Dagli USA

Marea Nera. Obama manda gli scienziati

16-05-2010

NEW YORK. Sempre più frustrata per il fallimento di Bp di contenere la marea nera, l'amministrazione Obama ha mandato nella regione cinque scienziati nucleari. L'obiettivo: aiutare il colosso britannico a fermare la colossale perdita di greggio che da tre settimane minaccia le coste del Golfo del Messico.

I cinque esperti includono il fisico nucleare che ha disegnato la prima bomba all'idrogeno: li ha spediti nel Golfo il ministro dell'energia Steven Chu per trovare soluzioni in grado di fermare la fuoriuscita. Ieri intanto l'amministratore delegato di Bp Tony Hayward, criticato per aver definito "piccola" la perdita petrolifera rispetto "alla vastità dell'oceano", ha dovuto incassare l'ennesima battuta d'arresto nella ricerca di soluzioni al disastro ambientale che minaccia, oltre l'ambiente, anche il futuro delle trivellazioni offshore. Dopo aver tentato con i robot sottomarini di chiudere la supervalvola del pozzo e dopo aver fallito con la cupola da 100 tonnellate che avrebbe dovuto 'incappucciarlo', ieri gli ingegneri Bp hanno trovato un intoppo nel tentativo di inserire una siringa telecomandata del diametro di 15 centimetri nel tubo da 53 centimetri all'origine della perdita. "C'e stato un problema. Hanno dovuto riconfigurare l'operazione. Sono tornati a scendere per cercare di reinserirlo", ha detto il ministro dell'Interno Ken Salazar parlando con i giornalisti. Finora Bp ha offerto scarsi particolari sull'andamento dell'operazione che viene condotta con robot sottomarini telecomandati a 1.500 metri di profondità. Il tubo, una volta inserito nel pozzo, dovrebbe risucchiare il petrolio come una cannuccia per immagazzinarlo nei serbatoi di una petroliera in superficie.

Bp le sta provando tutte e anche l'amministrazione Obama non risparmia gli sforzi creativi, salvo poi passare ai petrolieri, con cui non ha la stessa "relazione tenera" di precedenti compagini governative. Della squadra di esperti atomici inviati a Houston, fanno parte Richard Garwin, 82 anni, che ha disegnato la prima bomba all'idrogeno, e Tom Hunter, capo del Sandia National Laboratories del Dipartimento dell'Energia.

Gli scienziati hanno visitato con Chu il centro di crisi Bp a Houston. "Ci hanno dato una buona idea", ha detto Hayward, senza peraltro indicare di quale idea si tratti e soprattutto se si stia esplorando la via delle esplosioni nucleari controllate come metodo estremo per fermare una perdita di petrolio. Ne aveva parlato qualche giorno il quotidiano russo Komsomoloskaya Pravda, secondo cui ai tempi dell'Unione Sovietica problemi simili sono stati risolti proprio in questo modo. "In passato questo metodo è stato usato almeno 5 volte - aveva scritto il quotidiano - la prima per spegnere i pozzi a gas di Urt Bulak, il 30 settembre 1966. La carica usata fu da 30 chilotoni, una volta e mezza quella di Hiroshima, ma fatta esplodere a 6 chilometri di profondità". C'é un particolare tuttavia, e non è un dettaglio da poco: il metodo dell'esplosione controllata non è stato mai testato sott'acqua. A corto di soluzioni Bp ha comunque un chiodo fisso: si augura che la marea nera nel Golfo non faccia interrompere le trivellazioni: così come "l'incidente dell'Apollo 13 non fermò l'esplorazione dello spazio", ha detto Hayward, trovando in questo auspicio cassa di risonanza nell'ex governatriuce dell'Alaska Sarah Palin. "Fermare per un anno le esplorazioni petrolifere offshore servirebbe solo ad aumentare la dipendenza energetica degli Stati Uniti da paesi stranieri che hanno standard ambientali ben peggiori di quelli degli Usa".

 

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