dichiarato Jay Jacob, chairman statale del partito democratico sulla candidatura di Cuomo. Il suo biglietto da visita è impeccabile. Eletto attorney general nel 2006, ha già lasciato il segno su alcune questioni calde: dai detestati bonus ai dirigenti di Wall Street, alla corruzzione sui fondi pensioni statali, fino alle allegre pratiche applicate nel settore di prestiti a studenti.
Almeno in questa occasione - sembrano dire molti in coro - i consiglieri di Pasterson gli hanno suggerito la cosa giusta da fare dopo l'assenza in tribunale di Sherr-una-Booker che aveva accusato il braccio destro del governatore di averle usato violenza fisica lo scorso Halloween.
E dopo le improvvise dimissioni della commissioner del Criminal Justice Services, Denise O'Donnel in segno di protesta contro la "mossa" di Paterson e della state police per cercare di mitigare la denuncia automaticamente vanificata dall'asssenza della vittima in aula, il clima politico si surriscalda ulteriormente.
E così, mentre la bufera imperversa su Albany, i democratici rivisitano il loro sostegno al governatore e alcuni si uniscono alla schiera di coloro che vorrebbero la cacciata immediata.
Tra questi c'è anche lo stagionato ex sindaco democratico, Ed Koch che fino a poche settimane fa tifava per Paterson, il quale sostiene "dovrebbe cedere immediatamente la posizione al suo vice Dick Ravitch perché lui non ha alcuna influenza sui legislatori. È chiaro - ha aggiunto Koch - che Paterson si è circondato di gente indegna che, tra le altre cose, picchia le donne". L'eco dello scandalo è giunto alla soglia della Casa Bianca dove il portavoce del presidente Obama, Robert Gibbs ha commentato "credo si possa dire che chiunque legga gli articoli pensi, come minimo, che (Paterson) ha preso la giusta decisione in merito alla sua candidatura".
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