Economia

Marchionne a Rimini. Stop al conflitto padroni-operai

27-08-2010


RIMINI. Con parole chiare e dirette, anche "a costo di passare per rude", l'ad di Fiat Sergio Marchionne vuole mettere fine ad "accuse assurde e infinite polemiche". E dal Meeting di Rimini chiede "un patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici e per dare al Paese la possibilità di andare avanti".

Non fa passi indietro. Chiede che vengano riconosciuti "gli sforzi" del Lingotto, che vuole rafforzare le "radici in Italia" a dispetto di leggi di mercato, e che "é l'unica azienda disposta a investire 20 milioni di euro". Chiede che il dibattito sulla strategia per l'assetto del Lingotto in Italia, che passa per l'accordo di Pomigliano con il no della Cgil, e lo scontro di Melfi sui 3 operai licenziati, non sia più falsato dalla "lente deformata del conflitto". Bisogna, dice, lasciarsi alle spalle idee da "lotta tra capitale e lavoro, tra padroni e operai".

A Melfi "Fiat ha rispettato la legge", puntualizza Marchionne che, sul fronte del confronto, con i sindacati ringrazia i leader di Cisl e Uil "che stanno accompagnando questo processo di rifondazione dell'industria dell'auto", e garantisce la disponibilità a incontrare il leader della Cgil.

Il Meeting di Rimini è anche l'occasione per chiarire i contorni del confronto con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Un "ruolo sacro", dice Marchionne, che va tenuto fuori dal clima di scontro: "Ho grandissimo rispetto", sottolinea spiegando di accettare "quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione" per il caso di Melfi. E Napolitano, che nei giorni scorsi aveva risposto con una lettera all'appello dei tre operai licenziati, dopo le parole di Marchionne interviene ancora: l'ad di Fiat, dice, "può esser certo che anche in Italia si sa apprezzare lo straordinario sforzo compiuto" per rilanciare l'azienda e affrontare le nuove sfide del mercato. E "su questo terreno non possono sottrarsi al confronto istituzioni e parti sociali, nessuna esclusa".

A Melfi le parti torneranno il 21 settembre di fronte al giudice del Lavoro, convocate dal magistrato per chiarire aspetti del decreto di reintegro dei tre operai licenziati. Marchionne guarda al giudizio di appello: "Ci auguriamo che sia meno condizionato dall'enfasi mediatica, che ha in parte travisato la realtà dei fatti, come possono testimoniare altri lavoratori presenti la notte in cui è stata bloccata la produzione in modo illecito".

Gli operai commentano: "Siamo basiti". Non vogliono sentir parlare di sabotaggi. "O Marchionne non sa la verità o la nasconde. Venga a Melfi e rendersi conto di come stanno i fatti", dice uno dei tre operai, Giovanni Barozzino. Per il leader della Fiom, Maurizio Landini, quelli del numero uno di Fiat sono giudizi "inaccettabili e non condivisibili".

Interviene anche il leader del Pd, Pierluigi Bersani: un patto sociale? "Lo vogliamo tutti"; ma non si può avviare un confronto "dal presupposto che c'é qualche milione di lavoratori che hanno la testa nell'800"; serve "un rafforzamento dei meccanismi di democrazia e partecipazione diretta dei lavoratori".

E arriva anche il commento, alle parole del top manager italo-canadese, del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che Marchionne si è detto disponibile ad incontrare. "Anch'io sono pronto a incontrarlo - ribatte il leader sindacale - per spiegargli perché, nel suo oltranzismo sbaglia". A Melfi "non ci sono stati boicottaggi", in Italia "produciamo poche auto" e, se è vero che "bisogna cambiare, non si può tornare indietro sui diritti delle persone".

A margine del Meeting (dove è stato accolto dalla platea di Cl in un clima di pieno consenso, mentre sono rimaste all'esterno della fiera di Rimini le bandiere rosse sventolate da un presidio di Rifondazione Comunista), Marchionne ha anche lanciato segnali di fiducia sul fronte dei conti e del mercato. "La bufera" di un "anno di transizione", dice, è servita a "ristabilire una base di crescita". Il terzo trimestre sta andando "abbastanza bene" e potrebbe portare a rivedere al rialzo gli obiettivi 2010. "Non la vendo", dice poi Marchionne dell'Alfa, smentendo le voci su una trattativa con Volkswagen.