La città

Michael Enright

New York. Moschea, coltellate e polemiche

26-08-2010

Era musulmano e per questo l'ha accoltellato. Un episodio inquietante di violenza e razzismo accaduto a Manhattan ieri mattina. La vittima è il tassista Ahmed Sharif, l'aggressore è Michael Enright, un ragazzo di 21 anni.

Enright, salito sul taxi "molto ubriaco", secondo la polizia ha chiesto al conducente "se fosse musulmano", e alla risposta affermativa lo ha accoltellato, ferendolo alla gola, alla faccia e alle mani. Miracolosamente Sharif è riuscito a scappare dal taxi bloccando all'interno il suo aggressore. Lo polizia ha arrestato Michael, ora in osservazione al Bellevue Hospital Center per accertamenti psichiatrici. È già accusato, tra le altre cose, di tentato omicidio "Sono molto amareggiato", ha detto il tassista 43enne. "Vivo da 25 anni a New York, guido un taxi da 15 anni, i miei 4 figli sono nati e cresciuti in questa città".Il 21enne Michael Enright era appena tornato dall'Afghanistan, dove stava lavorando a un documentario sui marine impegnati nel conflitto coi talebani. Il ragazzo dice di appartenere ad Intersections International, un'organizzazione con sede a New York che promuove la pace nel mondo e che appoggia la costruzione della moschea a due isolati da Ground Zero.

Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, davanti a una platea prevalentemente musulmana, ha confermato il suo sostegno al controverso progetto di costruire "Cordoba House", il centro culturale islamico, al 51 Park Street.

In occasione di una cena annuale per celebrare la fine del Ramadan ospitata nella Gracie Mansion, sua residenza ufficiale, il sindaco ha ribadito la difesa pubblica della moschea.  Bloomberg ha caricato l'iniziativa di un forte valore simbolico, battezzandola come emblema dei principi americani ed elemento utile nella guerra al terrorismo: "Se non consentissimo la costruzione della moschea e del centro culturale ridimensioneremo il nostro impegno a combattere il terrorismo con la libertà".

Il sindaco ha poi spiegato: "Svenderemo i valori e i principi che così tanti eroi sono morti proteggendo. Consegneremo un prezioso strumento di propaganda ai terroristi, valorizzeremo la loro tesi che l'America sia in guerra con l'Islam".  "Non è stato l'Islam ad attaccare il World Trade Center, era al-Qaeda. Incolpare tutto l'Islam non è solo ingiusto, è anche anti-americano. Nella guerra che stanno combattendo i nostri soldati, l'arma più potente è la forza dei valori americani. Ma se non applichiamo in casa ciò che predichiamo all'estero, mettiamo a repentaglio i nostri soldati, i nostri obiettivi in politica estera e la nostra sicurezza nazionale", ha detto.  Nonostante alcuni difensori del progetto abbiano successivamente ritrattato le loro posizioni, Bloomberg, ancor più dopo le sue ultime esternazioni, è emerso come uno dei sostenitori più decisi. E decisamente contrario il "liberalissimo" Sheldon Silver, leader della maggioranza democratica all'Assemblea dello Stato.

"E' un insulto alla memoria di quanti sono morti nell'attentato terroristico e di quanti li onorano e li ricordano", ha detto lapidariamente Silver.

Ma non tutti la pensano così. Musulmani, ma non solo. Anche ebrei, cristiani e comitati cittadini hanno formato una sorta di coalizione a sostegno del progetto di costruzione della controversa moschea. Questa variegata organizzazione, chiamata "Neighbors for American Values", comprende persone di un quarantina di religioni e anche alcuni familiari di persone morte negli attentati dell'11 settembre. Secondo loro le proteste contro la moschea sono ingiustificate e hanno l'unico scopo di creare paura e divisione tra i cittadini di New York, violando così il principio della libertà religiosa, tutelato esplicitamente dalla Costituzione americana. "Deve essere chiaro a tutti che non siamo stati attaccati dal mondo musulmano", ha detto Donna O'Connor, portavoce dell'associazione "Familiari delle vittime dell'11 settembre per la pace", che riunisce parenti di chi è morto in seguito al crollo delle Torri Gemelle. "Tutti noi - ha aggiunto la O'Connor che quel giorno perse una figlia - siamo d'accordo al 100 per cento con chi vuole costruire questo centro culturale islamico e al suo interno la moschea".