Analisi e commenti

Gli enti locali e le incognite del federalismo fiscale. Subito le carte in tavola

Di Luca Tentoni

30-05-2010

Le perplessità espresse dal presidente della Lombardia Formigoni sul futuro del federalismo fiscale non sembrano smentite dal testo della manovra economica presentata al Quirinale: circa la metà dei sacrifici graverà sulle spalle di regioni ed enti locali.

Se la si vuole vedere con ottimismo, l'operazione può spingere le amministrazioni a razionalizzare le spese prima ancora di passare con i decreti delegati dal criterio della "spesa storica" a quello dei "costi standard". Ridurre i trasferimenti può, insomma, costringere gli enti locali a diventare più "virtuosi" (sempre che non lo siano già).

Però, se lo si vede in un altro modo, il "risparmio" può costringere molte amministrazioni ad aumentare le addizionali locali oppure a ridurre qualità o quantità di servizi. Cioè, per paradosso, a fare "per ordine" dello Stato centrale quel che dovrebbe essere rimesso alla discrezionalità di regioni, province e comuni.

È un bel problema: a seconda di come la si guardi, questa sembra una manovra che accelera sul federalismo (forse troppo, per il Sud) o l'ultima azione "centralista" prima del federalismo fiscale. Tutto e il suo contrario.

Restano, inoltre, alcuni dubbi. Il primo riguarda i famosi conti del federalismo: è molto probabile che a regime (entro il 2016) produca risparmi, ma perchè - qualora ne producesse anche nel prossimo biennio - Tremonti non li ha aggiunti all'ammontare della manovra? Il secondo riguarda l'atteggiamento della Lega: è mai possibile che Bossi abbia dato il via libera alla manovra temendo o sapendo (come dicono alcuni) che il federalismo fiscale sarà "annacquato" o rinviato?

Comunque la si guardi, questa vicenda appare strettamente connessa all'attuazione del federalismo fiscale, ma ancora non si sa se per bloccarlo in nome del risanamento pubblico e della difesa dell'eurozona o se per costituire - con parte dei 24 miliardi - un "tesoretto" da utilizzare per dare copertura ai costi dei decreti delegati da emanare. In quanto alla questione delle province da abolire, che ora è stata giustamente destinata ad altra sede (sarà inserita nel Codice delle Autonomie) è più naturale che in un sistema federale siano le stesse regioni a fare la propria parte proponendo di ridurle se lo ritengono opportuno e se c'è necessità di risparmiare e razionalizzare il sistema di governo del territorio.

Poiché il risanamento dei conti pubblici e l'approvazione dei decreti delegati sui "costi standard" sono questioni politiche della massima importanza, a questo punto è necessario fare chiarezza ed è perciò urgente, come ha chiesto Calderoli, che Tremonti metta le carte in tavola presentando entro poche settimane tutti i numeri (costi e risparmi) del federalismo fiscale. 

 

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