Analisi e commenti

Crisi greca/Deve dimostrare di non essere un "nano" politico. Il salto di qualità dell'Europa

di Federico Guiglia

09-05-2010

Dopo la "notte drammatica" trascorsa dai rappresentanti dell'Eurogruppo per difendere la loro e nostra moneta, oggi si riunisce la Commissione, sempre d'urgenza e sempre a Buxelles, per approvare il piano conseguente contro la speculazione. Secondo le richieste del nostro Paese, che stavolta sta esercitando un ruolo da protagonista nella crisi di sistema che insidia il Vecchio Continente, saranno adottate misure per dare stabilità, solidità e sorveglianza alle finanze.

Sarà, inoltre, resa più incisiva l'azione della Banca centrale, e verranno indicati nuovi parametri per valutare le economie nazionali, per accelerare il risanamento, per riformare il Patto di stabilità.

In pratica, dovendo evitare che l'incendio ora circoscritto alla Grecia possa divampare in Spagna e in Portogallo, per la prima volta l'Europa darà vita a una sorta di governo dell'economia. Un governo finalmente capace di pronti interventi per spegnere subito eventuali, altri focolai, essendo il contagio il pericolo che tutti gli esperti, oggi, considerano più incombente.

Col piano salva-Stati, dunque, l'Europa cambia registro. O almeno questa dovrebbe essere la speranza dei molti europeisti a parole, e ora costretti a esprimersi coi fatti.

Per troppo tempo, l'Unione dei 27 ha accettato di incarnare il noto stereotipo del gigante economico, ma nano politico e fantasma militare. Tuttavia, senza il consapevole coordinamento della propria potenzialità economica e politica, perfino il forte euro, valuta unica per sedici nazioni e trecentoventi milioni di persone, resta in balia delle tempeste. Gli europei sono chiamati a rassicurare i cittadini e i mercati. Siamo, così, al conto alla rovescia prima della riapertura delle Borse, domani, ma dopo settimane e settimane di temporeggiamento.

Nonostante la "notte drammatica" e gli sconvolgimenti in Grecia che viviamo in euro-visione, qualche segnale può essere di conforto per gli italiani. Intanto, le tante scuse arrivate da quelle agenzie di rating, cioè di valutazione, che adesso negano i rischi di contagio per l'Italia che in precedenza sembravano aver adombrato.

In secondo luogo, la fine delle favole, come quella del sorpasso economico da parte della Spagna. Nazione che, a differenza dell'Italia, figura tra i cosiddetti Pigs, l'offensivo acronimo affibbiato dagli anglosassoni ai Paesi più in pericolo (Portogallo, Irlanda, Grecia e, appunto, Spagna).

Infine, la maggiore ricchezza dei privati, cioè delle famiglie e delle imprese, che l'Italia può oggi vantare rispetto a tutti gli altri europei.

Intendiamoci, la crisi c'è e il governo male farebbe a sottovalutarla. Ancor peggio a non prenderla per le corna, ossia con riforme strutturali. Ma anche il Paese c'è, e ha le forze giuste per ripartire il prima possibile, dopo aver a lungo e bene resistito.

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