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La nuova legge dell'Alabama contro i clandestine. Al di là del bianco e nero

di Domenico Maceri*

20-06-2011


Questa nuova legge è stata "disegnata solo per terrorizzare la comunità latina" in Alabama. Wade Henderson, direttore della Leadership Conference on Civil and Human Rights, gruppo sostenitore dei diritti civili e umani, commentava con queste parole il nuovo decreto anti-immigranti approvato recentemente in questo Stato del profondo Sud.

La nuova legge firmata dal governatore Robert J. Bentley è considerata la più aspra verso i clandestini, persino più di quella approvata l'anno scorso dallo Stato dell'Arizona, la quale fu poi emulata dalla Georgia, Indiana e Utah.

I poliziotti  statali e locali in Alabama dovranno controllare lo status immigratorio di coloro che fermeranno anche per infrazioni minori se li sospettano di essere nel Paese illegalmente. Ovviamente i poliziotti baseranno i loro sospetti sulle capacità linguistiche e il colore della pelle dei possibili clandestini creando dunque una specie di "racial profiling" che spesso conduce alla discriminazione.

Questo aspetto della nuova legge è già stato dichiarato illegale dalla Corte Suprema ma poco importa ai legislatori dell'Alabama. L'idea della nuova legge non è di risolvere la questione dell'immigrazione ma di suggerire agli elettori che il governo statale sta facendo qualcosa contro i clandestini.

Questa nuova legge però va oltre quelle di altri Stati dato che renderebbe illegale l'iscrizione dei clandestini alle università pubbliche e gli proibirebbe persino il semplice fatto di chiedere lavoro. Dare un passaggio a un clandestino sarebbe contro la legge.

E' proibito anche affittare case o appartamenti ai clandestini. I proprietari dunque dovranno investigare per determinare se il futuro inquilino ha il diritto di essere negli Stati Uniti. Persino la frequenza dei ragazzi alle scuole elementari e secondarie diventerà problematica. In base alla legge federale, le scuole non possono chiedere agli studenti di provare di essere nel Paese legalmente. Ma la nuova legge dell'Alabama richiede che alla fine dell'anno scolastico le scuole presentino un rendiconto di quanti studenti sono presunti clandestini.

Come altre leggi statali che cercano di risolvere la problematica questione dell'immigrazione, anche questo nuovo decreto sarà messo alla prova dai tribunali. La American Civil Liberties Union, un gruppo importante sui diritti civili, ha già annunciato che denuncerà lo Stato dell'Alabama per questa legge. I tribunali naturalmente la renderanno illegale in toto o almeno in parte. Poco importa però ai legislatori e al governatore repubblicani dello Stato. La loro intenzione è di seminare il panico fra i 120mila clandestini  che vi risiedono.

Le leggi sull'immigrazione fanno parte dell'ambito federale che sfortunatamente non agisce per risolvere la situazione degli 11 milioni di clandestini. Si calcola che 3,5 milioni di questi clandestini hanno figli nati negli Stati Uniti che sono dunque cittadini americani. Le leggi contro i clandestini spesso colpiscono anche i figli portati da bambini nel Paese e poi cresciuti negli Stati Uniti, cittadini a tutti gli effetti anche se gli mancano i documenti legali.

Il problema fondamentale è che la questione non è semplice come bianco o nero, ma presenta tante sfaccettature. Alcuni di questi "illegali" servono nelle forze armate e muoiono per "il loro" Paese. Il Pentagono sostiene che non ci siano clandestini arruolati nelle forze armate americane. Chiunque presenti documenti falsi sarà rifiutato. Tuttavia, la prima vittima degli Stati Uniti nella guerra in Iraq era Jose Gutierrez, un orfano guatemalteco cresciuto a Los Angeles. Era entrato illegalmente negli Stati Uniti e si era arruolato nei Marines con documenti falsi. Difficile rifiutare qualcuno che è morto servendo il suo "Paese".  Il sogno di Gutierrez di diventare cittadino americano divenne realtà solo dopo la sua morte.

Approvare nuove leggi contro i clandestino è cosa facile per i governi statali perché esse colpiscono i residenti più deboli i quali non hanno soldi per pagare le lobby che influenzano i politici. Ciononostante la questione dell'immigrazione tocca quasi tutti i latinos direttamente o indirettamente. Se i clandestini non hanno nessun potere politico i latinos sono una forza crescente negli Stati Uniti. I latinos già cittadini votano in grandissima maggioranza contro i repubblicani perché li vedono insensibili sul tema dell'immigrazione.

Lo si è visto quando il governatore Bentley stava per firmare la nuova legge. Questi ha dichiarato di essere orgoglioso del lavoro fatto dalla legislatura. Bentley, un diacono dei Southern Baptist, non ha nemmeno pensato a che cosa direbbe Gesù Cristo del suo orgoglio di firmare la legge e l'effetto che essa potrà avere sui poveracci senza documenti. Carità cristiana?

* Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California

(dmaceri@gmail.com)

 

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