Primarie in Florida. Romney stavolta è favorito
NEW YORK. A tre giorni dal voto, Mitt Romney è saldamente in testa nei sondaggi per le primarie repubblicane della Florida, un test fondamentale per la corsa alle nomination repubblicana per la Casa Bianca, che da solo vale ben di più dei tre Stati dove si è votato finora.
Gli ultimi poll mostrano che l'ex governatore del Massachusetts, dopo la battuta d'arresto in South Carolina, è di nuovo in ascesa. Ora è dato al 41 per cento delle intenzioni di voto, contro il 33 per cento dell'ex speaker della camera Newt Gingrich. Rick Santorun e Ron Paul sono molto indietro, rispettivamente con al 13 e al 5 per cento.
E Romney andrebbe meglio in Florida di Gingrich anche nello scontro con Obama, che alle presidenziali del 2008 nel Sunshine State sconfisse il senatore dell'Arizona John McCain, che pure lì aveva vinto le primarie proprio contro Mitt Romney: secondo una ricerca della Quinnipiac University, contro l'ex speaker della Camera il presidente vincerebbe 50 a 39 per cento, mentre con l'ex governatore sarebbe un testa a testa, al 45 per cento.
Si tratta di dati particolarmente indicativi se si pensa che secondo le previsioni saranno circa due milioni gli elettori repubblicani che in Florida martedì diranno con un voto la loro sulla corsa per la Casa Bianca.
Ovvero, più del doppio di quelli che hanno votato finora in Iowa, New Hampshire e South Carolina messi insieme. Inoltre, a detta di molti, la Florida, per vastità e diversità sociali, ha un carattere nazionale che gli altri tre Stati non hanno.
La Regione di Miami, dove si addensano ricchi immigrati latini, in particolare cubani, ad esempio una visione diversa dal Nord, più conservatore, dove si concentrano anziani in pensione o veterani delle forze armate.
Ma complessivamente in Florida, dove minoranze come gli ispanici e gli ebrei tradizionalmente votano per i democratici, i repubblicani hanno un approccio politico più pragmatico e meno ideologico.
Con una disoccupazione nello stato che è ancora sopra il 9 per cento, e con il settore immobiliare che è ancora indietro rispetto alla timida ripresa del resto del Paese, la scelta sarà secondo gli esperti orientata il candidato che ha più possibilità di sconfiggere Barack Obama.
Il Tea Party antitasse locale si è in gran parte apertamente schierato con Gingrich, sostenendo che è lui il nuovo Reagan di cui l'America ha bisogno e che potrà sconfiggere Obama, ma anche al suo interno c'é chi sostiene che si tratta di una scelta che potrebbe risultare fatale, se l'ex speaker dovesse perdere.
Il governatore Rick Scott, un milionario repubblicano conservatore, che pure ha avuto il sostegno del Tea Party, non si è invece voluto sbilanciare e, almeno per il momento non ha espresso apertamente sostegno ad alcun candidato.
E mentre la battaglia tra Romney e Gingrich si fa sempre più accesa, ha deciso di mantenersi neutrale anche il potente ex governatore Jeb Bush, che in famiglia ha due ex presidenti e quindi di campagne elettorali se ne intende.
Però, ai due contendenti ha voluto comunque dare un consiglio: "Basta attacchi sopra le righe", è ora di smetterla con il "fuoco incrociato".
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