Analisi e commenti

La crisi del Pdl/Improponibile la strada delle elezioni anticipate. L'arma spuntata del voto

Di Luca Tentoni

17-04-2010

E'  presto per dire come si concluderà la vicenda che contrappone Fini a Berlusconi, però una cosa è pressoché certa: in questo momento le elezioni anticipate sono come le dimissioni di un famoso aforisma che si promettono ma non si danno. A parte il problema politico di sciogliere le Camere dopo soli due anni, come accadde nella scorsa legislatura (stavolta la parte di "guastatore" passerebbe da Mastella a Fini), i tempi per votare sono troppo lunghi.

Quando Fini è andato dal premier per esporre le sue tesi su assetto e linea del Pdl sapeva già di potersi spingere a ipotizzare la creazione di gruppi parlamentari autonomi, perché - conoscendo le scadenze costituzionali e di legge - era consapevole che le elezioni anticipate sono un'arma spuntata. Ed ecco perché Bossi - contrario al voto - dice che semmai è meglio in autunno: non solo perché nel frattempo vuole i decreti attuativi del federalismo fiscale, ma perché votare in estate sarebbe un suicidio per tutti, visto l'astensionismo di regionali ed europee. Ma vediamo, in ipotesi, cosa può accadere.

I nuovi gruppi parlamentari. Se nascono, Berlusconi può optare per la crisi di governo o può cercare un accordo. Più probabile la prima ipotesi.

I tempi della crisi. Non basta che il Cavaliere si dimetta. Napolitano può rinviarlo alle Camere per vedere se ha la fiducia della maggioranza dei deputati e dei senatori. Se i finiani votano a favore, il governo resta in carica. Per essere sicuro di andare alle elezioni il premier deve farsi votare contro dai suoi e farsi sfiduciare, come avvenne per l'ultimo governo Fanfani nel 1987. La numerosità dei gruppi finiani è determinante: se sono indispensabili per assicurare la maggioranza al governo il Cavaliere può decidere se dar vita ad un nuovo Esecutivo oppure no. In quest'ultimo caso Fini e le opposizioni farebbero maggioranza e Napolitano si troverebbe alle prese con un Parlamento che non vuole farsi sciogliere, con il presidente della Camera contrario al voto e quello del Senato favorevole. E, per giunta, senza una maggioranza alternativa all'attuale (Fini non andrebbe col centrosinistra). In ogni caso, si farebbe più d'un giro di consultazioni. E non è escluso un governo tecnico per votare nel 2011.

Lo scioglimento. Poniamo che alla fine di tutto questo lungo iter politico (se va bene, tre settimane) si opti per il voto. Napolitano non indirà le elezioni prima del 9-10 maggio: poichè si vota fra il 45° e il 70° giorno dopo lo scioglimento, la prima data utile per le politiche è domenica 27 giugno (nel 1983 si votò il 26). Se no, si va a luglio, con gli italiani già in vacanza. Ma anche l'ipotesi di andare avanti con questo governo fino a settembre è rischiosa: da un lato, perché il conflitto Fini-Berlusconi potrebbe far vivere al centrodestra quelle tensioni nocive che toccarono al centrosinistra nel 2007-2008, dall'altro perchè il nostro deficit ci rende "osservati speciali" e in autunno bisogna fare una legge Finanziaria che rassicuri i nostri partner europei. Il momento più ragionevole per sciogliere le Camere diventa gennaio 2011, ma bisognerà vedere in quali condizioni politiche ci si arriverà.

Ecco perchè la partita in corso è delicatissima e determinante per il futuro del Paese.

 

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