Dall'Italia

Costa Concordia: comandante Schettino sotto accusa

16-01-2012

La magistratura, con cui Costa Crociere sta collaborando, ha disposto il fermo del comandante, verso il quale sono state mosse gravi accuse. Sembra che il comandante abbia commesso errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze.

GENOVA. Costa Crociere 'scarica' il comandante della nave Concordia, Francesco Schettino. In una lunga nota diffusa ieri sera, il gruppo, nel rendere noto che oggi a Genova il presidente e amministratore delegato Pierluigi Foschi, terrà una conferenza stampa, ha rimarcato "errori di giudizio" da parte del comandante Schettino.

"Come tutti i comandanti della flotta - ha precisato la nota - il comandante Schettino ha partecipato ad un continuo programma di aggiornamento e addestramento ed ha superato positivamente tutte le verifiche di idoneità previste. Come già reso noto, la magistratura, con cui Costa Crociere sta collaborando, ha disposto il fermo del comandante, verso il quale sono state mosse gravi accuse. Sembra che il comandante abbia commesso errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze: la rotta seguita dalla nave è risultata troppo vicina alla costa, e sembra che le sue decisioni nella gestione dell'emergenza non abbiano seguito le procedure di Costa Crociere, che sono in linea e, in alcuni casi vanno oltre, gli standard internazionali".

La compagnia respinge le accuse, mosse da alcuni passeggeri, secondo cui la Concordia non avesse giubbotti salvataggio in misura sufficiente per tutti. "A bordo di Costa Concordia e di tutte le navi Costa - si legge nella nota - sono disponibili giubbotti di salvataggio, lance e zattere in numero superiore al massimo delle persone che possono essere ospitate dalla nave".

Non solo. Costa Crociere ricorda che "nelle lance sono presenti dotazioni di sicurezza, come riserve d'acqua e cibo, cassette medicinali e strumenti di segnalazione e comunicazione, che consentono di aspettare in sicurezza l'arrivo dei soccorsi". Le lance sono oggetto di "scrupolose verifiche periodiche" da parte non solo del personale della nave ma anche degli organismi di certificazione. Parlare, dunque, di misure di sicurezza non rispettate, secondo Costa Crociere non è corretto. Come non è corretto parlare di equipaggio inadeguato a gestire l'emergenza: "Costa Crociere è fiera dell'impegno che i suoi dipendenti dedicano alla gestione della sicurezza degli ospiti.

Tutti i membri di equipaggio dispongono di un certificato BST (Basic Safety Training), vengono formati e addestrati alla gestione di emergenze e ad assistere gli ospiti in caso di abbandono nave attraverso numerose esercitazioni". "Tutti i membri dell'equipaggio - ha precisato il Gruppo - fanno un'esercitazione di abbandono nave ogni due settimane".

Il Gruppo ricorda infine di essersi adoperato fin dalle prime ore per evitare conseguenze di tipo ambientale, realizzando una barriera di contenimento attorno alla Concordia. "Costa Crociere è intervenuta immediatamente per impedire un potenziale impatto ambientale e sin dalla giornata di sabato si sta avvalendo della società leader al mondo nel settore, Smit & Salvage, con cui sta elaborando un piano di interventi". Il Gruppo esprime infine il suo "più profondo dolore per le sofferenze e porge le sue condoglianze alle famiglie delle vittime".


Sale a 5 il bilancio dei morti


ISOLA DEL GIGLIO (Grosseto). Altri due morti, e fanno cinque. A 48 ore dal naufragio, dalla pancia della Costa Concordia piegata a 90 gradi davanti all'isola del Giglio, riemergono i primi due cadaveri, che si vanno ad aggiungere ai tre recuperati in acqua la sera di venerdì. Un bilancio destinato probabilmente a salire ancora, visto che i numeri ufficiali parlano di 17 dispersi.

E riemerge anche la scatola nera, da cui stanno arrivando le prime conferme a quello che tutti, al Giglio, hanno visto: la Concordia era a soli 150 metri dalla costa, un punto dove non avrebbe mai dovuto essere; l'allarme è stato dato un'ora dopo l'impatto con lo scoglio.

Perché? Da parte sua Costa Crociere si è difesa sottolineando che il comandante aveva superato tutte le verifiche di idoneità e che l'equipaggio era addestrato alla gestione delle emergenze. Il ritrovamento dei due corpi è avvenuto nel pomeriggio di una giornata che era iniziata in tutt'altra maniera: i Saf dei vigili del fuoco avevano infatti ritrovato vivi nella notte una coppia di coreani in viaggio di nozze, Hye Jim Jeong e Kideok Han: erano rimasti chiusi nella loro cabina, non avendo sentito l'allarme. "Avevamo paura di morire di fame e di freddo, temevamo che nessuno ci sentisse" hanno raccontato. In salvo anche Marrico Giampetroni, il commissario capo della nave, quello che molti già chiamano eroe: la sera del disastro ha aiutato moltissima gente a raggiungere le scialuppe per mettersi in salvo. Poi è tornato nel salone ristorante per vedere se c'era qualcun altro ed è scivolato, rompendosi la gamba.

"Ho sempre sperato nella salvezza" ha detto ai pompieri quando l'hanno raggiunto e portato via dall'incubo. Con il passare delle ore, però, i vivi hanno lasciato spazio ai morti. E la perlustrazione delle zone della nave completamente sommerse, iniziata ieri, ha dato le risposte che si temevano: non tutti ce l'hanno fatta a mettersi in salvo e qualcuno - quanti ancora non si sa - è rimasto intrappolato a venti metri di profondità.

Due sfortunati li hanno trovati i sub della Guardia Costiera. Stavano perlustrando la zona di poppa della murata di dritta: in quello che era il terzo ponte, nei pressi del punto di raccolta indicato con la lettera 'A', c'erano i cadaveri di due uomini anziani. Entrambi avevano il giubbotto salvagente, segno inequivocabile che non hanno fatto in tempo a raggiungere le zone più sicure della nave, per mettersi in salvo. Identificarli è stato quasi facile: lo spagnolo Guillermo Gual, 69 anni, aveva i documenti in tasca; Giovanni Masia, 86 anni, invece, aveva al collo una piastrina con le sue generalità. Giovanni era in crociera con la moglie Giuseppina. Il figlio Claudio, cassintegrato della Ilva, aveva deciso di accompagnarli nel loro 'primo' viaggio fuori dalla Sardegna dopo il viaggio di nozze. A casa son tornati lui, sua moglie e i suoi figli, una nipotina, Giuseppina. Giovanni no. Ed è molto probabile che non sia l'unico.

Secondo il presidente della provincia di Grosseto e la Costa, mancano all'appello 17 persone: 11 passeggeri e 6 membri di equipaggio. Se siano sfuggiti ai conteggi, come i due giapponesi rintracciati ieri a Roma, è quello che tutti sperano, ma più passano le ore e più sono quelli che temono che siano intrappolati là sotto. Tra loro dovrebbe esserci William Arlotti e sua figlia di 5 anni, partiti da Rimini, due coppie di francesi, due americani, una peruviana. E due donne siciliane, Maria Grazia Trecanico e Luisa Virzì: risulterebbero conteggiate tra quelli salvati dopo il naufragio, ma di loro non c'é traccia. Ritrovarli, vivi o morti, è sempre più una corsa contro il tempo: mercoledì le condizioni del tempo peggioreranno e questo potrebbe creare problemi seri. Non solo, infatti, sarà più difficile muoversi attorno e dentro la nave, ma il mare mosso potrebbe spostare la Concordia e farla scivolare verso un punto di non ritorno. A 30 metri dalla poppa c'é infatti uno scalino di roccia al termine del quale il fondale raggiunge i 70 metri. La nave potrebbe dunque finire interamente sommersa.

Non è una corsa, invece, quella della procura di Grosseto, che vuole avere ben chiaro cosa è accaduto. Al centro degli accertamenti c'é sempre il comandante Francesco Schettino, ora smentito anche dai dati della scatola nera. Ma non solo: l'uomo avrebbe dato l'allarme un'ora dopo l'impatto e quando gli uomini della Guardia Costiera, nelle concitate fasi del soccorso, gli avrebbero detto di risalire sulla nave, lui si sarebbe rifiutato. L'indagine dovrà poi chiarire se è vero, come sostengono tutti al Giglio, che quella di fare l''inchino' all'isola suonando le sirene è un'usanza che tutti i comandanti, e dunque anche Schettino, rispettano. Tanto che il sindaco ad agosto, scrisse una mail di ringraziamento ad un vecchio comandante della Costa, che era passato vicino all'isola. Mail imbarazzante e quantomeno fuoriluogo, pensando alle vittime della Concordia, ormai piegata su un fianco.


Miracolati gli sposi sudcoreani


ROMA. Insieme al Commissario di bordo, sono i veri 'miracolati' della crociera maledetta. Sono stati estratti vivi dalla Costa Concordia dopo circa 24 ore dall'incidente. Hye Jim Jeong e Kideok Han, i due sposini coreani superstiti del naufragio del Giglio, hanno passato quelle ore di terrore, al freddo e senza cibo, con la speranza che qualcuno si accorgesse di loro in quell'angusto corridoio davanti alla loro cabina.

Solo due notti fa, al terzo tentativo, i soccorritori sono riusciti a raggiungerli e a portarli in salvo. Ora, ad otto giorni dalle nozze, sono tornati a Roma, la città che avevano visitato qualche giorno prima della partenza.

Questa volta sono ospiti dell'ambasciata coreana in un lussuoso hotel dei Parioli. Il telo termico lo hanno lasciato a Grosseto ed ora sulle spalle hanno due caldi giubbotti, ai piedi scarpe da ginnastica e indosso una tuta.

"La sera dell'incidente ci eravamo appena addormentati dopo aver cenato - raccontano i due ragazzi di 29 anni -. Poi ad un certo punto abbiamo avuto la sensazione che qualcosa non andava. Una persona è entrata nella nostra cabina dicendoci qualcosa in italiano. Tutte le cose cominciavano a cadere a terra e ad un tratto ci siamo ritrovati con i piedi in aria".

"Non abbiamo sentito alcun allarme - cerca di ricordare Kideok -, all'improvviso si sono spente tutte le luci. Abbiamo avuto molta paura. Vivevamo con la speranza che qualcuno ci trovasse, ma anche con la consapevolezza di avere accanto la persona amata". I due ragazzi, che a Seul lavorano come insegnanti di chimica e fisica, raccontano di aver passato il tempo cercando una via d'uscita da una parte all'altra del corridoio, facendosi luce con il flash della macchinetta fotografica.

"Volevamo tornare in cabina per prendere i vestiti - dicono - stavamo morendo di fame e freddo. Purtroppo però non riuscivamo, la nave era troppo inclinata. Abbiamo cercato anche di raggiungere i piani superiori ma c'era il rischio di cadere nel vuoto". "La fortuna - sottolinea Hye Jim - è stata che la nostra cabina non si trovava nella parte sommersa della nave, ma in quella fuori dall'acqua".

Fuori dall'hotel, davanti alle telecamere, i due sposini continuano a rispondere alle domande sempre con il sorriso sulle labbra. Ma l'espressione cambia di colpo quando lui mostra ai giornalisti le foto dell'interno della nave: i corridoi, il pavimento, le pareti illuminate solo dal flash.

Ora nei loro programmi c'é un secondo viaggio di nozze, magari insieme al figlio che hanno in cantiere. "Faremo una nuova luna di miele - dicono - ma non in crociera. Torneremo in Italia - assicura lei - i vostri vigili del fuoco sono troppo belli".