La paura del dolore ci rende sordi alle tragedie
Cara Laura,
il mondo sta diventando più cinico, freddo, indifferente. Spossati da continue catastrofi naturali, dalle guerre e da tanta tristezza creata dall'uomo stesso, le persone cercano una via di uscita da tanto dolore attraverso l'indifferenza. Io non sono sposata, vivo da sola e non riesco a non star male per tutte le cose che sento e che leggo. Per molti miei coetanei ormai la morte non è più morte, fanno i sarcastici anche su fatti molto gravi e brutti. Terremoto ad Haiti, in Cile, ancora prima in Abruzzo, le persone non hanno più la forza di sopportare tutte queste notizie, quasi quasi neanche io che sono sempre stata molto attenta al prossimo. Ho paura, con l'avanzare dell'età, sento la fragilità di una vita che è troppo legata al caso, al momento, al posto in cui ci troviamo, alle scelte che facciamo. Vorrei avere un uomo vicino, che mi ascoltasse e che stesse con me quando le paure avanzano e hanno il predominio sugli altri sentimenti. Vorrei una persona sensibile, paziente, che sia sicuro di sè. Ma intorno a me, come ti ho detto, vedo solo troppa indifferenza per il prossimo, per il dolore delle altre persone. Quando leggiamo un fatto brutto, diamo giusto un'occhiata al numero dei morti, per capire l'intensità del danno, ma poi ci dimentichiamo di essere partecipi, di riflettere sul fatto che ogni numero è rappresentato da una persona, siamo noi. Vorrei un po' di serenità.
Lilia
Cara Lilia,
io ti auguro veramente, qualunque sia la tua età, di trovare una persona profonda e buona con cui trascorrere i momenti belli e brutte di ogni tua giornata. È vero, spesso per stanchezza, o per rifiuto del dolore, facciamo finta di niente, di non sentire le tragedie che capitano lontano o a pochi passi dal nostro abitato. Ci vorrebbe più riflessione, empatia verso i problemi degli altri.
Scrivete a: Laura, c/o America Oggi.
475 Walnut St., N.J. 07648
La cena vegerariana imposta dal fratello
03-02-2012








