Analisi e commenti

Stati Uniti/I candidati repubblicani la usano come arma elettorale. Fra immigrazione e realpolitik

di Domenico Maceri*

09-05-2010

 

Bisogna "deportare tutti i clandestini" dagli Stati Uniti. Ecco cosa sostiene Katcho Achadjian in una lettera al San Luis Tribune, il giornale locale della Costa Centrale della California. Il signor Achadjian continua dichiarando il suo appoggio alla nuovissima legge anti-clandestini approvata nello Stato dell'Arizona.

Achadjian è candidato alla Camera dello Stato della California. Ovviamente la sua approvazione della durissima legge dell'Arizona ha delle sfumature politiche. Anche in California ci sono molti clandestini i quali sono accusati di causare molti problemi al Golden State. Nonostante il fatto che l'immigrazione sia una questione federale, anche i politici locali la usano per cercare di sedurre gli elettori.

Altri candidati locali, tutti del Partito Repubblicano, si sono schierati a favore della nuova legge dell'Arizona. L'unica ad opporsi è stata la candidata democratica Hilda Zacarias la quale ha detto che la legge dell'Arizona condurrà al "racial profiling" ossia alla discriminazione per ragioni di razza.

La questione dei clandestini in America non presenta facili soluzioni anche se il concetto di base di deportarli tutti farebbe piacere a non pochi. Il problema è però pratico. È difficile deportare dodici milioni di clandestini perché molti di loro hanno stabilito radici negli Stati Uniti. Si calcola che 3,5 milioni di clandestini abbiano figli nati in America i quali sono cittadini americani. Come si possono deportare i padri di cittadini americani?

La maggior parte dei clandestini fa lavori umili, specialmente nel settore dell'agricoltura, che gli americani si rifiutano di fare. Nei periodi di vendemmia ci sarebbero disastri economici se veramente vi fossero raid nei campi. In alcuni casi ciò è avvenuto. Subito dopo però i proprietari delle imprese agricole in questione hanno telefonato ai loro parlamentari e i raid sono finiti immediatamente. Il business è business.

I politici dunque fanno dichiarazioni contro i clandestini per sembrare "forti". Ciò non equivale ad essere saggi davanti a una questione così complessa.

Dal punto di vista politico però la questione dei clandestini si presenta come una carta vincente per i repubblicani e la destra in generale. Quando però ci si avvicina alle soluzioni come è avvenuto durante l'amministrazione di George Bush, quelli di estrema destra riescono a bloccare tutte le proposte di leggi ragionevoli. Due anni fa, infatti, il Congresso era quasi vicino a una riforma sull'immigrazione la quale fu poi abbandonata perché includeva un piano di regolarizzazione dello status dei clandestini.

Niente "amnistia" hanno gridato i repubblicani. Non si voleva ripetere l'amnistia del 1986 approvata durante l'amministrazione di Ronald Reagan. Quella nuova legge rese illegale l'assunzione di lavoratori clandestini ma allo stesso tempo concesse la residenza legale a coloro che potevano provare di essere venuti negli Stati Uniti prima del 1982.

Il fatto dell'amnistia rappresenta un'ossessione nella mente degli americani. È politicamente difficile convincere l'elettorato che i dodici milioni di clandestini residenti negli Usa meritino la residenza legale. Ciò vuol dire ricompensare atti illegali che si ripeterebbero nel futuro. 

La mancanza di coraggio politico bipartisan per risolvere la situazione dei clandestini vuol dire che i candidati continueranno ad usare il tema per i loro scopi. I democratici giocheranno la carta di difesa mentre i repubblicani la useranno in modo retorico per rafforzare la base di estrema destra.

Chi ci guadagna di più? Forse il Partito Repubblicano. Ma forse no. A mano a mano che gli ispanici continuano a diventare cittadini e votare staranno sempre alla larga del Gop. Anche la minoranza ispanica che fa parte del Partito Repubblicano sta cominciando a ricredersi a causa delle aspre leggi passate da alcuni Stati e governi locali.

La stragrande maggioranza degli ispanici vota per i democratici. La loro influenza nelle elezioni locali ma anche nazionali può essere considerevole. Il 30% dei cittadini dell'Arizona è di origine ispanica. Forti concentrazioni di ispanici si trovano anche in California, Texas e New Mexico ma il loro numero sta aumentando anche in altri Stati del Midwest e del Sud.

I clandestini ovviamente non possono votare ma i cittadini di origine ispanica lo fanno e continuano ad allontanarsi dai sostenitori di leggi simili a quella recentissima dell'Arizona.

Per vincere le elezioni i politici cercano sempre di essere inclusivi. Lo fece George Bush figlio con successo remando a destra ma anche a sinistra. Nell'elezione del 2004 Bush ricevette il 40% del voto ispanico, un record per i repubblicani. Bush corteggiò gli elettori ispanici con una retorica moderata verso i latinos. Una strategia che i repubblicani attuali hanno apparentemente dimenticato.

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California

(dmaceri@gmail.com). 

 

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