La Corte Ue condanna l’Italia per i rifiuti in Campania. Congelati 500mln di fondi
BRUXELLES. Per il caso dei rifiuti in Campania, com'era facilmente pronosticabile, dopo il deferimento di Bruxelles, è arrivata per l'Italia la condanna della Corte di giustizia europea del Lussemburgo. I giudici hanno messo ieri un punto fermo in una vicenda finita sui tavoli della Commissione europea nel 2007, quando le immagini shock delle montagne dei rifiuti per strada, rilanciate dalle televisioni di mezzo mondo, indussero l'esecutivo Ue ad avviare una procedura d'infrazione per quella che, senza mezzi termini, venne definita "la cronica crisi dei rifiuti a Napoli e nel resto della regione".
A tre anni di distanza, dopo il deferimento alla Corte del luglio 2008, i giudici hanno pronunciato una sentenza altrettanto dura, dando ragione alla Commissione: l'Italia "non ha adottato tutte le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania" e questa situazione "ha messo in pericolo la salute umana e recato pregiudizio all'ambiente".L'Italia è quindi venuta meno agli obblighi che le incombono dalla direttiva comunitaria sui rifiuti. "Né l'opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l'esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti", hanno sottolineato i giudici puntando il dito contro "un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare".
La palla passa ora di nuovo all'eurogoverno, mentre restano congelati i fondi comunitari destinati al settore dei rifiuti in Campania, un blocco partito dopo l'avvio della procedura d'infrazione. In ballo ci sono circa 500 milioni di euro, secondo i calcoli della stessa regione. Ed anche su questo pende un procedimento giudiziario, in seguito ad un ricorso dell'Italia. Dopo il pronunciamento dei giudici del Lussemburgo, la procedura prevede che "la Commissione scriva allo Stato membro invitandolo ad inviare un piano su come intenda dare seguito alla sentenza della Corte", ha spiegato all'Ansa Pia Bucella, direttrice alla dg Ambiente della Commissione, ribadendo "tutto l'interesse di Bruxelles ad un ritorno della situazione alla normalità".
L'Italia avrebbe comunque 24 mesi di tempo per conformarsi a quanto previsto dalla sentenza Ue, almeno stando alle indicazioni dettate dalla Commissione in una comunicazione di alcuni anni fa. Ma, secondo il sottosegretario e capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, "tutto quello per cui l'Italia è stata condannata, è stato già risolto".
Per il segretario del Pd Pierluigi Bersani, invece, quello della Corte Ue è un ammonimento valido per tutti su un problema che l'Italia non ha ancora risolto. A fine 2007, ricordano fonti comunitarie, fu realizzato un piano di gestione, poi sono state introdotte novità, discariche sono state decise con decreti di emergenza. Ma il piano rivisto e modificato non è mai stato notificato a Bruxelles, precisano le fonti.
Per offrire all'esecutivo comunitario "la prova certa che il governo italiano, sostituitosi al governo regionale attraverso la struttura commissariale, ha già pronte le risposte per sbloccare le risorse, ho programmato una missione per la fine di aprile", ha riferito Erminia Mazzoni, presidente della Commissione petizioni al Parlamento europeo. Per il presidente della Campania Antonio Bassolino, "sono stati indubbiamente fatti dei passi avanti. E nella situazione attuale ci sono tutte le condizioni perché possano essere sbloccate le risorse da mettere a disposizione del piano di risanamento in corso".
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