Visti da New York

Mahatma Obama

di Stefano Vaccara

21-05-2011


Per percepire il battito nel cuore del messaggio di Barack Obama rivolto alla "primavera araba" in Medio Oriente e agli effetti possibili nel processo di pace israelo-palestinese, il lungo discorso pronunciato al Dipartimento di Stato giovedí andrebbe riletto oltre che ascoltato. C'é infatti una linea guida nel ragionamento obamiano che si coglie con la riflessione della lettura.

La frase finora piú analizzata é stata quella della "bomba" sul ritorno ai confini del '67 di Israele per raggiungere l'accordo di pace con i palestinesi, perché era la prima volta che usciva in un discorso pubblico di un presidente americano (ma nelle trattive di pace questa posizione Usa é stata scontata in tutte le amministrazioni dal '68 ad oggi, escluso forse solo quella di GWB).

Infatti anche venerdí, davanti alle telecamere, quella frase era al centro della "lezioncina" tenuta alla Casa Bianca dal premier Bibi Netanyahu sulla "indifensibilitá" di Israele dentro quei confini. Il presidente ascoltava con l'espressione di chi avrebbe voluto replicare subito. Obama avrá poi sistemato il premier israeliano a porte chiuse e telecamere spente: indifendibili per Israele non sono quei confini, ma lo status quo che la lascia "indifesa" nel ruolo di paese occupante, una democrazia trasformata  nel "secondino" di un altro popolo. Questa é l'indifendibile situazione che distrugge lentamente ma con certezza il futuro di Israele.

Infatti il messaggio "rivoluzionario" di Obama non puntava su quel ‘67 che diremo scontato e che solo grazie allo "spinning" del governo Netanyahu é passato come lo "scandalo" del discorso. Ma il messaggio "filosofico" di Obama, cioé di soluzione ad un problema esistenziale, era piú rivolto ai palestinesi che agli israeliani.

Dopo aver ribadito che il successo dei movimenti della "primavera araba", capaci di cacciare due dittatori, sono nati spontaneamente in Tunisia ed Egitto, e grazie al fatto che quei regimi  non controllavano piú la libertá dei loro cittadini - soprattuto giovani - di poter comunicare e scambiarsi informazioni su internet, Obama ha tentato di scuotere i palestinesi in sostanza cosí: ma non vi accorgete ancora di come anche voi potete vincere? Non con gli atti terroristici, non attaccando pulmini di scolari o tirando pietre e spaccando vetrine, ma occupando le vostre piazze e le vostre strade con il coraggio della non violenza,  e resistendo alla potenza occupante che non puó abbandonarsi alla violenza senza essere se stessa destinata a crollare.

Leggiamo questo passaggio del discorso di Obama:

 

"I would not be standing here today unless past generations turned to the moral force of non-violence as a way to perfect our union -- organizing, marching, and protesting peacefully together to make real those words that declared our nation: "We hold these truths to be self evident, that all men are created equal..... the United States of America was founded on the belief that people should govern themselves. Now, we cannot hesitate to stand squarely on the side of those who are reaching for their rights, knowing that their success will bring about a world that is more peaceful, more stable, and more just".

 

Obama "gandhianamente" indica ai palestinesi l'unica strada a loro disposizione per entrare nella "primavera araba" e per ricevere l'appoggio degli Stati Uniti: condurre la loro lotta con la forza morale della non violenza, cioé il satyagraha del Mahtma Ghandi, una forza che risulta invincibile soprattutto davanti all'innaturale oppressione esercitata da una democrazia.  Ispirati da Ghandi, anche Martin Luther King cosí come Nelson Mandela lo dimostrarono, ma il popolo palestinese finora non aveva mai avuto un leader capace di guidarlo nell'invincibilitá del satyagraha. Adesso non ha piú nemmeno bisogno di quel leader: come in Tunisia e in Egitto, cosí come in Libia e in Siria, c'é la rete che lo sostituisce nelle capacitá di forza aggregatrice.

Quindi e grazie ad internet, che i giovani palestinesi si rileggano il discorso del "Mahatma Obama". Il loro successo sarebbe certo e la loro vittoria salverebbe anche Israele e la sua democrazia.

 

 

 

 

 

 

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