Il fatto

8 marzo. Carfagna. L'Italia in prima linea contro le mutilazioni

di Stefano Vaccara

04-03-2010

 

NEW YORK.  L'Italia è in prima linea nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf), una delle aggressioni "più profonde ed odiose nei confronti dei diritti della donna", ed è importante che sulla questione ci sia una "azione Onu più efficace". A New York per la discussione generale in seno alla 54.ma sessione della Commissione sulla Condizione Femminile, il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha spiegato ai suoi colleghi che la lotta contro le Mgf, in quanto violazione dei diritti umani, costituisce una delle direttrici principali della politica estera italiana, mentre nel nostro paese la legge contro le mutilazioni "é una delle più severe in assoluto".


Proprio ieri, ai margini della Tre Giorni al Palazzo di Vetro, Italia, Egitto e Senegal hanno organizzato una ministeriale sulla Mgf, per fare un punto della situazione, al quale è stata invitata anche la first lady del Burkina Faso Chantal Campaoré.


In questa riunione, l'Italia rappresentata dal ministro Carfagna, ha avuto un ruolo di leadership: seduta al posto di "presidente" nella grande tavola rotonda, Carfagna ha aperto e poi chiuso il dibattito. In una sala gremita e colorata dai tipici vestiti delle delegate dei paesi africani, il ruolo e gli sforzi dell'Italia, unico paese "occidentale" presente alla conferenza per combattere il fenomeno del FGM, sono stati piú volte messi in risalto dalle rappresentanti di Egitto, Senegal, Burkina Faso, Kenia e delle Nazioni Unite.

Carfagna, in chiusura, ha ribadito l'importanza delle leggi in materia: "Le leggi sono necessarie, chi infligge questa mutilazione a degli esseri umani deve essere perseguito" ha detto il ministro replicando a chi aveva sottolineato che per combattere il fenomeno bastava soprattutto una azione culturale. "Sicuramente l'azione a livello culturale ed educativo é fondamentale" ha ribadito Carfagna "ma ci vuole anche la protezione della legge. Quando ho parlato di mancata azione della legge, non mi riferivo all'Egitto ma proprio all'Italia. Infatti pur avendo le leggi appropriate, ancora non siamo riusciti a perseguire come dovremmo il fenomeno, perché purtroppo manca ancora chi é pronto a denunciarlo...".

Carfagna infine ha concluso: "Non dobbiamo solo condannare e giudicare, ma dobbiamo anche comprendere per saper convincere, per cambiare le mentalità. Ma anche l'azione politica internazionale deve risultare piú incisiva, quindi l'Italia auspica una risoluzione da  parte dell'Assemblea Generale dell'Onu - e qui é partito l'applauso dalla sala -. Vincere definitivamente il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili si puó e presto, ne sono convinta, bisogna peró che tutti i paesi, insieme, facciano e si impegnino di piú".

 

 

A New York il ministro ha avuto una serie di incontri bilaterali - durante i quali il tema Mgf è stata affrontato a più riprese - con il vicesegretario generale dell'Onu Ash-Rose Migiro, il ministro canadese Helena Guerguis, del Kenya Esther Murugi Mathenge. Il ministro ha anche incontrato il presidente dell'Assemblea Generale dell'Onu, il libico Ali Treki.

 In un incontro con la stampa, ieri a New York, il ministro italiano ha insistito ancora una volta sulle soluzioni proposte dal governo per avvicinarsi alla parità, in particolare sul mercato del lavoro, un settore in cui l'Italia è partita in ritardo rispetto ai paesi europei, seguendo "un percorso molto più lento rispetto ad altri". "Per la prima volta - ha spiegato Carfagna - un governo si é ora impegnato per il doppio sì (lavoro e maternità), avviando una serie di infrastrutture originali come gli asili condominiali o i 'voucher' per le babysitter. Iniziative per le quali il ministro per le Pari Opportunità ha speso oltre la metà dei fondi a disposizione".