Siria. Violenze sempre più gravi, la Lega araba sospende la missione
BEIRUT. La crisi siriana sembra avviata ad una stretta decisiva. Mentre sul terreno il numero delle vittime aumenta vertiginosamente e gli scontri armati tra forze regolari e disertori prendono il sopravvento sulle proteste pacifiche, la Lega Araba ha deciso di sospendere la missione dei suoi osservatori - riservandosi però di decidere se ritirarli o meno dal Paese in una riunione dei ministri che si svolgerà dopo il 5 febbraio - e ha avviato trattative dirette con la Russia nella speranza di arrivare ad un accordo per una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Le autorità di Damasco si sono dette "dispiaciute e sorprese" per la decisione, accusando la Lega Araba di volere con essa tentare di influenzare il Consiglio di Sicurezza e favorire un intervento di truppe straniere.
Lo ha riferito la televisione di Stato. Da parte sua, il Consiglio nazionale siriano (Cns) dell'opposizione ha annunciato che invierà oggi all'Onu una delegazione per chiedere protezione per i civili e ha lanciato un appello a tenere manifestazioni davanti ai consolati russi di tutto il mondo per protestare contro l'opposizione finora mantenuta da Mosca all'adozione di una risoluzione che condanni duramente il regime del presidente siriano Bashar al Assad e vari misure punitive nei suoi confronti. Ma Damasco non sembra disposta a rinunciare alla repressione.
"Le forze di sicurezza sono determinate ad andare avanti per ristabilire l'ordine e la sicurezza e ripulire il territorio dai criminali", ha detto il ministro dell'Interno, Mohammed Ibrahim al Chaar, citato dall'agenzia Sana. Le violenze assumono intanto sempre più il carattere di scontri militari avvicinandosi alla capitale. Secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione le vittime oggi sono almeno 20, di cui dieci nella sola Homs. Per la giornata di venerdì la stessa fonte aveva dato un bilancio di 60 morti. Combattimenti con l'uso di armi pesanti sono segnalati dai Comitati in due località vicine a Damasco, Duma e Rankus. In quest'ultimo sobborgo, afferma la fonte, militari disertori che si sono uniti all'Esercito libero siriano (Els) hanno "salvato" da attacchi delle forze di sicurezza tre inviati del quotidiano americano New York Times: l'americano John Lynn Anderson, il libanese Houyda Said e l'egiziano Karim Fahim.
La Sana scrive che ieri sette soldati, tra i quali un ufficiale, sono stati uccisi in un'imboscata di "terroristi" sulla strada tra le località di Adra e Duma, mentre una bomba è stata fatta esplodere contro un oleodotto nella provincia petrolifera orientale di di Deir Ezzor. L'agenzia riferisce anche dei funerali di 28 tra agenti delle forze di sicurezza e militari rimasti uccisi a Homs, Hama, Daraa, Deir Ezzor e nella provincia di Damasco. Sempre l'altro ieri, secondo la stessa fonte, due ragazzi di 10 e 14 anni sono stati uccisi in attentati "terroristici" in un quartiere di Damasco e a Homs. In considerazione della "recrudescenza delle violenze", la Lega Araba ha deciso di sospendere l'attività dei suoi osservatori, in attesa di prendere una decisione sulla permanenza o meno nel Paese.
L'organizzazione dei Paesi arabi ha annunciato anche di avere avviato colloqui con Mosca sulla proposta di risoluzione avanzata al Consiglio di Sicurezza da alcuni Paesi arabi, Gran Bretagna, Francia e Germania, che prevede una transizione del potere a Damasco.
"Ieri c'é stata una telefonata tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario generale della Lega Araba, Nabil el Araby", ha detto all'agenzia Reuters il vice segretario, Ahmed bin Hali. Per l'ambasciatore russo all'Onu, Vitaly Churkin, la bozza di risoluzione arabo-europea è "inaccettabile", ma "si può negoziare". Forse il primo segnale di flessibilità della Russia, di fronte al deterioramento apparentemente inarrestabile della situazione sul campo.
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