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Mondiali. Pazzini in maglia azzurra: una vita cambiata in 3 mesi

30-05-2010

SESTRIERE (Torino). L'uomo del destino è spesso un 'pazzo', uno che scombina gli schemi e spunta dall'inatteso. Al gioco di parole col soprannome, poi, Giampaolo Pazzini non pensa nemmeno quando ricorda a tutti che "sarei stato un pazzo solo 18 mesi fa, se avessi pensato di poter andare al Mondiale".

E invece il centravanti della Samp - 19 gol in campionato e un finale di stagione strepitoso con reti che hanno lasciato decisamente il segno - non è solo a un passo da realizzare il suo sogno. Praticamente, ci è dentro. Confermando la fama di essersi spesso fatto trovare puntuale all'appuntamento con la sorte.

"In tre mesi mi è cambiata la vita - ricorda ora l'attaccante, in lizza con Gilardino e Borriello più per la maglia di titolare che non per un posto tra i 23 - Il 7 dicembre del 2008 ero in tribuna a Torino, (Torino-Fiorentina): poi il 28 marzo del 2009, mentre ero passato alla Samp, l'esordio in Nazionale a Podgorica e il gol".

In molti allora ricordarono che quel ragazzo di media statura ma centravanti di razza si era presentato al nuovo Wembley, nel giorno della sua riapertura, con una tripletta azzurra, ma in Under 21. Gli incroci non erano finiti lì. Passano quattro giorni da quell'esordio fortunato, e il 1̊ aprile sempre del 2009 a Bari, Italia-Irlanda, trascorrono una manciata di secondi e Stark lo espelle per una gomitata vista solo dall'arbitro tedesco.

"Oggi l'ho chiesto a Collina: mi ha detto che fu un errore cacciarmi", racconta Pazzini con l'aria di chi si è preso qualche rivincita. Come quella su Amauri: tutti davano il brasiliano certo di un futuro mondiale, Pazzini a Cesena ricordò che in Nazionale giocano gli italiani. Poi hanno deciso i gol, non il passaporto nel frattempo arrivato.

"Ma io non faccio sfide con nessuno - spiega Pazzini - sfido solo me stesso. Non ci sarebberro, con Amauri, neanche se le voci di interessamento Juve fossero vere. Io a Genova sto bene, ho tre anni di contratto, e so che il presidente ha detto 'nessuno è incedibile'. Ma a me nessuno ha detto nulla, e non mi va di parlare con i se. De Laurentiis dice che sono il giocatore giusto per il Napoli ma dipende da me? Non l'ho capita, mai parlato con lui, che spesso usa queste espressioni anche con gli altri giocatori".

Vuole pensare solo alla Nazionale, Pazzini. Anche perché l'impressione è che abbia preso un bel vantaggio su Borriello - passato a rischiare addirittura il taglio rispetto a un attaccante esterno - e stia recuperando anche su Gilardino: quello che Prandelli gli preferì a Firenze, fino a farlo decidere a cambiar aria.

"Con Alberto la rivalità e sana. Se sono arrivato all'azzurro, lo devo alla Samp, ai compagni, ai tifosi doriani. Io come Paolo Rossi nel '78? Lasciamo perdere i paragoni tecnici, ma certo anche io arrivo da dietro e senza pressioni''.

Ma con il destino dalla sua.

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