Le commemorazioni delle stragi. 11 settembre e Bologna: due tragedie a confronto
La commovente cerimonia per il decimo anniversario dell'11 settembre qui a New York mi ha ricordato certe differenze con l'Italia. Delle troppe ricorrenze sulle tragedie terroristiche italiane, quella che viene in mente è la strage di Bologna, che nell'immaginario degli italiani è, credo, quella che si avvicina di più allo shock emotivo provocato dall'11 settembre sugli americani.
Ebbene, nel vedere Barack e Michel Obama con accanto George e Laura Bush a Ground Zero mentre milioni di americani guardavano la cerimonia in diretta tv, non si poteva non constatare quanto ci sia proprio un oceano di differenza tra i due modi di celebrare una tragedia collettiva.
Perché queste differenze nel ricordare le vittime dello stragismo terrorista? Forse che noi italiani non siamo sensibili come noi americani? (...Ricordo al lettore che chi scrive questa rubrica si sente ormai parte di entrambi i mondi).
La rimozione italiana verso la ricorrenza della strage di Bologna non può essere dovuta solo alla data 'balneare' (insomma il 2 agosto l'Italia è in vacanza e non le va di pensare alle tristezze della sua storia...). Purtroppo sospetto che la rimozione italiana sia dovuta più ad una coscienza in subbuglio, ai sensi di colpa che un popolo ha nel sentirsi vittima e allo stesso tempo carnefice quando si confronta con la memoria del terrorismo stragista degli anni piú bui della Repubblica.
A Bologna, da anni, gli esponenti del governo, di qualunque colore, fanno fatica a parlare in piazza nel giorno della ricorrenza. Le cronache ci dicono che quando ci provano, sono sommersi dai fischi della folla, composta per lo più dai familiari delle vittime della strage. Di alte cariche dello Stato dalle parti della stazione bolognese ormai non se ne vedono più.
A Bologna (ma vale per quasi tutte le stragi terroristiche commesse in Italia dal dopoguerra) vari processi e troppe sentenze, non hanno mai convinto nessuno che giustizia sia stata fatta contro esecutori e soprattutto mandanti della strage. Dagli interminabili procedimenti giudiziari con sentenze di condanna contro i sospetti neofascisti, per passare dalla pista del terrorismo filo palestinese (indicata non da un investigatore qualsiasi ma addirittura da Francesco Cossiga, quel "matto" che all'epoca della strage era capo del governo e poi sarebbe stato presidente della Repubblica) gli italiani si sono sentiti raccontare troppi scenari. La verità è una, nessuna e centomila accettata come impossibile da raggiungere.
Questo negli Stati Uniti, nel caso dell'11 settembre non è accaduto. Non poteva succedere semplicemente perché i poteri di controllo della democrazia americana, in questo caso il Quarto Potere rappresentato dalla stampa indipendente e quindi ancora credibile, non avrebbero mollato facilmente l'osso di altre verità, come quello della cospirazione, se effettivamente lo avessero fiutato.
Eppure noi italiani non possiamo accettare di essere l'eccezione. Forse per certi sensi di colpa per aver lasciato che l'inganno e il depistaggio continuasse, abbiamo trasferito la nostra "storia" agli altri. Infatti, il giorno dopo l'11 settembre 2001, è soprattutto in Italia che cominciano a circolare e a far maggiore presa su ampie fasce di opinione pubblica le più strambe teorie sull'attacco alle Torri Gemelle. Ovviamente, per le vittime della "strategia della tensione", anche il 9-11 non poteva che essere una versione "domestica" di quella tattica stragista dell'imperialismo americano...
Per un'ampia fascia dell'opinione pubblica italiana, i servizi americani avrebbero saputo già dei piani di al Qaeda ma avrebbero lasciato i terroristi colpire il loro obiettivo.... E dulcis in fundo, gli avrebbero dato una mano con delle cariche esplosive sulle Torri che altrimenti non sarebbero crollate... Questi teoremi, che magari uscivano all'inizio proprio dagli Usa grazie a dei professionisti delle teorie del complotto coadiuvati da efficaci registi di documentari, sempre qui venivano smontati in fretta, da un'informazione seria che con inchieste e verifiche ne svela l'inattendibilità.
Ma in Italia invece queste varie teorie del complotto interno Usa (in cui la complicità di Israele non manca mai... ) continuano a circolare e hanno attecchito nell'immaginario: come del resto tutte le stragi avvenute in Italia, anche questa non poteva che essere opera della Cia, di Mossad etc etc.
Basta leggere certe reazioni on line agli articoli pubblicati domenica, in occasione della ricorrenza su "Il Fatto quotidiano", per rendersi conto di come in Italia una certa fascia di lettori che si ritengono "ben informati" pensi in sostanza che l'11 settembre sia una scusa di Bush e Cheney per poter scatenare poi le varie guerre. Così le seppur gravi colpe d'incompetenza dell'amministrazione Bush, vengono in Italia facilmente trasformate nella "genialità" criminale dell'imperialismo Americano.
Tutto questo da qui sembra anche un tentativo, direi inconscio, di deresponsabilizzarsi delle proprie colpe, accusando sempre qualcun altro, in questo caso la "Super Potenza", per la mancata verità sulle stragi che hanno insanguinato l'Italia, da Portella della Ginestra fino a Bologna e oltre. Ma l'interiorizzazione di certi teoremi, alcuni suggestivi e talvolta pure probabili, non ci assolvono dal compito che dovrebbe spettare a un popolo in democrazia nei confronti della verità e della giustizia.
Gli italiani, una volta convinti che le stragi terroristiche della Prima Repubblica sarebbero opera della cosidetta "strategia della tensione" per mantenere stabilità e controllo sul Paese del più grande Partito comunista dell'Occidente, non avrebbero dovuto pretendere, almeno a Guerra Fredda finita, di fare i conti con la propria storia? Non avrebbero dovuto mobilitarsi e obbligare, attraverso i suoi media e il suo Parlamento, i governi in carica di rivelare tutta la verità e niente altro che la verità di certi crimini commessi in nome dello Stato?
Gli italiani che avrebbero anche voluto il confronto con la veritá, hanno subito capito che certi "tentativi" d'interpretazione, sia attraverso i media che attraverso le commissioni parlamentari, non sono stati altro che una continuazione della lotta politica con altri mezzi. Cioè, una strumentalizzazione permanente delle "verità possibili" per portare acqua al proprio partito e screditare l'avversario.
Ma non basta pulirsi la coscienza affermando che è solo colpa della cosidetta "casta" che copre e insabbia tutto. In questo caso la "casta" siamo anche tutti noi, cittadini italiani, che nella nostra faziosità accettiamo la versione di una campana o dell'altra se questa serve a confermare l'interpretazione idelogica o opportunista del proprio clan. Intanto una verità basata sui fatti può attendere...
Proprio nei giorni in cui in America si ricordava il decennale dell'11 settembre, una sentenza di un tribunale di Palermo ha condannato lo Stato a risarcire le famiglie delle vittime della strage di Ustica per il depistaggio di certi suoi ministeri. Con una notizia così, qui negli Stati Uniti ci sarebbero state maratone di speciali in tv, il "New York Times" avrebbe aperto a sei colonne la prima pagina, in Congresso si sarebbero sentiti interventi sdegnati a catena. Sarebbe stato il momento della verità dopo le menzogne.
In Italia la notizia ci sembra che sia stata accolta con una certa routine, come se tutto fosse scontato, come si sapesse già... Troppo ingenui gli americani o troppo furbi gli italiani?
(Pubblicato su www.lindro.it)
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