La politica

Frattura nel Pdl. Berlusconi ottimista: “La maggioranza resisterà”

17-04-2010

La maggioranza resisterà, il governo continuerà, sono cose superabili", afferma il presidente del Consiglio da Milano, ostentando ottimismo. "Il Pdl si può ricompattare", dice ricordando di conoscere Fini da quindici anni. Sul fronte opposto, il Presidente della Camera tace

ROMA. In gergo militare si chiama ‘guerra di posizione'. Ma l'espressione sembra appropriata anche per descrivere lo stato dell'arte nel Pdl: Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini restano sulle rispettive posizioni, mentre i colonnelli lavorano ai fianchi e gli ambasciatori lanciano segnali distensivi.

Di fatto uno stallo, in attesa della Direzione nazionale di giovedì prossimo in cui si potrebbe arrivare ad un documento condiviso o alla definitiva rottura.

"La maggioranza resisterà, il governo continuerà, sono cose superabili", afferma il presidente del Consiglio da Milano, ostentando ottimismo. Per Berlusconi il Pdl si può "ricompattare". Lo dice ricordando di conoscere Fini da "quindici anni".

In ogni caso, aggiunge con quello che suona come un monito, "in qualunque direzione si vada non ci saranno problemi, state sereni". Ma nel gioco delle parti, l'ottimismo del premier è mitigato dal pessimismo di uno dei suoi più stretti collaboratori: "Non sono certo" che i contrasti fra Fini e Berlusconi si appianeranno, afferma il ministro della Giustizia Alfano .

"Una soluzione va trovata", aggiunge, "purché sia definitiva". E mentre Fabrizio Cicchitto invita il presidente di Montecitorio a fermarsi prima che sia troppo tardi, la Destra di Francesco Storace consiglia al Cavaliere di "staccare la spina" con Fini.

Sul fronte opposto, il presidente della Camera tace. A parlare ci pensano i senatori a lui vicini che si riuniscono in un ristorante romano per fare il punto della situazione. I numeri per fare un gruppo ci sono eccome, dice entrando Pasquale Viespoli che con voluta malizia aggiunge: "In Senato da tempo é attivo un coordinamento non soltanto di ex-An".

Come dire: la corte ai senatori non la fa solo Berlusconi. Al termine del pranzo, però, i toni sono decisamente più concilianti: i 14 senatori stilano un documento in cui esprimono sì "solidarietà" a Fini per i "giudizi ingenerosi e i toni astiosi" usati da alcuni, ma allo stesso tempo tirano il freno sull'ipotesi dei gruppi. "Al momento nessuno ne parla e francamente non so chi ne abbia mai parlato", cade dalle nuvole Andrea Augello.

Il documento, del resto, è chiaro: "Occorre riportare il confronto su un piano costruttivo, isolando quanti lavorano per destabilizzare i rapporti fra i confondatori del Pdl". Insomma, per i finiani "anche solo parlare di scissioni ed elezioni anticipate" è qualcosa di "incomprensibile".

Ed anche se Fabio Granata sostiene che da parte di Fini "non c'é nessuna retromarcia" e che nulla "si è ricomposto", il documento dei 14 viene accolto con soddisfazione dai ‘berlusconiani': "Rappresenta un implicito invito all'unità dei gruppi parlamentari", dicono Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello.

Ma anche il finiano Italo Bocchino cerca di allontanare il dibattito dalle polemiche di chi accusa gli ex aennini di puntare unicamente a nuove "poltrone", per cercare di spostarlo su temi concreti come le "politiche per il Sud". Fra i pontieri c'é anche Gianni Alemanno, che tuttavia non nasconde una certa preoccupazione: "Stiamo lavorando a una ricomposizione, ma è difficile fare previsioni", riconosce il sindaco di Roma. Nella ‘guerra' fra i cofondatori, dunque, nessuno dei due arretra, ma neanche attacca. Si lavora dietro le quinte, in attesa della Direzione Nazionale di giovedì.

Gli ottimisti sono convinti che si possa arrivare ad un documento in cui da una parte si conceda qualcosa a Fini e dall'altra si dia soddisfazione al premier sul fatto che nel Pdl si deve decidere a maggioranza. Un punto di caduta su cui puntano i ‘diplomatici', ma che potrebbe non bastare ai ‘colonnelli'.

 

 

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