La città

Manhattan. Un Natale tra gli homeless

di Mary Giuffrè

28-12-2010


L'esercito dei volontari per il Christmas Meal ha registrato il sold out.  Natale tra gli homeless. Così i newyorkesi hanno trascorso il loro periodo natalizio.

America Oggi è andata a vedere quello che succede all'interno dei centri di volontariato della Grande Mela, il giorno di Natale. Una fila di homeless presidia l'ingresso del grande centro sulla Columbus Avenue, il Goddard Center nel cuore dell'Upper West Side.

La giornata è divisa in turni da tre ore, dalle otto del mattino fino alle cinque del pomeriggio.

Ad accoglierci all'interno del centro è la signora Lee, i volontari sono davvero tanti, le cose da fare non mancano e la mole di lavoro è davvero incredibile.  

Ci accompagnano nella stanza per la registrazione dei nostri dati e notiamo subito la lunga fila di firme che i volontari, prima di noi, hanno lasciato.  I newyorkesi non si tirano indietro e sono pronti a dare una mano ai senzatetto della Grande mela.

La crisi americana non risparmia nessuno e incredibilmente, nella mensa di una di queste associazioni, il Grand Central Neighborhood, sulla trentaduesima strada, notiamo che oltre agli homeless in fila per il loro pasto caldo, ci sono anche tanti poveri.

"È difficile arrivare alla fine del mese - dice Lisa, newyorkese della zona di Midtown East- vengo qui per un pasto caldo, quando mi rendo conto che i miei soldi stanno per finire e non ce la farò a tirare avanti. Non posso assolutamente permettermi un pranzo di Natale, così mi sono unita a questa gente per non stare da sola e per mangiare qualcosa di caldo".

Lisa è una signora bionda, con i capelli raccolti, ben vestita e con fare educato. Lavora in un ufficio contabile e impiega buona parte del suo stipendio per pagare il maintenance della sua casa.

"L'ho comprata tanti anni fa - continua Lisa - ho pagato il mio mutuo, ma le spese di mantenimento sono davvero alte. Non voglio perderla, è l'unica cosa che mi rimane. Questa crisi ci sta togliendo la nostra quotidianità, ho tagliato tutte le spese extra, ma oggi, mi rendo conto che oltre a quelle, devo ridurre anche quelle necessarie per la sopravvivenza".

Al Goddard Center, la situazione non è diversa ed oltre ai numerosi senzatetto e agli americani caduti in disgrazia, purtroppo, si aggiunge anche qualche losco personaggio, in fila per togliere un pasto a chi ha davvero bisogno.

Nella cucina del Goddard c'è una squadra di cuochi in azione, tutti uomini, età media 45 anni, sono tutti volontari e preparano il grande pranzo di Natale, a base di tacchino e verdure, lo stesso da noi impacchettato, insieme a pane e dolci, e consegnato alle tante persone in fila.

In alcuni momenti la situazione diventa pesante, la gente è impaziente e qualcuno alza la voce, non hanno voglia di aspettare e discutono tra di loro, ma dopo vari battibecchi, tutto torna alla normalità. I volontari in azione sorridono e lavorano senza cedere alla fatica. "Happy h olidays" , "Enjoy your meal", sono queste le frasi ricorrenti che i volontari rivolgono agli homeless, mentre questi ultimi rispondono: "God bless you". Il tutto, a parte qualche piccolo episodio, si svolge in un clima sereno.  "Vengo al Goddard Center ogni anno - dice Richard, volontario - la prima volta fu 5 anni fa, mi coinvolse un amico e da quel momento non ho mai smesso. Non sopporto l'idea di trascorrere il mio pranzo natalizio, con la mia famiglia, davanti a una tavola imbandita, sapendo che fuori, al freddo, c'è tanta gente che non ha nulla. Ho una passione per la cucina e da due anni sono un volontario ai fornelli". Abbiamo finito la nostra missione al Goddard Center al tramonto, ma ci rendiamo conto che ancora qualcuno ha bisogno di aiuto, così insieme ad un numeroso gruppo di volontari, con tanti cestini di cibo avanzati dal pranzo, ci dirigiamo verso le stazioni della subway: Columbus Circle, Penn Station, Times Square, Brooklyn, battiamo a tappeto le più importanti e ci rendiamo conto che la gente per strada, senza cibo, è ancora tanta.

 

Il palinsesto di oggi