Analisi e commenti

La manovrà fa litigare il Pdl a Roma e anche in periferia

Di Alfredo Orlando

30-05-2010

Nel giorno in cui Berlusconi e Tremonti annunciavano, insieme agli altri tagli contenuti nella manovra anticrisi, anche quelli destinati a colpire regioni, province e comuni, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha reso noto di volere introdurre una tassa di soggiorno per i turisti in visita alla città eterna. Spingendosi a quantificarne l'ammontare: 10 euro. Quando poi dal Partito democratico sono arrivate le prime critiche, ha replicato a muso duro: "Sull'argomento decido io ed è giusto che i turisti contribuiscano al bilancio del comune".

Quello che non si aspettava, però, era che molte perplessità sulla bontà della sua idea venissero non solo dagli imprenditori del settore turistico-alberghiero (circostanza che forse aveva messo nel conto), ma persino da esponenti della maggioranza di centrodestra, quella cui appartiene. Ed ecco allora la prima correzione di rotta: "La tassa, che sarà introdotta a partire dal 2011, verrà applicata solo a chi spende dai trecento euro in su, quelli dell'extralusso. Poi si va a scalare. Per gli alberghi a 4 stelle si può pensare a una tassa di 1 euro".

La precisazione non ha però convinto il ministro del Turismo, Maria Vittoria Brambilla. Temendo che altre città potrebbero seguire l'esempio di Roma, ha commentato: "Si tratta di una tassa iniqua che creerebbe un danno al turismo". Sulla stessa linea gli albergatori: "E' gravissimo che in questo momento venga colpito il nostro settore". E infine le critiche che per Alemanno sono politicamente le più pesanti: quelle che gli sono arrivate da esponenti del suo stesso partito e che nell'amministrazione capitolina rivestono cariche importanti. "Ci auguriamo -hanno detto i presidenti delle commissioni Turismo e Cultura- che il primo cittadino riesca a evitare l'introduzione di un balzello assurdo che, oltre a non risolvere i problemi di bilancio del Comune, arrecherebbe un danno".

E' possibile che anche questa volta, sottoposto a un fuoco concentrico di critiche, Alemanno, come è già successo per altri progetti annunciati e poi ritirati, torni sui propri passi e della tassa di soggiorno per i turisti non se ne faccia nulla. Anche se, così facendo, mostrerà di meritarsi il soprannome di Retromanno, datogli a causa delle sue frequenti retro...marce. Considerazione, questa, che scadrebbe a puro folklore locale se non fosse che la reazione di Alemanno ai tagli del governo è la conseguenza di un qualcosa che la manovra economica ha solo confermato, ma che da tempo viene denunciato dall'opposizione di centrosinistra, dall'Udc e dalla componente finiana del Pdl, e ora, con sempre maggiore convinzione, anche dai fedelissimi del premier: le decisioni che il governo prende, se e quando riesce a prenderle, sono sempre condizionate dalla Lega di Umberto Bossi, che ha in Tremonti una sicura sponda e nel federalismo fiscale il suo unico obiettivo.

Una situazione che crea tensioni nel Pdl e provoca profonde divisioni sia all'interno della compagine ministeriale, come dimostrano i mugugni che hanno accompagnato il varo della manovra, sia, in maniera sempre più diffusa, fra gli amministratori locali e gli elettori di centrodestra.

E come se non bastasse la vicenda della contestata tassa di soggiorno sui turisti a Roma, ecco ora esplodere la questione delle province in odore di abolizione, quelle con meno di 220 mila abitanti. Quante saranno? Dieci, come annuncia il sito del ministero dell'Economia, il cui titolare, Giulio Tremonti, proprio sui tagli contenuti nella manovra si sarebbe a lungo scontrato col premier nei giorni scorsi? O nove? O nessuna, come invece avrebbe assicurato Berlusconi in persona al presidente dell'Unione Province Italiane, Giuseppe Castiglione?

Il provvedimento, non ancora del tutto chiaro nella sua attuazione pratica, sta provocando la rivolta degli amministratori locali interessati. Anche perché dall'elenco sono state escluse le province delle Regioni a statuto speciale, e passi; ma sono state "graziate" anche quelle che confinano con Nazioni straniere. E, guarda caso, tra queste c'è pure la provincia di Sondrio, che confina con la Svizzera ma che, soprattutto, ha avuto la fortuna di avere dato i natali a un personaggio illustre: il ministro Giulio Tremonti. Proprio lui. Mentre Bossi, da parte sua, per far capire che aria tira sotto le bandiere leghiste, minaccia: se mi toccano Bergamo facciamo "la guerra civile", anche se la provincia bergamasca fa circa 1 milione di abitanti.

C'è di che arrabbiarsi? A tanti, anche nel centrodestra, soprattutto in periferia, sembra di sì. Rieti, storica cittadina di circa 170.000 abitanti a Nord di Roma, una di quelle che dovrebbero essere cancellate. Se il coordinatore provinciale del Pdl, nonché senatore della Repubblica, Angelo Maria Cicolani, si limita a dire di essere "sorpreso e contrario", il sindaco della città, Giuseppe Emili, anche lui del Pdl, si spinge molto più in là. Incita i cittadini alla "mobilitazione contro il provvedimento", che definisce "discriminatorio e punitivo", e chiama a raccolta per dare vita a un Consiglio provinciale di "lotta". E Rieti non è un caso isolato.

E' abbastanza evidente, a questo punto, che nel Pdl, soprattutto in quello del Centro-Sud, si allarghi l'insoddisfazione verso un governo che appare sempre più a trazione tremontian-leghista. Berlusconi se ne rende conto e si preoccupa. Preoccupazione alimentata dagli ultimi sondaggi, niente affatto soddisfacenti.  Ecco quindi perché, secondo alcuni, nel tentativo di arginare il duo Tremonti-Bossi, starebbe puntando a una doppia operazione: allargare la maggioranza offrendo all'Udc una poltrona di prestigio nel governo, e provare a recuperare, per quanto possibile, un minimo di rapporti con Gianfranco Fini. Che ciò gli riesca è tutto da vedere. 

 

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