La politica

Caso Ruby. Berlusconi è "schifato"

31-10-2010


ROMA. E' un sabato particolarmente 'nero' per Silvio Berlusconi che si ritrova 'accerchiato' da accuse e critiche provenienti dal mondo della politica, dalla Chiesa, dal fronte della giustizia e dell'imprenditoria. Ma anche dal suo più fidato alleato - Umberto Bossi - o da un fedelissimo come Gianfranco Micciché.

Mentre il 'caso Ruby' continua a tenere banco, con l'opposizione che chiede le dimissioni del premier accusandolo di indebite pressioni sulla questura di Milano, Berlusconi si trova praticamente isolato con i soli membri del Pdl a far quadrato e a difendere il proprio leader. Particolarmente duro è l'attacco che da Capri giunge contro le politiche economiche del Governo. Emma Marcegaglia denuncia senza mezzi termini l'immobilismo dell'esecutivo e il rischio "paralisi" per il Paese. Ma nemmeno sul fronte della giustizia le cose vanno meglio: Michele Vietti, (vice presidente del Csm) e Luca Palamara (presidente dell'Anm) 'rispondono' agli attacchi del capo del governo con il primo che chiede "rispetto" per i magistrati, e il secondo che afferma che la giustizia "non è un macigno, ma una risorsa".

 Ma ad impensierire Berlusconi sono soprattutto altre prese di posizione. A cominciare da quelle che arrivano dal mondo cattolico. Dopo l'affondo di Famiglia Cristiana di ieri, oggi è il turno del quotidiano dei vescovi. In un editoriale il direttore di 'Avvenire', Marco Tarquinio, ricorda i doveri di "sobrietà personale e decoroso rispetto di ciò che i vertici delle istituzioni rappresentano". Persino le parole del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, sembrano andare in questa direzione quando chiede che il mondo degli adulti sia da "esempio" per i giovani. Preoccupanti per il premier sono anche i malumori all'interno stesso della maggioranza.

Lo scontento di tanti parlamentari del Pdl sembra contagiare anche la Lega. Ricostruzioni di alcuni quotidiani dipingono infatti un Umberto Bossi fortemente irritato per il comportamento del Cavaliere sul caso Ruby. Ma non è solo La Lega a brontolare.

Dalla Sicilia, in cui 16 anni fa assieme a Marcello Dell'Utri fondò Forza Italia, Gianfranco Micciché, nel giorno della nascita di 'Forza Sud', ammonisce: "cambi stile di vita" e "ci ascolti" perché "la nostra fedeltà non è infinita". Promettendo inoltre battaglia dura sul federalismo. Ce n'é abbastanza per far scattare l'allarme rosso non solo ad Arcore.

A dar voce ai timori del partito ci pensa Maurizio Sacconi: "Sette inchieste in venti giorni costituiscono di per sé una dimensione che non può non far pensare ad un accanimento organizzato o quantomeno convergente di tutti quei settori economici, politici e istituzionali che non hanno mai accettato l'esito del voto popolare, che aspirano al potere senza la fatica e la responsabilità del consenso", dice il ministro del lavoro e delle politiche sociali, che non risparmia una risposta secca alla Marcegaglia:

"Tutto si può forse dire tranne che il governo sia paralizzato". Anche Renato Schifani appare preoccupato: "Il Paese non può permettersi instabilità", ammonisce il presidente del Senato. Di fronte a tutto questo Berlusconi tace.

Diviso fra Roma e Arcore, rinuncia alla telefonata a Terzigno, forse per non esporsi allo scontento dei cittadini. Con i fedelissimi si dice "schifato" dalle polemiche sul caso Ruby, e conferma tutti i dubbi che lo assillano: a cominciare dal sospetto che il timing dell'inchiesta non sia casuale, ma voluto per oscurare i risultati dell'indagine sulla casa di Montecarlo.

Alla Marcegaglia non replica, preferendo far rispondere ai più stretti consiglieri, come Fabrizio Cicchitto che in sostanza accusa la presidente degli imprenditori di ingratitudine. Dobbiamo ricucire con la Chiesa, ma soprattutto ricompattare il partito", spiega un dirigente del Pdl che aggiunge: "Ci stringeremo a corte, cominciando dalla direzione nazionale".

Altri, però, vedono anche gli aspetti paradossalmente positivi della vicenda: è la versione di chi dentro il partito sostiene che la vicenda Ruby ha "svegliato" il premier. Ma c'é già chi pensa al peggio, anche se per vedervi un'opportunità: "Un anno di governo tecnico sarebbe la ricetta giusta per consegnare al centrodestra una maggioranza più ampia", dice Osvaldo Napoli. Strada, questa, che però viene esclusa categoricamente da Calderoli: "l'unico Governo possibile - ha scandito il ministro per la Semplificazione - è questo o, in alternativa, il voto anticipato".

 

 

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