La città

Accusa di stupro per Greg Kelly, il figlio del capo della polizia

27-01-2012

 

 

NEW YORK. Un giovedì nero quello di ieri per la famiglia del capo della polizia di New York, Raymond Kelly. Prima la notizia di suo figlio Greg, noto conduttore di un programma su Fox5, accusato di violenza sessuale e, poi, i leader della comunità musulmana che protestano contro di lui davanti al Comune per un film controverso sull'Islam fatto vedere ai cadetti della polizia.E così, mentre nel secondo caso Kelly se la sta cavando a forze di scuse e "mea culpa", indirizzate agli esponenti della The Muslim American Civil Liberties Coalition che chiedevano le sue dimissioni, ben altro ci vuole per chiarire la situazione del figlio Greg.

L'uomo, 43 anni e attualmente co-conduttore di "Good Day New York", è stato accusato da una donna, poco più che trentenne, che martedì ha sporto denuncia contro di lui raccontando di essere stata violentata dal conduttore lo scorso 8 ottobre. Secondo la versione della presunta vittima, i due si erano incontrati per un appuntamento e, dopo aver consumato qualche drink in un bar, nei pressi di South Street Seaport, sarebbero andati nello studio legale di Lower Manhattan dove la donna lavorava e dove, poi, si sarebbe consumata la violenza.

Dato l'evidente conflitto d'interesse della polizia di New York nel caso, le indagini sono state affidate al procuratore distrettuale della città, che ha condotto i primi interrogatori.

Alla domanda sul perché abbia sporto denuncia tre mesi dopo il fatto, la donna avrebbe risposto di essere rimasta "profondamente segnata" dalla violenza subita.

Il giornalista, che ha alle spalle anche una carriera nell'aviazione militare, ieri mattina non si è presentato al lavoro. Rosanna Scotto, conduttrice del programma mattutino "Good Day America" insieme a Kelly, ha espresso la sua solidarietà nei confronti del collega e ha commentato: "Voglio solo dire che voglio bene a Greg". L'avvocato del giornalista, Andrew Lankler, ha invece fatto sapere che: "Kelly si dichiara innocente e sta collaborando con il procuratore distrettuale. Siamo convinti - prosegue - che le indagini proveranno la sua innocenza".

Sul versante di Kelly padre, tutta la rabbia della comunità musulmana sarebbe esplosa perchè ai cadetti della polizia è stato mostrato il film "The Third Jihad", un controverso documentario che riduce il complesso mondo dell'Islam al suo versante più radicale. Secondo gli esponenti della The Muslim American Civil Liberties Coalition, il film-documentario è infatti un'accozzaglia di preconcetti nei confronti dell'Islam che fa apparire i musulmani come un popolo dedito solo al terrorismo. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del capo della polizia non solo perchè ha autorizzato la proiezione, ma anche perchè appare personalemente nel film. Dal canto suo, Kelly, ha subito chiesto scusa per l'accaduto pentendosi di aver partecipato alla pellicola che è stata vista da almeno 1,500 ufficiali all'interno della caserma.

"Non è solo per l'apparizione nel film, ma anche per le diverse azioni che il dipartimento ha preso nei confronti delle nostre comunità, inviando degli infiltrati e trattandoci come sospetti", ha detto il consigliere comunale di Brooklyn, Jumaane Williams.

La polizia ha però fatto sapere che la pellicola non era stata inserita all'interno di un programma specifico per i cadetti ma che è stata trasmessa in una stanza dove gli ufficiali compilavano dei moduli. Kelly, nel cercare di chiudere l'increscioso episodio, oltre alle scuse ha ribadito che la visione del film all'interno di una struttura di polizia non solo era inappropriata, ma soprattutto non autorizzata.