Analisi e commenti

Affari e politica/La Lega esce vincente dalle difficoltà del Pdl. Bossi, l’“anti-casta”, ha tutto da guadagnare

Di Luca Tentoni

16-05-2010

La lista di Anemone e le voci sempre più frequenti su favori veri o presunti a ministri in carica, funzionari pubblici e qualche esponente delle opposizioni non creano allarme solo nel "Transatlantico" di Montecitorio ma anche a Palazzo Chigi.

Berlusconi è preoccupato. Sa che in un momento di crisi economica nella quale - con tagli o tasse - si dovranno trovare 25-27 miliardi di euro l'idea che qualcuno abbia approfittato di posizioni di potere per "arrotondare" lo stipendio è un elemento destabilizzante non solo per la maggioranza e per l'Esecutivo ma per l'intero sistema. Non sarà una nuova Tangentopoli, ma come ha scritto Maurizio Belpietro su "Libero", "magari è uno scambio di piaceri che non dovrebbe riguardare le Procure perché non c'è nulla di sanzionabile però visto da fuori non è un bello spettacolo perché c'è la sensazione di una classe dirigente intenta a farsi gli affari suoi e che non si preoccupa di quelli del Paese".

Se sul piano delle indagini non è ancora successo quasi nulla, l'effetto mediatico è invece già fortissimo. L'atteso ddl anticorruzione sta finalmente per arrivare nelle aule, ma il messaggio che il Cavaliere vuole e deve far passare è che se ci sono mele marce o comportamenti dubbi tutto sarà sanzionato severamente: chi ha sbagliato (anche se il peccato è stato veniale) pagherà con la perdita del posto al governo o nel partito.

Il problema è che il danno è già fatto. E c'è di peggio: Berlusconi sa benissimo che moltissimi elettori di centrodestra non lo abbandoneranno, ma sa altrettanto bene che - almeno al Nord - hanno una valida alternativa: scegliere la Lega, l'unico partito senza nomi nelle liste e nelle voci di corridoio. Il sorpasso, al Nord, sembra a portata di mano: per fortuna del premier non si voterà tanto presto, ma il rischio di un Carroccio maggioritario dal Po in su è sempre più concreto.

In questa partita Bossi ha tutto da guadagnare: l'anticasta è il suo cavallo di battaglia che gli diede milioni di voti già nel '92 e nel '96, senza parlare dei più recenti successi. E il "suo" Calderoli è stato tempestivo nel proporre il taglio agli stipendi dei parlamentari e dei ministri per dare il "buon esempio" ai cittadini.

Ma il senatur non cavalca solo la "questione morale". Tremonti deve sbrogliare la matassa del federalismo fiscale indicando le cifre, i costi. Il movimentismo dell'Udc fa capire che in caso di "emergenza nazionale" potrebbe crearsi una maggioranza "istituzionale" che potrebbe rinviare il federalismo fiscale a tempi migliori. Bossi sa che se Berlusconi non attua il federalismo, governo e centrodestra si sfasciano: se va al voto da solo, il Carroccio può "fare il pieno". Ma anche se Tremonti trova una soluzione e fa passare il decreto attuativo la Lega vince, perché dimostra di aver onorato il patto con i suoi elettori, nonostante tutto.

Ecco perché oggi tutti hanno problemi - il Pdl e l'opposizione per motivi diversi - ma l'unico che può sorridere è Bossi. 

 

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