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Calcio. L’Italia pareggia 1-1 con la Svizzera nell’ultimo test pre-mondiale

06-06-2010

GINEVRA. L'Italia va in Sudafrica con in testa l'1-1 con la Svizzera che sa di buona sorte, visto che è lo stesso risultato dell'amichevole elvetica di quattro anni fa (e anche di quella premondiale del 1982), ma ancora con troppe poche certezze.

Sarà Archundia l'arbitro di Italia-Paraguay del 14 giugno, e la designazione del messicano più che ironia della sorte è finora l'unica cosa sicura sull'esordio azzurro.

Il secondo e ultimo test contro la Svizzera, a onor del vero, ha offerto a Lippi qualche segnale positivo. Specie a confronto con la brutta serata di Bruxelles contro il Messico, e al di là del risultato. Gambe meno imballate e idee meno confuse, per l'Italia B che in campo è più ordinata, pareggia con la Svizzera 1-1 e non avrebbe demeritato il risultato pieno.

Buone le prove personali di Gattuso, Montolivo e Pazzini, salutato al cambio finale con il 'cinque' dal ct. Confortante ancorché scontata la risposta di un modulo più coperto.

La Svizzera di stasera non era il Messico, per brillantezza e per scioltezza di gioco, ma neanche l'Italia era quella di due giorni fa, e non solo negli uomini.

Ora Lippi avrà otto giorni per capire: se Pirlo ce la fa, se le tossine dell'altura saranno smaltite, se il 4-1-4-1 di ieri sera è la formula giusta per entrare nel Mondiale.

Nell'afosa serata di Ginevra, dentro a un'Italia tutta diversa le novità più consistenti sono Cossu e l'equilibrio ritrovato. Il piccolo fantasista sardo è solo il 24º ma urge provarlo, visti gli infortuni di Camoranesi e soprattutto Pirlo: la presenza del regista azzurro è una vera incognita, se il 13 giugno Lippi dovesse rinunciarvi sarebbe costretto a stravolgere di nuovo la squadra.

Intanto meglio vedere Cossu, nel tridente d'attacco con Pazzini e Quagliarella sul lato opposto. La rinuncia al 4-2-3-1 di Bruxelles, invece, si impone non solo perché Marchisio è in panchina: le gambe bloccate dalla preparazione consigliano il maggior equilibrio possibile. Gattuso si piazza davanti alla difesa, Palombo e Montolivo e centrali sono aiutati sulla linea in fase difensiva da Cossu-Quagliarella. Così è 4-1-4-1.

Tra nove giorni a Cape Town cambieranno gli uomini, non la filosofia. Parte più leggera l'Italia, e non è solo questione di gambe. Montolivo è ispirato e triangola bene sulla fascia con Zambrotta, Gattuso ringhia, Cossu sempre largo apre il fronte d'attacco. Pazzini lotta e non prende solo botte.

Il primo brivido però è azzurro, dopo centoventi secondi: cross rasoterra di Liechtsteiner, Marchetti non trattiene e Bocchetti butta in angolo. Poi improvvisa al 10' la rasoiata di Inler: il centrocampista dell'Udinese raccoglie sulla treguarti, il suo sinistro sorprende difesa e Marchetti per l'1-0.

Sembra presagio nefasto, invece è annuncio di una partita aperta e ricca di ribaltamenti. Quattro minuti dopo rimedia Quagliarella. C'é un pizzico di fortuna ma il pari è meritato, perché l'attaccante ribatte in rete al secondo colpo di testa finalizzando una bella azione Zambrotta-Montolivo. L'Italia ha idee, la Svizzera velocità sulle fasce. L'ex laziale Behrami spara alta la palla del possibile nuovo vantaggio al 17', poi Zambrotta chiude bene su Nkufo (29') e un minuto più tardi Liechtsteiner vola a destra e scarica al centro, ma Frei è debole e si fa parare. Gli spazi però li trova anche l'Italia, l'uno-due tra il minuto 37 e il 38 per poco non manda ko i padroni di casa: prima Maggio ben lanciato salta Ziegler e crossa sul secondo palo dove Pazzini è anticipato, poi Montolivo pesca bene il centravanti ma la palla é appena lunga. L'esperimento Cossu intanto dura 45'.

La ripresa è di Pepe, tutto a sinistra con Quagliarella a invertire la fascia. Lippi cambia anche l'assetto, un 4-3-3 che però in fase difensiva si arrocca sul 4-5-1. Complice il calo della Svizzera, ora è l'Italia a tenere la partita. Al 5' Quagliarella in mischia ha la palla buona, l'effetto è solo di rubarla a Pazzini e Montolivo a un passo dal neo-entrato Wolfli che para. Maggio spinge molto a destra ma chiude poco il gioco, Pepe è poco servito.

Di Natale subentra a Quagliarella stanchissimo, e vivacizza il gioco per i 5.000 italiani in festa. Gilardino invece, entrato nei minuti finali, deve salvare di testa su punizione l'incornata di Yakin. Poi sul finire Marchetti di pugno sventa la beffa su botta di Shaqiri, ed è giusto così.

 

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