Dall'Italia

A Roma l'ultimo saluto al parà Tobini

28-07-2011

ROMA. Sotto un cielo scuro e pieno di nuvole, Roma ha salutato per l'ultimo volta il primo caporalmaggiore dei parà David Tobini, ucciso lunedì scorso durante uno scontro a fuoco con i talebani a Bala Murghab, in Afghanistan.

L'ennesimo pomeriggio di dolore si è consumato ancora una volta nella basilica di Santa Maria degli Angeli, dove assieme alle più alte cariche dello Stato e ai familiari più stretti c'erano decine di amici del militare: Tobini abitava infatti a Osteria Nova, periferia della capitale, e da lì in molti sono arrivati per rendergli omaggio.

Avvolto dal Tricolore, il feretro del 41esimo militare italiano morto dall'inizio della missione in Afghanistan, è stato portato in chiesa a spalla dai commilitoni del 183esimo reggimento Nembo di Pistoia, al quale apparteneva.

Il corpo del caporalmaggiore era arrivato stamattina a Ciampino, a bordo di un C130: come la bara è stata portata fuori, la madre, Annamaria gli è andata incontro, con il basco del figlio in testa, per un'ultima carezza. Una scena che si è ripetuta anche durante i funerali, con la donna che per tutta la cerimonia ha tenuta stretta al petto la foto del figlio. Ad attendere la bara di Tobini in chiesa, oltre ai cari, c'erano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che durante la messa si è avvicinato ai genitori per porgere il segno di pace e rivolgere loro parole di conforto, le massime autorità civili e militari dello Stato. E c'era il caporale Francesco Arena, rimasto ferito a un braccio nell'attacco costato la vita a Tobini: ha chiesto espressamente ai suoi comandanti di esserci. Non c'era invece il secondo militare rimasto ferito nell'agguato, il caporalmaggiore scelto Simone D'Orazio, ricoverato in gravi condizioni dell'ospedale americano specializzato di Ramstein, in Germania.

"Nella professione militare - ha detto l'ordinario militare, monsignor Pelvi nell'omelia - David aveva scelto di mettersi alla scuola dei piccoli, dei malati, dei semplici, degli emarginati. Non gli bastavano risposte parziali, certamente più facili e comode ma che non portano alla vera gioia". Dunque "ti diciamo grazie, per aver reso tutti più capaci di sperare e collaborare alla realizzazione di una sola famiglia umana".

Un ringraziamento esteso a tutti i militari italiani caduti nel corso delle missioni "in ogni angolo della terra": sono "vittime della violenza e del terrore". Ma l'arcivescovo ha anche lanciato un duro monito alla politica. "I nostri soldati presenti nei teatri operativi con serietà e determinazione, anche per salvaguardare il significativo ruolo dell'Italia - ha detto rivolto ai politici presenti - non sono certo aiutati né dalle nostre sensibilità altalenanti, né da interessi di parte né da comportamenti intenti solo a mercanteggiare". Dunque, "occorre proteggere l'orizzonte dell'umanità e mostrare come la fiducia nelle istituzioni internazionali sia l'unica possibilità per uscire dalla logica chiusa delle nazioni". Il feretro di Tobini ha lasciato la chiesa così come vi era entrato: sulle spalle dei suoi commilitoni e amici. E prima di raggiungere il cimitero per la sepoltura ha ricevuto l'ultimo applauso e l'ultimo abbraccio della sua città.

 

 

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