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Giustizia italian style

di Dom Serafini

03-07-2010

Certo che noi a New York City siamo abituati alle bizzarrie dei giudici, ma facendo un confronto con l'Italia, l'America si trasforma in un'isola di buon senso.

Leggo sull'inserto locale di Milano de "Il Corriere della Sera": pluripregiudicato 35enne, sorvegliato speciale ha sfasciato l'auto dell'amica della moglie, ha minacciato un uomo con la pistola, ha sparato contro i carabinieri che tentavano di bloccarlo e contro le finestre della moglie. Risultato? Subito arrestato e subito rilasciato. Un giudice di Milano, identificato dalla stampa come Marcello Piscopo, lo ha rimesso in libertà, perché, secondo "Il Giornale", doveva andare a lavorare. Visto che il pregiudicato spacciava cocaina, ci si puó immaginare il tipo d'impiego.

Poi leggo su il "CorriereAdriatico" un lancio dell'agenzia Ansa che, per un furto da 10 centesimi di euro, un imprenditore 70enne rischia una condanna per un processo che si protrae da ben 5 anni. Per il furto di un cappuccio a vite che chiude la valvola di un pneumatico, il publico ministero aveva chiesto l'archiviazione visto che non c'era nemmeno la denuncia del derubato, ma un giudice a Cagliari ha deciso per la sentenza il prossimo novembre, a 5 anni dall'imputazione, per un dispetto che l'imprenditore ha voluto fare ad un autista che stava per parcheggiare in modo da lui ritenuto abusivo.

E questo senza entrare nei dettagli del caso di un ubriaco al volante di un'auto rubata che ha falciato una coppia ed è tornato libero perché, da quanto ricordo di aver letto, secondo il giudice "non aveva intenzione di uccidere".

Di questi casi ultimamente la cronaca è piena e, sembra, senza possibilità di ricorsi o proteste. Ironicamente ai Mondiali, gli arbitri che sbagliano vengono subito rispediti a casa, con tanto di soddisfazione per i tifosi italiani. I giudici che sbagliano (naturalmente solo a detta dell'opinione pubblica perché loro hanno sempre ragione), al massimo vengono tolti da un incarico per ottenerne uno con ancor più responsabilità.