Analisi e commenti

L'assenza dei senatori alla seduta di mercoledì scorso. La fronda anti-manovra

Di Valter Vecellio

21-08-2011


Si renda, certo, onore e merito agli undici senatori che il 17 agosto erano presenti in Aula mentre a Palazzo Madama debuttava il decreto anti-crisi. Undici su 315: Paolo Barelli, Cinzia Bonfrisco, Raffaele Fantetti, Giacomo Santini, del PdL; Mariangela Bastico, Lionello Cosentino, Carlo Pegorer, del Pd; Luigi Li Gotti e Stefano Pedica dell'Italia dei Valori; Maria Ida Germontani, del cosiddetto "terzo polo", e con loro Vannino Chiti, il presidente di turno dell'assemblea, e il sottosegretario Alberto Giorgetti in rappresentanza del Governo.

Certo: si è trattato di una seduta "tecnica", durata appena sei minuti, giusto per incardinare il fatto che il decreto è stato consegnato al Senato che la settimana prossima comincerà ad esaminarlo in Commissione per l'esame di merito. Una formalità, nulla più, l'Aula poteva essere stracolma, non sarebbe servito a nulla, quello è l'iter previsto dalla Costituzione; un adempimento formale, per capirci.

E tuttavia non c'è giornale che non abbia impietosamente mostrato l'aula deserta, e non sono mancati i salaci commenti del tipo: l'Italia in crisi, stangata in arrivo, e la casta è in vacanza. Un ulteriore contributo, insomma a quel sentimento di rigetto nei confronti della politica e di chi la incarna. Del resto, anche i simboli e la 'formà hanno una loro importanza, e in un momento come questo avrebbero dimostrato coscienza e consapevolezza della situazione che viviamo, se i senatori fossero accorsi. Per inciso: non pagano neppure un centesimo, per i loro spostamenti...

Questa vistosa e massiccia "assenza" rischia di far passare in secondo piano la carne della questione. Che sostanzialmente è questa: c'è un imperativo, quello di varare una manovra aggiuntiva da 45,5 miliardi di euro, per anticipare il pareggio di bilancio al 2013, ma letteralmente non si sa che pesci pigliare. Da qui a martedì prossimo, quando comincerà l'iter, il decreto potrebbe aver subito sostanziali modifiche: da un nuovo (e sarebbe il quarto) scudo fiscale per far rientrare i capitali dall'estero, questa volta con una aliquota superiore a quella del 5%; a un contributo di solidarietà sulla base dei figli e dei familiari a carico, fino all'ipotesi, caldeggiata dall'influente ex Ministro Claudio Scajola, di un aumento di un punto di percentuale dell'Iva. Quello Scajola che non perde occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa (nonostante i ripetuti espliciti richiami, ancora non ha ricevuto alcun incarico di rilievo), e vagheggia la costituzione di un partito moderato modello Cdu tedesca, che recuperi l'eredità democristiana. Per questo lavora per l'emarginazione della Lega, e per un'intesa con l'Udc di Pierferdinando Casini.

Ricordate le parole di Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa che annunciava la manovra? Quell'autocitazione relativa alla promessa che non avrebbe messo le mani sulle tasche degli italiani, che nel suo programma era prevista la diminuzione e non l'aumento della pressione fiscale, fino all'enfatico: "Il mio cuore gronda sangue...". A Palazzo Chigi, dicono collaboratori e fidati consiglieri, in queste ore, Berlusconi è preda della sindrome di George Bush padre. Anche lui, in televisione, durante la campagna elettorale, aveva solennemente promesso agli americani: "Non mi sentirete mai dire: aumenterò le tasse". Poi le contingenze e la situazione lo avevano costretto platealmente a smentirsi, e quel filmato con Bush che invitava l'elettore a guardare il movimento delle sue labbra era diventato un tormentone trasmesso mille volte dalle televisioni, comici e showmen lo sbertucciarono per settimane; fino all'inevitabile sconfitta. Altro Paese, gli Stati Uniti, si dirà; e anche altri elettori, molto attenti e sensibili se i loro rappresentanti dicono menzogne e li ingannano. Vero, però, a palazzo Chigi si è ugualmente preoccupati, inquieti, cupi. L'interrogativo che si pongono analisti ed esperti, si riduce a questo: reggerà in Aula e nei mesi a venire l'accordo tra Silvio (Berlusconi) e Giulio (Tremonti), accordo che costituisce il pilastro politico vero della manovra-bis? Nello stesso PdL molti pensano di no. Molti amministratori locali, in primis Roberto Formigoni che spara a zero sui sei miliardi aggiuntivi ai tagli alle autonomie. Alcuni ministri, che riservatamente dicono che il punto di Iva e l'innalzamento dell'età pensionabile è stato accantonato in realtà a minoranza, perché solo Tremonti e Sacconi, e Umberto Bossi erano contrari, mentre perfino Roberto Calderoli era disponibile. Anche al vertice del PdL, a cominciare dal segretario Angelino Alfano, si pensa a voce bassa che lo schiaffo ai ceti medi andava evitato...

Un liberale "puro" come Antonio Martino minaccia sfracelli e manifestazioni di piazza contro la manovra; e non è da sottovalutare la pattuglia di parlamentari del PdL che promette di non votare questa manovra. Cosa suggerisce Martino a Berlusconi? "Gli ho detto: punta su almeno una delle cose promesse. E se poi non te le lasciano fare, allora fà come il generale De Gaulle: ti alzi e te ne vai". Lo dice, ma capisci che non ci crede neppure lui, perché poi aggiunge: "Berlusconi è deluso. Prima comunicava ottimismo, fiducia, ora non più. Altrimenti darebbe ancora un colpo d'ala...".

In attesa del "colpo d'ala" che ha tutta l'aria di essere come l'evocato 'nemicò del buzzatiano "Deserto dei Tartari": tutti sospettano di tutti, i sussurri diventano boati, i fruscii e le ombre complotti e imboscate.

C'è poi un mistero che prima o poi dovrà essere sciolto: ed è quello del contenuto della lettera della Banca Centrale Europea al Governo italiano. Berlusconi l'ha utilizzata per giustificare i provvedimenti impopolari della manovra; Bossi ha accusato poteri massonici di complottare contro il Governo; le opposizioni e i sindacati chiedono che sia resa nota. Gianni Letta, persona cauta e che mai si è abbandonato a 'sparatè, ha fatto sapere che vi sono informazioni strettamente confidenziali che giustificano la segretezza. E si ammetterà che insomma, la vicenda è di per sé stravagante. In ogni caso, l'estate, non solo dal punto di vista climatico, è torrida; e l'autunno, se possibile, promette di esserlo ancora di più.

Nella foto Ansa, l'aula del Senato vuota