Economia

Crisi. Berlino preme sulla Grecia

29-01-2012

BRUXELLES. C'é cauto ottimismo a Bruxelles sulla possibilità di chiudere un accordo sul Patto di bilancio Ue ma, alla vigilia del summit di lunedì, Berlino alza la posta sulla Grecia, rischiando così di creare nuove tensioni nell'eurozona sul salvataggio di Atene proprio quando sembra profilarsi un accordo la prossima settimana con i creditori privati per evitare la bancarotta.

Quando mancano 36 ore al vertice decisivo per il fiscal compact, la nuova governance dell'economia Ue, Angela Merkel pretende che la Grecia rinunci alla propria sovranità in fatto di gestione del bilancio. Atene, già sorvegliata speciale della Troika (Ue, Bce, Fmi), finirebbe così per delegare alla Ue ogni potere sulle decisioni fiscali e di spesa, che verrebbero affidate a uno speciale commissario di bilancio europeo.

La proposta, filtrata sulle pagine del Financial Times, è stata subito respinta, oltre che ovviamente da Atene, anche da Bruxelles, che però ha annunciato un ulteriore giro di vite sul monitoraggio della Grecia, condividendo indirettamente così - almeno in parte - le preoccupazioni di Berlino. Tuttavia, sulla questione della sovranità il commissario Ue all'Economia, Olli Rehn, è stato chiaro: il governo greco, "che risponde ai suoi cittadini e alle istituzioni, deve mantenere la piena responsabilità dei compiti" del potere esecutivo.

Aggiungendo: "Questa responsabilità grava sulle loro spalle e deve rimanere così". Ma se da una parte la Germania cerca di alzare la posta sulla seconda tranche del pacchetto di salvataggio per la Grecia, dall'altra - secondo indiscrezioni - apre a un potenziamento del fondo salva-Stati Esm oltre il tetto di 500 miliardi di euro già stabilito. Una possibilità sarebbe quella di far confluire nel futuro meccanismo di stabilità europea le risorse ancora inutilizzate del fondo salva-Stati uscente Efsf, 290 miliardi, arrivando così ad un ‘firewall' di 790 miliardi.

Il rafforzamento del fondo salva-Stati non è all'ordine del giorno del vertice di lunedì, ma molti a Bruxelles sono convinti che questo tema non verrà completamente ignorato per essere semplicemente rinviato al summit dell'1 e 2 marzo, quando anche l'accordo sul Patto di bilancio dovrà essere formalizzato.

L'apparente apertura della Germania renderebbe più facile un accordo sul fondo, che rassicurerebbe anche i mercati di fronte al continuo fuoco di fila delle agenzie di rating. Ma la partita di lunedì si giocherà innanzitutto sul fiscal compact, che vede ancora aperta una delle questioni più importanti: un'ulteriore stretta sul Patto, inserendo sanzioni semiautomatiche anche per i paesi che, oltre al deficit, non dovessero centrare gli obiettivi di riduzione del debito. A premere in questa direzione c'é l'Olanda, alla guida di un fronte ‘rigorista' di cui fanno parte anche la Finlandia e l'Austria, mentre la Francia si oppone. Non è detto, in questo caso, che la Germania decida di seguire la linea ‘integralista' degli olandesi. Tra i dossier ancora aperti la partecipazione dei Paesi non euro ai summit di Eurolandia, con la Polonia che punta i piedi per partecipare a tutti gli incontri minacciando in caso contrario di non firmare il ‘fiscal compact' assieme alla Gran Bretagna che si è tirata fuori dall'inizio.

L'Italia, che "vive in maniera molto serena l'ultima fase del negoziato", come ha assicurato ieri il ministro degli Affari europei Enzo Moavero, si batte insieme a Parigi per il debito ‘flessibile' e chiede impegni concreti e scadenze precise per la ricetta anti-recessione con cui rilanciare la crescita e l'occupazione.

Su questo gli sherpa stanno lavorando freneticamente, tanto che in queste ore, si apprende da fonti autorevoli, starebbero circolando note informali proprio per rafforzare il richiamo alla necessità di interventi per la crescita. Ma ad aumentare la pressione sull'Unione per una politica economica di maggior rigore ci hanno pensato ieri - dal Forum economico mondiale di Davos - il premier giapponese Yoshihiko Noda e l'economista Nouriel Roubini.

Noda, in un messaggio video, si è detto convinto che "la crisi dell'eurozona è la principale fonte di rischio per l'economia globale", mentre per il professore della New York University la Grecia potrebbe uscire dall'euro nel giro di un anno e potrebbe essere seguita dal Portogallo. Non la pensa così la Merkel. Anzi: "Al momento ci sono 17 paesi dell'eurozona e io conto sul fatto che diventeranno di più", ha detto la cancelliera nel corso di un'intervista alla Bild che verrà pubblicata oggi.