Analisi e commenti

Il governatore della California Brown pone il veto alla proposta di bilancio. California tra tasse e tagli

di Domenico Maceri*

27-06-2011


"Firmare questa proposta di bilancio significherebbe lo stesso disastro per il prossimo anno". Parla Jerry Brown il governatore della California, mentre spiega l'imposizione del suo veto alla proposta approvata dalla Camera statale per fare quadrare i conti per l'anno 2011-12.

L'imposizione di un veto alla proposta del bilancio non succedeva in California dal 1901. Poi, bloccare la proposta approvata con i soli voti dei democratici, il partito di Brown, vuol dire che qualcosa non funzionava. Il problema ovviamente è di colmare il buco di 9,6 miliardi di dollari per l'anno prossimo che i legislatori democratici hanno cercato di fare con il loro decreto usando i soliti "trucchi" degli anni passati quando il governatore era Arnold Schwarzenegger. Alcuni di questi dispositivi poco trasparenti sarebbero di rinviate lo stanziamento di fondi dovuti alle scuole, vendere alcune proprietà dello Stato, ed altre misure ritenute inaccettabili dal governatore.

La pressione dei legislatori democratici per l'approvazione del bilancio in tempi rapidi era dovuta al fatto che in base al referendum dell'anno scorso lo stipendio ai legislatori viene bloccato se il bilancio non è approvato entro il quindici giugno. Per quanto riguarda i democratici alla Camera e Senato statali il lavoro era fatto.

Il segretario di Stato però, John Chiang, che dovrebbe firmare gli assegni degli stipendi, ha deciso che il bilancio approvato non soddisfa i requisiti legislativi e quindi niente soldi. I legislatori potranno fare ricorso ai tribunali ma nel frattempo solo i legislatori ricchi potranno farcela fino a fine mese.

I democratici hanno spiegato che non avevano scelta. Impossibile colmare il buco al deficit senza l'estensione alle tasse approvate dall'amministrazione precedente che scadranno fra breve.

Brown durante la campagna elettorale dell'anno scorso aveva promesso che non avrebbe aumentato le tasse senza l'approvazione degli elettori. Il suo piano era di presentare un referendum all'elettorato e prorogare le tasse approvate dal suo predecessore. Non ci sarebbe dunque un "aumento" nuovo ma un'estensione. Le mani di Brown sarebbero state meno sporche dal "sangue" delle tasse. 

Per procedere con il referendum però bisognava che la legislatura ne approvasse l'attuazione, procedura che richiede i due terzi dei voti. Tutti i democratici avrebbero votato a favore ma Brown aveva bisogno dei voti di quattro repubblicani, due alla Camera e due al Senato. Dopo quattro mesi di negoziati con una mezza dozzina di legislatori repubblicani, Brown non è riuscito a trovare i voti necessari.

Durante la campagna elettorale Brown aveva chiarito che data la sua lunga esperienza a Sacramento, soprattutto i suoi due mandati di governatore (1975-83), sapeva navigare le rapide politiche. La sua avversaria, Meg Whitman invece, era politicamente "un'apprendista", come lo era stato Arnold Schwarzenegger. Sembra però che anche un politico esperto come Brown non riesca a creare un clima politico bipartisan.

La realtà è che molti cambiamenti sono avvenuti negli anni trascorsi dai primi due mandati di Brown. Il clima politico è diventato più estremista e persino tossico. I moderati di destra sono tutti scomparsi e si sono rifugiati nella loro promessa solenne di mai e poi mai aumentare le tasse. Ciò non avveniva nel passato ai tempi di Ronald Reagan quando l'opposizione alle tasse in crisi economiche veniva messa da parte. Reagan, per esempio, sia da governatore della California che da presidente, aumentò le tasse parecchie volte.

Il problema dunque per la California, 38 milioni di abitanti, ottava potenza economica mondiale con un Pil che rivaleggia le nazioni più importanti, consiste nell'incapacità di offrire agli elettori stessi la scelta di aumentare le tasse o no. Chi ha paura? Certo di più i repubblicani, schiavi della loro "religione" antitasse.

Dal canto loro, i democratici, che al momento controllano ambedue le camere e il potere esecutivo, non hanno la supermaggioranza per governare. I repubblicani dunque, nonostante la loro minoranza, riescono a bloccare l'approvazione del bilancio che potrebbe avere serie conseguenze alla fragile ripresa economica dello Stato ma anche del Paese.

La stessa situazione di stallo che si è verificata a Washington nei primi due anni dell'amministrazione di Barack Obama è presente in California. Ma se il governo federale non deve assolutamente fare quadrare il bilancio, la California non ha questa scelta. Si avranno i tagli draconiani promessi da Brown o all'ultimo minuto i quattro repubblicani vedranno la luce? 

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California

(dmaceri@gmail.com). 

 

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