La politica

Inchiesta appalti. Berlusconi esclude di voler fare piazza pulita dei parlamentari

16-05-2010

ROMA. Maggioranza nella bufera, nell'attesa rarefatta che altro ancora accada, nel timore che l'affaire appalti possa travolgere altri esponenti di vertice del governo e del Pdl.

Il premier Silvio Berlusconi - dopo aver garantito che chi ha sbagliato pagherà senza però altro fango e liste di proscrizione - attraverso il suo portavoce Paolo Bonaiuti nega di voler ricorrere alle urne facendo "piazza pulita" dell'intera classe parlamentare del Pdl, come si leggva ieri sulla stampa. Per Berlusconi con la ragnatela di corruzione svelata dal caso Anemone non deve passare l'idea che i politici siano tutti ladri. E tantomeno che il premier sia disposto a tollerare il malaffare mentre una drammatica crisi economica imporrà misure draconiane agli italiani. La corruzione va stroncata dunque, perché il garantismo non può essere confuso con l'impunità.

Il premier continua però a pensare che questo sia solo l'inizio: aspetta di capire nei prossimi giorni fino a che punto si alzerà il livello di guardia e non esclude nuovi scenari. Tra questi non ci sarebbe però quello di un ritorno alle urne e di una 'tabula rasa' di deputati, senatori e dei vertici del Pdl. Anche se il finiano Carmelo Briguglio subito osserva che "alcune centinaia di parlamentari del Pdl" vorrebbero "conoscere l'identità della dozzina di baciati dalla fortuna e i criteri d'ingresso per la folla degli aspiranti parlamentari", mentre il fedelissimo del premier Osvaldo Napoli invita a non dar credito ai "seminatori professionisti di zizzania". Tra gli scenari che potrebbero aprirsi, a breve, non ci sarebbe neppure quello di un grande "appello" del premier per un forte governo di unità nazionale per le riforme, rivolto in particolare al partito della Nazione di Pier Ferdinando Casini, che dovrebbe nascere a giorni a Todi, ma anche all'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli.

E ieri il deputato del Pd Giorgio Merlo ha invitato il suo partito ad avere "senso di responsabilità e a non tirarsi indietro, perché un governo di unità nazionale non compromette l'alternativa". A chi gli chiede se la sintesi possa essere 'Casini dentro e Fini fuori', il presidente vicario del Pdl Gaetano Quagliariello risponde che questo "potrebbe essere l'esito di un percorso politico e la diretta conseguenza di quello che sta avvenendo". Ma Casini, di fronte al gossip che vuole imminente il suo ritorno al fianco di Berlusconi, risponde: "Le cose vecchie non ci interessano, serve invece aprire una fase nuova: il governo deve passare dalla retorica dell'autosufficienza del 'tutto va bene', prendere atto che la questione è drammatica perché dietro l'angolo c'é la Grecia e fare un grande appello all'opposizione, perché o remiamo tutti nella stessa direzione o la barca va a fondo".

Intanto va forte la proposta del ministro leghista Roberto Calderoli di ridurre lo stipendio di ministri ed alti burocrati. "Il governo accelererà, ma non perché lo chiede la Lega", garantisce il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto. Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, lancia invece la proposta di rendere non candidabili a vita i politici condannati in via definitiva per reati di corruzione. Una misura da affiancare alla rapida approvazione del decreto anticorruzione, per la quale il presidente di Palazzo Madama Renato Schifani invita a cercare "larghe convergenze in Parlamento" e definisce "un principio etico categorico censurare chi esercita una pubblica funzione e se ne avvale per interessi privati", pur negando una nuova Tangentopoli. Intanto il ministro Sandro Bondi annuncia azioni legali e definisce "del tutto infondati" i rumors che lo riguardano, ricevendo la solidarietà di diversi esponenti del Pdl. Ma l'Idv invita il governo a dimettersi, convinto che "non siamo di fronte a casi isolati, ma ad una nuova Tangentopoli, un sistema di illegalità che è arrivato al cuore del potere di questo governo e di questa maggioranza".

 

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