Cultura

Italian Jazz Days. Si apre stasera la seconda edizione

di Francisca De Candia

07-10-2010


NEW YORK. Si apre questa sera la seconda edizione degli "Italian Jazz days". L'idea strutturale di questa manifestazione, come ci spiega il direttore artistico Antonio Ciacca, è quella di mettere insieme musicisti italiani e italoamericani per suonare un repertorio di musica italoamericana.

Si tratta di una riflessione sul rapporto tra l'Italia e il jazz e su uno scambio che è sempre esistito: il primo disco jazz registrato negli Stati Uniti è statoinfatti  registrato da musicisti italoamericani, nel 1917.

Ottobre è il mese della cultura italiana e non è casuale la scelta di far coincidere le date del festivale con il Columbus Day.

Gli Italian Jazz Days sono nascono dalla collaborazione tra l'Istituto Italiano di Cultura di New York e "Jazz al Lincoln Center".

L'edizione di quest'anno si articola in due diverse tranches: una ad ottobre che prende il via questa sera e dura fino al 16; la seconda invece sarà a novembre, dal 2 al 7.

I musicisti italiani che prenderanno parte alla manifestazione sono lo stesso Antonio Ciacca, Pat Bianchi, Joe Lovano, Dado Moroni, Paolo Recchia, Dominik Farinacci, Joseph Lepore, Luca Santaniello, Gianluca Rienzi, Diego Lopez, Enrico Granafei, Emanuele Bisentini, Stefania Tschantret, Marco Di Gennaro, Eugenio Macchia, Dario Di Lecce, Gianlivio Liberti, Beppe Metrolla.

L'opening si terrà al Jolly Hotel Madison Towers, sulla 38esima strada east, a Manhattan.

Il 9, invece, ci sarà una tavola rotonda al Smalls Jazz Club a cui prenderà il più grande musicologo di musica afroamericana, che viene direttamente dal Messico, ma che è italianissimo: Marcello Piras. Seguirà poiil concerto dell' Enrico Granafei Trio, featuring Marco di Gennaro.

Per maggiori informazioni sui concerti e sullo svolgersi della manifestazione si consigli di visitare il sito www.twinsmusic.it o di contattare Giusy Magri all'indirizzo di posta elettronica info@c-jam.it

 

 

Lepore e Santaniello: due generazioni di jazzisti a confronto

 

Di Francisca De Candia

 

Joseph Lepore Nato a New York, ma cresciuto a Salerno, Jospeh Lepore il bassista jazz italiano che ha conquistato la sua città natale, ha una storia familiare fatta di emigranti. Il padre ha lavorato tanti anni negli Stati Uniti e prima ancora il nonno. Ed ora lui si ritrova di nuovo qui, stabilmente dal 1999 a portare avanti la sua carriera e vita da jazzista.Fu una decisione avventurosa la sua, venire nella Grande Mela quando la sua carriera in Italia era in fermento, in fase di decollo.

Ma allora perchè Joseph Lepore è venuto qui a New York?

"Ho lasciato tutto per l'ignoto. Queste sono scelte che di solito si fanno nei twenties, io invece avevo 31 anni, e quella è un'età critica della vita: da un lato ti sembra di avere meno tempo per realizzare le cose da un altro ero più cresciuto, più maturo e questo è stato un prerequisito fondamentale per stare qui, ho visto molta gente affondare. New York è una città  molto difficile, ti può dare tanto ma ci devi mettere tanto ".

Che cosa hai trovato a New York ?

C'e' una buona interazione tra musicisti. Devo dire che anche qui ci sono le cosiddette lobby ma c'è anche un'apertura maggiore nei confronti delle persone che arrivano. Tutti i musicisti più forti al mondo alla fine vengono qui. Siamo un numero molto elevato e lo standard qualitativo è il più alto al mondo: questo ambiente rende ciascun musicista  più umile rispetto ai loro luoghi di provenienza.

Dopo tanti anni di musica, di incontri, di vita rifaresti questa scelta?

Io sono qui ancora a tentare la sorte, devo dire che dopo tanti anni, guardandomi indietro e confrontandomi con ciò che avviene in Italia e con la mentalità del nostro Paese, posso ritenermi molto soddisfatto. Ho collaborato con grandissimi artisti, come Greg Osby con cui ho registrato un disco nel 2008, con lui ho imparato moltissimo, concezioni nuove della musica.

Che cosa succede quando i musicisti italiani si incontrano in un'occasione come quella degli Italian Jazz Days?

Questo è un festival che ha come scopo quello di esporre il jazz che viene prodotto in Italia nella madrepatria del jazz, e il lavoro dei musicisti italiani che vivono qui.

L'interazione che avviene durante questo festival rimane un fenomeno isolato o collaborate tra di voi anche dopo e al di fuori?

Basandomi sulle mie esperienze personali direi che la rete si mantiene e ci sono diverse collaborazioni. Nel corso di questo evento incontri quei colleghi che poi vedi suonare nei locali di New York o che vengono a sentirti suonare. Il fatto che sia stato possibile organizzare una manifestazione del genere vuol dire che esiste la materia umana da importare negli Stati Uniti.

Quanto sono importanti gli Italian Jazz Days per i musicisti italiani?C'è un riconoscimento del loro lavoro?

Questa è una grande vetrina per i musicisti italiani, per fare vedere agli ambienti newyorkesi di jazz quello che succede in Italia, e la qualità della musica che si produce in Italia. Una una piccola percentuale di noi vive qui, gli altri vengono dall'Italia. Purtroppo a volte la stampa italiana è un po' pigra nel dare la dovuta attenzione agli artisti italiani che operano a New York. Una mano da parte loro, soprattutto per gli artisti emergenti, sarebbe gradita.

Stasera ci sarà l'opening degli Italian Jazz Days ma il concerto più atteso è quello del 12 ottobre con Joe Lovano, qualche anticipazione?

E' la prima volta che suono con Joe Lovano. Sono molto contento di farlo con questa compagnia di italiani: Antonio Ciacca, Luca Santaniello e Dominik Farinacci. Purtroppo io ho dovuto saltare la prova, ci incontreremo lì e vedremo che succede!

 

 

Luca Santaniello. La sua passione per la musica nasce ad un matrimonio, quando aveva solo 6 anni: era rimasto a fissare per tutta la festa il batterista della band che suonava .Ci ha messo anni a far capire ai genitori che voleva davvero suonare la batteria. E ancora anni per convincerli comprarne una.

Tra scuola e coservatorio a Campobasso Luca Santaniello faceva una vita diversa dai rispetto ai suoi coetanei, tutta musica e concerti fin dall'adolescenza. E poi l'accademia che lo ha formato veramente: l'accademia di Jazz di Campobasso.

Com'è avvenuto il passaggio da Campobasso a New York?

Io dico sempre che ho seguiro una donna per venire qui e poi ho trovato New York. E ci sono rimasto. E' successo nel 2001: il primo periodo qui ho frequentato il conservatorio del queens, ma nel frattempo ho cominciato a suonare e dopo 8/9 mesi riuscivo a pagare il pirmo affitto e i bills e in quel momento ho capito che qui qualcosa di i più era possibile, che la potevo fare.

Il primo posto dove ha suonato?

Era il Robbins Nest sulla 125th strada,  nel 2001. E da lì, da Harlem ho iniziato ad avere i primi contatti e le prime proposte di serate, anche 3 o 4 a settimana.Wow!

Quindi il jazz si fa a New York?

E' La Mecca del jazz, lo è ancora. Non so per quanto ancora ma lo è.Ogni musicista jazz dovrebbe venire almeno una volta all'anno qui a cercare  stimoli e caricarsi.

Ogni tanto ti capita di tornare a suonare in Italia?

Negli ultimi anni mi capita spesso, almeno 2 volte l'anno. Ad agosto sono stato in tour in Puglia e Calabria. L'accoglienza è sempre molto positiva: in Italia il pubblico che ti viene a sentire è contento quando c'è un prodotto di qualità,tutto sta nel portarglielo.

Anche tu suonerai con il grande Joe Lovano, come ci si sente a lavorare con un mostro sacro del jazz come lui?

Per me è un onore immenso.Penso a quando dalla mia cameretta a Campobasso ascoltavo i dischi di Joe Lovano ...e ora eccomi qua. Suonerò con lui, sono sulla Luna.

Raccontaci il primo incontro con lui.

Ci siamo incontrati per la prima prova sabato scorso davanti all'ingresso della Juilliard. Lui e' arrivato ciondolando con un caffè Illy in mano e ha detto " Hey Man, I found this italian coffee at the corner for free".

Per quanto riguarda l'incontro artistico è andato tutto liscio, ci siamo capiti capiti subito. Come si suol dire "it's all about music".

Cosa ci dobbiamo aspettare per il tanto atteso concerto?

Credo che sarà proprio una bella serata!

 

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