Golfo del Messico. Esplode un’altra piattaforma
WASHINGTON. Scoppia un'altra piattaforma petrolifera davanti alle coste della Louisiana. E nel Golfo del Messico torna l'incubo 'marea nera'. Stavolta però, a differenza dell'incidente sulla base della Bp di qualche mese fa, non ci sono vittime. E quanto ai rischi di un nuovo disastro ambientale, le notizie sono per ora contraddittorie.
L'azienda petrolifera proprietaria della piattaforma ha subito escluso ogni perdita di greggio. Qualche ora dopo, però la Guardia Costiera ha registrato la presenza di una macchia "lucente" lunga un miglio attorno alla base. Tuttavia ha aggiunto che al momento non si può dire con certezza se provenga dalla piattaforma esplosa ieri mattina, che tra l'altro non era attiva, o da un incidente precedente. Un dubbio che sarà chiarito in futuro.
Quello che invece è ormai chiaro a tutti, dopo l'ennesimo incidente grave, è che questi grandi impianti non sono così sicuri, come sostengono le compagnie petrolifere. Così le trivellazioni offshore tornano al centro di un dibattito acceso come non mai. In Italia il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha affermato che il nuovo incidente "conferma l'esigenza" di "più stringenti regole a livello internazionale", mettendo in evidenza la situazione nel Mediterraneo e sollecitando che "il problema venga posto all'ordine del giorno nelle prossime settimane nell'agenda europea".
I primi a dare l'allarme dello scoppio, sono stati alcuni elicotteri e navi di passaggio che hanno scorto verso le nove di mattina del fumo provenire dalla Vermilion Oil 380, così si chiama questa piattaforma di proprietà della Mariner Energy a 128 km dalla costa, nello stesso specchio d'acqua in cui si trova la tristemente famosa Deepwater Horizon.
Stavolta però i 13 operai sono riusciti a mettersi in salvo dalle fiamme buttandosi tutti a mare con i giubbotti salvagente, cosa che non era riuscita agli 11 lavoratori della Bp che morirono lo scorso 20 aprile.
Quel giorno, l'esplosione provocò il peggior disastro ambientale della storia americana, quello di ieri solo una gran paura, almeno stando alle dichiarazioni della Mariner Energy, che a caldo ha negato ogni possibile fuga di greggio in mare. Subito dopo l'allarme, sulla zona sono piombati in forza gli uomini della Guardia Costiera, con sette elicotteri, due aerei e quattro navi. Le prime sporadiche notizie parlavano di un ferito, circostanza più tardi smentita sempre dalla compagnia petrolifera. Accantonata l'emergenza, s'indaga ora sulle cause dell'esplosione.
La Mariner parla di un incendio in un deposito di gas, all'interno della base, e ricorda che al momento dello scoppio la piattaforma non era attiva, cioé non era in atto alcuna attività di pompaggio del greggio dal profondo del mare.
Ma anche questa circostanza viene messa in dubbio, addirittura dal governatore della Louisiana, Bobby Jindal: "Stanno dicendo che la base era chiusa. Se ciò è vero - osserva Jindal - allora è un fatto molto importante. Tuttavia si tratta di qualcosa che non abbiamo ancora verificato in modo indipendente".
Dopo alcune ore l'incendio divampato sulla piattaforma è stato spento.
"L'incendio è spento, e gli elicotteri e le navi della Guardia Costiera sul posto non segnalano alcuna perdita visibile in acqua": in questi termini il capitano della Guardia Costiera americana Peter Troedsson ha escluso conseguenze per l'esplosione al largo della Louisiana.
"Non ci sono tracce di perdite - ha aggiunto - ma continuiamo a sorvegliare la situazione per essere certi che non vi siano cambiamenti".
Mimi, la stagista del presidente Kennedy
07-02-2012












