Dal Mondo

Iran. Ucciso scienziato nucleare. Accuse a Istraele

12-01-2012


TEHERAN. Un altro scienziato nucleare ucciso in un attentato, il quarto in due anni, e per il quale Teheran accusa gli Usa e Israele. Ha iniziato la sua giornata con questa notizia, ieri l'Iran, una notizia destinata ad esasperare ancora le sue tensioni con l'Occidente per il suo programma nucleare. E le preoccupazioni di quanti, nel Paese come all'estero, temono che l'escalation - alimentata dalle minacce iraniane di chiudere la rotta petrolifera dello stretto di Hormuz - possa condurre ad una situazione fuori controllo.

Le minacce di chiudere lo stretto, ha detto ieri il segretario di Stato Usa Hillary Clinton sono "provocatorie e pericolose". Erano circa le 8.30 quando la Peugeot 405 su cui viaggiava Mustafa Ahmadi Roshan, un giovane docente universitario che lavorava anche al sito di arricchimento dell'uranio di Natanz, è esplosa per una bomba magnetica attaccata da motociclisti che si sono poi dati alla fuga. Nell'esplosione dell'auto hanno perso la vita sia lui che l'autista, Reza Qashgai. Lo scienziato aveva 32 anni, l'altro 33. Ferito ad una mano un pedone che si trovava sul posto, nei pressi della facoltà di Scienze sociali della Fillameh Tatabai University.

La tecnica è la stessa usata negli attentati del 29 novembre 2010 contro i docenti Majid Shahriari a Fereydoun Abbasi Davani: Shahriari, responsabile del progetto sui reattori nucleari, morì. Abbassi Davani fu leggermente ferito e ora è il direttore dell'Agenzia atomica iraniana.

Il 12 gennaio 2010, proprio due anni fa, era stato ucciso da una moto-bomba un altro scienziato nucleare, Masoud Ali Mohammadi, mentre il quarto si chiamava Daryoush Rezaie, 35 anni, ucciso il 23 luglio scorso da sconosciuti che gli hanno sparato da una motocicletta in corsa.

Mustafa Ahmadi Roshan si era laureato in chimica alla Sanati Sharif University. Specializzato nei polimeri, lavorava per il processo di arricchimento dell'uranio nell'impianto di Natanz, dove era vice direttore dell'ufficio commerciale. Natanz è lo storico sito iraniano per l'arricchimento dell'uranio, ma negli ultimi giorni la sua fama è stata sopravanzata da quella di Fordow, un bunker sotto una montagna nei pressi di Qom al riparo da attacchi aerei, dove da poco - è stato annunciato proprio in questi giorni - ha preso avvio la stessa attività. Per produrre uranio arricchito fino al 20% e solo a scopi medici, è stato ribadito dalle autorità iraniane, anche se l'annuncio è tornato a sollevare le riprovazioni dell'Occidente, che ne teme le finalità militari.

Unanime, da parte delle autorità iraniane, la convinzione che dietro all'attentato vi siano state le mani di Israele e degli Usa, impegnati in una guerra sotterranea per ostacolare o fermare il suo programma nucleare anche con i passati attacchi di virus ai suoi sistemi informatici. Si è trattato di un atto terroristico compiuto proprio da coloro che pretendono di combattere il terrorismo, ha accusato il primo vice presidente Mohammad Reza Rahimi, mentre secondo il vicegovernatore della provincia di Teheran, Safar Ali Baratloo, Israele starebbe tentando di creare un clima di insicurezza proprio alla vigilia delle elezioni parlamentari del 2 marzo, "per ridurre la partecipazione degli elettori", ha detto, secondo la Fars: un timore più volte evocato di recente dalle autorità iraniane, ed a cui talvolta può fare da antidoto un nemico esterno. Ma la Casa Bianca, attraverso il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, nega di aver avuto "alcun ruolo" e condanna "con forza tutti gli atti di violenza, compresi quelli come questo".

In ogni caso, l'Iran andrà avanti con il suo programma nucleare, ha assicurato l'Agenzia nazionale per l'energia atomica. "La strada per la ricerca della libertà da parte dell'Iran è irreversibile", ha detto in un comunicato, annunciando "ulteriori sviluppi nel campo nucleare".