La politica

Napolitano celebra la Festa al Quirinale. "Non si mortifichi il lavoro"

02-05-2010

ROMA. Il mondo e il valore del lavoro recentemente hanno conosciuto nel nostro Paese "ingiuste mortificazioni, in tempi recenti", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebrando al Quirinale la Festa del Lavoro e ricordando che "l'articolo 1 della nostra Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica e non si tratta di un residuato post-bellico di singolare marca italiana.
Quel valore - ha aggiunto - è la chiave dell'economica sociale di mercato cui la più recente e attuale Carta di principi e di indirizzi dell'Unione Europea, il Trattato di Lisbona, ancora il progetto dell'Europa unita".
Il pensiero del presidente va a Rosarno e allo sfruttamento degli illegali. "I fenomeni di sfruttamento schiavistico del lavoro degli immigrati, di ostentata e violenta illegalità a fini di manipolazioni per il mercato del lavoro sono intollerabili in un Paese civile, nell'Italia democratica, e vanno stroncati con ogni energia", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e ha aggiunto che nulla "può giustificare violazioni evidenti delle leggi e dei diritti dei lavoratori, neppure la più critica delle congiunture economiche".
Poi il capo dello Stato ha voluto sottolineare che sul posto di lavoro è prioritario garantire la vita dei lavoratori.
"Non ci può essere nessun allentamento dell'impegno più severo necessario a garantire la sicurezza e la vita sul lavoro", ha infatti proseguito detto Giorgio Napolitano, con un pensiero a quanti hanno perso la vita per le rischiose e umilianti condizioni in cui prestavano la loro opera.
 Il presidente della Repubblica lo ha fatto conferendo medaglie alla memoria ad alcuni lavoratori morti nei recenti infortuni che hanno commosso tutta l'Italia. Lo ha fatto ricordando la storia di Marta Lunghi di Ottobiano (Pavia), di 22 anni, morta dopo un grave infortunio nell'azienda in cui lavorava in nero per cinque euro l'ora.
"Credo che abbiamo noi tutti avvertito un senso di profondo sgomento e di ribellione morale ascoltando qualche settimana fa in televisione la sua storia", ha detto Napolitano ricordando che Marta era diplomata al liceo linguistico, dedicava il tempo libero alla biblioteca comunale, non era riuscita a trovare un'occupazione più qualificata e "era stata obbligata a ripiegare su un lavoro frustrante e miseramente pagato nell'economia sommersa, con la privazione del diritto alla sicurezza. Quanti giovani sono vittime di questo insieme di condizioni di minorità?".
Occorre perciò, ha concluso il capo dello Stato, "anche un rinnovato impegno per contrastare in tempi di crisi l'estensione dell'economia sommersa, con tutto il suo corredo di illegalità e di effetti perversi e per disboscarla sistematicamente ed energicamente".
E per Napolitano uno dei simboli dell'economia sommersa italiana, è proprio il call center  divenuto ormai emblema e quasi sinonimo di lavoro precario e di unico possibile ripiego per "chi non riesce a veder valorizzato il proprio talento e i propri titoli di studio". "Ho sempre in mente - confessa Napolitano - le condizioni e le ansie di questi lavoratori. Sono vicino a loro, penso a loro quando, nell'ambito del mio ruolo che non è di governo, mi esprimo sui temi della politica economica e sociale".
Di fronte a questa situazione che colpisce soprattutto i giovani, disoccupati e precari, Giorgio Napolitano ha annunciato al Quirinale che promulgherà il ddl sul lavoro in materia di arbitrato nella nuova versione approvata delle Camere "come la Costituzione tassativamente prescrive, anche se qualcuno mostra di ignorarlo".
Il capo dello Stato ha ricordato che ha rinviato il provvedimento alle Camere con messaggio motivato e adesso attende la conclusione del riesame parlamentare in corso. "Apprezzerò vivamente ogni riscontro positivo alle osservazioni da me formula - ha detto - ma astenendomi doverosamente da ogni commento e giudizio".

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