Analisi e commenti

Crisi e manovra/Il monito di Confindustria alla politica. La Terza Repubblica attende dietro l'angolo

Di Luca Tentoni

12-06-2010

Anche se l'ex presidente Luca Cordero di Montezemolo ha attaccato duramente la classe politica alla quale ha chiesto di "mettersi nei panni dei cittadini", la Confindustria ha deciso di mantenere una posizione più cauta e realistica. L'intervento di Emma Marcegaglia al convegno dei giovani imprenditori è il segnale che gli industriali italiani non hanno alcuna intenzione di "entrare nel ring della politica" ma di lanciarle "una sfida competitiva". Meglio perdere l'occasione di "conquistare" il ministero dello Sviluppo economico, insomma, che rinunciare alla propria "terzietà".

Se in passato qualche gestione è stata considerata più "vicina" alle ragioni di un polo o di un altro, questa è l'ora del realismo, del confronto sui fatti. Ecco perché la Marcegaglia ha sposato la linea del rigore nei bilanci pubblici, ma ha chiesto con forza di non fermarsi agli interventi contro la congiuntura sfavorevole perché occorre liberare risorse per crescita, ricerca, innovazione, infrastrutture, compiendo un serio intervento sul fisco. Ma soprattutto - anche con riferimento al delicato caso Fiom-Pomigliano - ha invocato l'unità della classe politica e delle forze sociali di fronte alla crisi, riprendendo l'invito di Napolitano.

La varietà di reazioni politiche dimostra che non tutti hanno colto la portata della presa di posizione della Marcegaglia e la differenza fra la linea e la strategia della Confederazione e quella di Montezemolo. Il più attento a cogliere il segnale, però, è stato il ministro Tremonti, che ha ribadito la volontà sua e del governo di varare già fra pochi giorni un piano di deregulation e di interventi per la libertà d'impresa.

Non è un caso, perché Tremonti sa bene quanto sia difficile ricercare il consenso in un momento di crisi senza realizzare almeno qualcuna delle trasformazioni strutturali che l'opinione pubblica e le parti sociali chiedono. È questo, d'altronde, il ruolo della politica. I margini per agire, peraltro, sono stretti, perché il tempo delle aperture di credito è finito. Il federalismo, la fiscalità, il rilancio del sistema produttivo, la lotta a sprechi e clientele, il rinnovamento dello Stato e del suo rapporto col mondo del lavoro sono temi sui quali non si può più indugiare.

Tremonti è consapevole che se i cauti ma fermi appelli della Marcegaglia non saranno ascoltati sarà l'evolversi della crisi a far "entrare nel ring" non solo Montezemolo, ma anche altri soggetti oggi non ancora dichiaratamente politici. Per non vivere una nuova "stagione di supplenza" da parte della "società civile" è necessaria una svolta drastica.

Il ministro dell'Economia ha il potere per farsene portavoce, ma è la classe dirigente - opposizione compresa - che deve assumersene peso e responsabilità. Anche se qualcuno non se n'è accorto, la Terza Repubblica attende dietro la porta che la Seconda compia l'ennesimo, fatale, passo falso.

 

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