Protesi. L'Interpol a caccia di Mas
ROMA. Non cessa l'allarme sulle protesi al seno considerata a rischio prodotte dall'azienda francese Pip. Intanto sulla vicenda sabato si era diffusa la notizia che l'Interpol aveva emesso un avviso di ricerca internazionale nei confronti di Jean Claude Mas, fondatore della società ‘Pip'. In seguito l'Interpol, in un comunicato pubblicato sul suo sito, ha precisato che Mas è ricercato non per motivi legati alla vicenda delle protesi ma per un reato, commesso in Costa Rica, di guida in stato di ebbrezza, che prevede tre anni di carcere.
In Francia il governo ha raccomandato "a titolo preventivo" e "senza carattere d'urgenza" la rimozione delle protesi alle 30 mila donne che si sono sottoposte all'impianto. Rassicurazioni in Italia dal ministero della Salute, che ha ribadito che "non ci sono le premesse per creare allarmismi sulle protesi mammarie" ribadendo "quanto già affermato dal Consiglio superiore di sanità, cioé che non esistono prove di un legame tra le protesi Pip e l'insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilità di rottura delle stesse".
Venerdì, al termine di una riunione del gruppo di lavoro istituito ad hoc, il ministero ha emesso un'ordinanza in cui si stabilisce che le strutture e i professionisti che abbiano impiantato protesi Pip devono "notificare all'autorità sanitaria regionale i dati relativi agli interventi nei quali sono state impiantate".
Le ripetute rassicurazioni non sono però state sufficienti a migliaia di donne, che - la stima è della Società italiana di chirurgia plastica ed estetica - hanno contattato medici e centri nelle ultime ore. Secondo le stime, sarebbero 4.300 le protesi Pip impiantate in Italia. E i Comandi dei carabinieri dei Nas di tutta Italia stanno effettuando verifiche presso i distributori di dispositivi medici per rintracciare i centri e i professionisti che potrebbero aver acquistato e utilizzato le protesi ora sotto accusa.
La vicenda ha avuto ampia ripercussione anche in America Latina. Alcuni Stati della regione - tra i quali Brasile, Cile e Colombia - avevano già proibito il prodotto Pip nell'aprile del 2010, ricordano i media locali. Solo in Brasile almeno 25 mila donne brasiliane hanno utilizzato le protesi prima che venissero proibite.
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