La politica

Calderoli. Il governo cadrà a marzo

29-01-2012


ROMA. "Berlusconi per le idi di marzo farà cadere il governo, ne sono convinto". L' annuncio è di Roberto Calderoli che, intervistato da Skytg24, ostenta sicurezza sulla caduta di Monti a breve fornendo anche la data del 15 marzo come tempo massimo per la tenuta di un governo che, secondo il coordinatore delle segreterie della Lega non fa che logorare il Cavaliere e il Pdl. Ma la convinzione di Calderoli suona più come un'auspicio e rientra nel pressing, per niente soft, che Umberto Bossi e i suoi hanno cominciato a fare verso Berlusconi perché "stacchi la spina" all' inviso governo del professore.

Se giovedì Umberto Bossi aveva dato al leader del Pdl della "mezza cartuccia" perché lascia in vita l'esecutivo mentre nel Paese montano le proteste di diverse categorie interessate dai provvedimenti usciti dal Consiglio dei ministri, ieri è toccato a Calderoli rilanciare l'invito, senza insulti però, ad andare all'opposizione.

"Se non vuol far harakiri Berlusconi - afferma Calderoli - deve staccare la spina al governo perché è di sinistra e sta colpendo l'elettorato di centrodestra".

Un invito accompagnato da una chiara minaccia: "Se non lo farà alle amministrative andremo da soli e - precisa a scanso di equivoci - se andremo da soli alle amministrative, le nostre strade si divideranno per sempre".

Insomma l'aut aut dell'esponente vicino a Bossi non sembra aggirabile: se il Cavaliere tergiversa si scordi future alleanze in vista delle elezioni del 2013.

Per ora in casa Pdl prevale cautela e imbarazzo e il pressing leghista non trova sponde in reazioni, dichiarazioni dell'entourage berlusconiano. D'altra parte la Lega punta sulle contraddizioni nel Pdl diviso tra i falchi che vorrebbero privilegiare il rapporto con il Carroccio e temono un inesorabile logoramento e le colombe, come lo stesso segretario Angelino Alfano, che vogliono giocare un ruolo propositivo verso l'esecutivo e intanto riorganizzare le truppe e ricreare un fronte moderato. Si tratta di un obiettivo diverso dal Carroccio che è preso dalle polemiche interne tra Bossi e Maroni, deve tener a bada una base che ha pulsioni secessioniste e ha scommesso sul fallimento della cura Monti.

Che il clima sia destinato a surriscaldarsi lo si vede anche dall'appunto di Calderoli a Napolitano perché ha accolto il decreto sulle semplificazioni che "contiene le stesse norme che ieri non potevano essere urgenti e necessarie". Per Calderoli si tratta di "due pesi e due misure" su "norme che oggi sono da decreto perché sono firmate da Monti e non da Berlusconi".

"Vacilla la stima che avevo per Napolitano", afferma l'ex ministro delle Semplificazioni che, sempre su Skytg24 arriva ad accusare Napolitano di aver perseguito una precisa strategia: "Quella di mandare a casa Berlusconi".

Le critiche di Calderoli trovano subito la sponda di un altro ex ministro che si era occupato di semplificazioni: Renato Brunetta.

"Ha ragione - dice l'ex ministro della Pubblica Amministrazione - Napolitano ci impedì di agire per decreto".

In difesa dell'operato del Quirinale interviene Mauro Libé responsabile Enti locali dell'Udc secondo il quale "Calderoli farebbe bene a ripensare all'attività del Governo Berlusconi prima di lanciare accuse verso il Capo dello Stato, che non ha alcuna responsabilità sulle mancate riforme e che andrebbe sempre tenuto fuori dalle polemiche politiche, soprattutto se incentrate su falsità".