Analisi e commenti

L’intervista/Il senatore Randazzo sul taglio dei fondi ai giornali all’estero: “Conseguenza di una leggenda planetaria”

Di Alfredo Orlando

02-05-2010

Il taglio del 50 per cento dei fondi destinati ai giornali italiani stampati all'estero? "Ingiustificabile, punitivo, ingiusto e anticostituzionale". La risposta del governo alla interrogazione sul "pasticcio" delle schede elettorali nella circoscrizione Estero, area di Washington, in occasione delle elezioni politiche del 2008? "Quanto meno evasiva". Parla con voce pacata Nino Randazzo, siciliano, emigrato da tanti anni in Australia, senatore del Partito democratico eletto nella circoscrizione Asia, Africa, Oceania, Antartide, ed ex direttore del quotidiano di Melbourne, "Il Globo". Ma i giudizi che dà di quelle vicende sono netti e severi. Giudizi ripetuti in modo ancora più duro al V° congresso di Roma della Fusie, la Federazione unitaria della Stampa italiana all'estero, nei cui lavori è entrato di prepotenza il tema della riduzione dei contributi assegnati agli organi di informazione italiani editi fuori dai confini nazionali. E questa nostra intervista con lui, non può che partire da qui.

Senatore Randazzo, che cosa pensa, come parlamentare eletto all'estero, della decisione del governo di dimezzare il contributo ai giornali di lingua italiana?

"Oltre che come parlamentare le rispondo come giornalista, ma soprattutto come cittadino italiano emigrato nella lontana Australia. Cominciamo col dire che se il taglio deciso dal governo è motivato da esigenze di carattere economico, lo trovo ingiustificabile, dal momento che il risparmio realizzato ammonta a soli cinque milioni di euro che, anche in periodo di crisi, rappresentano una inezia del bilancio statale. Io ho però il sospetto che dietro quel taglio, decisamente punitivo nei confronti di una realtà che non si conosce o che non si vuole ad arte conoscere, vi sia quella che chiamerei una leggenda planetaria..."

Leggenda planetaria?

"Sì. Così come ci sono leggende metropolitane, nel caso del dimezzamento dell'entità dei contributi all'editoria italiana all'estero c'è una leggenda planetaria messa in giro ad arte da alcuni burocrati e poi fatta propria dalla maggioranza e dal governo".

E quale sarebbe questa leggenda planetaria?

"Che i giornali italiani editi all'estero sono poco letti, che non hanno mercato. Si tratta di una menzogna che non depone a favore dell'intelligenza e dell'onestà intellettuale di chi se ne serve per contrastare chi giudica il provvedimento governativo ingiusto, dal momento che colpisce giornali non solo molto diffusi tra le nostre comunità, ma da queste anche molto apprezzati. Alla nostra stampa all'estero, che spesso ha un passato e una storia gloriosi, si tagliano i contributi, che invece continuano a essere elargiti a giornali italiani espressione di piccolissimi partiti, giornali che hanno una scarsissima tiratura e che in edicola vendono quasi niente. Giornali che vengono diffusi gratuitamente anche nelle sedi istituzionali, al Senato e alla Camera, per esempio, ma che nessuno non dico sfoglia, sia pure distrattamente, ma nemmeno degna di uno sguardo. E, infine, si tratta anche di una decisione che ha profili di incostituzionalità dal momento che il provvedimento ha valore retroattivo. Sì, oltre a essere ingiustificabile, ingiusto e punitivo, quel taglio è pure incostituzionale".

Cambiamo argomento. Nel giugno del 2009 lei ha presentato una interrogazione urgente al governo perché in occasione delle politiche del 2008, nell'ambito delle operazioni di voto nella circoscrizione Estero, per la precisione nell'area di competenza della Cancelleria consolare dell'Ambasciata italiana di Washington, sulle schede contenute nel plico inviato ai cittadini italiani che avevano diritto a riceverlo, era stato stampato il numero di iscrizione all'Aire anziché quello di iscrizione al Registro degli elettori. La conseguenza è stata che più di 1400 italiani residenti all'estero si sono visti annullare il voto. Dopo cinque mesi le ha risposto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Come giudica la sua risposta?

"Del tutto evasiva. E' evidente che parlando di "mero errore" per spiegare quanto è successo, sorge il sospetto che si intenda coprire qualcuno. Diventa difficile credere che una operazione così importante e delicata qual è quella della indicazione dei codici identificativi degli aventi diritti al voto sia compiuta con poco scrupolo e senza successivi rigorosi controlli".

Dovrà però ammettere che sono cose che possono succedere...

"Affermare che sono cose che possono accadere è riduttivo. In ogni caso, per evitare che episodi così gravi possano ripetersi, noi del Pd chiediamo una riforma delle modalità di voto dall'estero: le schede elettorali devono essere stampate in Italia, dal Poligrafico dello Stato, e spedite alle sedi consolari per la consegna agli elettori. Sono convinto che altri "meri errori" del genere non si ripeterebbero".

 

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