Dal Mondo

Kamikaze esplode a Baghdad

28-01-2012

BAGHDAD. Sciiti di nuovo nel mirino in Iraq: un kamikaze a bordo di un taxi si è fatto esplodere in un popoloso quartiere sciita di Zafaraniyah, a sud di Baghdad, mentre venivano celebrati i funerali di alcune delle vittime di un attacco contro un'agenzia immobiliare avvenuto il giorno prima.

Almeno 32 i morti, oltre 65 i feriti, quando l'attentatore suicida ha fatto esplodere la macchina in cui si trovava. Molti gli agenti di polizia rimasti uccisi, ma anche quattro donne.

"E' stata un'esplosione tremenda", ha detto un testimone. "Ho visto brandelli di carne umana e corpi mutilati in un lago di sangue". Terrificante anche la processione di parenti all'ospedale, in cerca di notizie sulle vittime: "Abbiamo a che fare con braccia e gambe, non possiamo identificare i morti", ha detto una infermiera.

Poco dopo l'esplosione, un gruppo armato ha attaccato un checkpoint poco distante, uccidendo altri due agenti. I poliziotti presidiavano in forze la cerimonia religiosa per la morte di un agente immobiliare, Mohammed al-Maliki, ucciso ieri assieme alla moglie ed al figlio a Yarmuk.

L'attacco di ieri porta a 200 il numero di morti dall'inizio dell'anno. Un crescendo che secondo molti osservatori è dovuto al confronto sempre più cruento tra i gruppi sciiti e quelli sunniti, tra i quali figura anche al Qaeda, che proprio giovedì ha 'dichiarato guerra' all'influenza iraniana, di matrice sciita, nel Paese.

Il governo, a maggioranza sciita, punta l'indice contro il network del defunto Osama bin Laden: "Questi attacchi provano che sono ancora qui", ha detto al New York Times il ministro degli Interni, Adnan al-Asadi, sottolineando a sorpresa che le operazioni contro i terroristi sono più semplici ora che gli statunitensi hanno lasciato il Paese.

"Rallentavano le nostre operazioni, potevamo arrestare qualche cattivo ragazzo, ma gli americani avrebbero detto che era 'loro' e lo avrebbero liberato".

All'indomani del ritiro Usa, le forza di sicurezza irachene hanno "inferto numerosi colpi ad al Qaida, e arrestato diversi leader dell'organizzazione". "Li stiamo colpendo duramente, ne arrestiamo anche 50 al giorno", ha aggiunto.

Eppure, sottolineano gli esperti, da quando gli americani hanno lasciato il Paese gli attacchi e gli scontri armati si sono moltiplicati. I gruppi armati tentano di fomentare le divisioni, esplose in maniera clamorosa a fine dicembre scorso con il mandato di arresto spiccato contro il vicepresidente sunnita Tariq al-Hashemi, accusato di aver costituito una propria milizia armata. E molti temono che la crisi politica che attanaglia il Paese possa degenerare presto in una vera e propria guerra civile.