Analisi e commenti

Berlusconi/Manovra, intercettazioni, Quirinale i nodi da sciogliere. Il sentiero stretto

Di Federico Guiglia

22-05-2010

Manovra, intercettazioni, Quirinale: tre fronti, e insidiosi, attendono il governo al varco. La scure che fra un paio di giorni si abbatterà sui cittadini per far quadrare i conti del Paese (quasi 28 miliardi per il biennio 2011-2012), non sembra risparmiare nessuno. Ma Silvio Berlusconi smentisce l'ipotesi degli inevitabili e generali sacrifici, che pur traspare dalle indiscrezioni.

Non è un mistero che nell'esecutivo due linee si contrappongano da tempo sulle misure anti-crisi da prendere. Da una parte spinge Giulio Tremonti, il ministro dell'Economia che non molla nella strategia dei tagli alla spesa pubblica; dall'altra si muove il partito trasversale che non accetta la logica della stretta su tutto o quasi, e che vorrebbe un segnale di discontinuità già nei provvedimenti economici in arrivo.

Con la sua precisazione, più che volersi schierare con l'uno o con gli altri, il presidente del Consiglio punta a rassicurare gli italiani, in particolare i dipendenti del pubblico impiego. I quali, fra prospettive di congelamento dei rinnovi contrattuali, rinvio delle "finestre" per andare in pensione, sforbiciate agli stipendi più alti e altre limitazioni rischiano d'essere i più colpiti. Visto che, se sotto la scure finissero finalmente gli evasori fiscali -come Tremonti promette-, o una particina delle esose indennità destinate ai parlamentari e ai manager di Stato, nessuno fiaterebbe.

Al contrario, si applaudirebbe al risanamento "strutturale". Il fatto è che, oltre alla pubblica amministrazione nel mirino, si parla anche di ticket sanitari, di stretta sugli invalidi, e di altre decisioni non certo popolari.

Nell'attesa di vedere che cosa, alla fine, realmente resterà nella manovra, e senza dimenticare che finora è stata la linea dura del ministro dell'Economia a tenere l'Italia fuori dalla crisi che ha travolto la Grecia e che incombe su Spagna e Portogallo (lo riconosce pure l'opposizione, che però chiede "meno proclami e più fatti" al governo), è arrivato il campanello d'allarme del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano ha espresso per iscritto le sue riserve sulla legge riguardante gli incentivi pur da lui promulgata.

In sostanza, il capo dello Stato invita il governo (ma anche il Parlamento) a porre fine alla pratica corrente di riempire i provvedimenti di commi e articoli che nulla hanno a che fare col contenuto in oggetto. È un monito che dovrebbe essere ascoltato in modo speciale, visto che al Senato è in corso un duro braccio di ferro sulla nuova, ma già controversa proposta di legge per le intercettazioni telefoniche. Nel cui ambito è stato davvero messo di tutto, spaziando dalla giustizia al diritto di cronaca, ben al di là dall'esigenza, naturalmente sacrosanta, di tutelare la riservatezza delle persone.

Sono in ballo principi costituzionali, e come molti propongono, la maggioranza farebbe bene a fermarsi e a riflettere, se non c'è - e non c'è - un'ampia intesa in Parlamento e fuori.

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