Nucleare. Di tutto pur di frenare l'Iran. Gli Usa pronti a usare la superbomba contro le installazioni nascoste
NEW YORK. Il presidente Barack Obama l'ha detto chiaramente: "Gli Stati Uniti sono determinati ad impedire all'Iran di dotarsi della bomba nucleare e tutte le opzioni restano sul tavolo". Compresa dunque quella di bombardare le installazioni sotterranee iraniane, ma la superbomba a disposizione del Pentagono per questo tipo di 'lavoro' non è ancora abbastanza potente e i militari vogliono più soldi per renderla "più efficace".
Si tratta di un ordigno chiamato Massive Ordinance Penetrator (Mop), del peso di quasi 15 tonnellate, in grado di attraversare strati di roccia, acciaio e cemento, prima di esplodere. Di recente l'Iran ha però aggiunto nuove fortificazioni alle sue installazioni nucleari e dunque è necessario provvedere. Per questo, secondo quanto rivelava ieri il Wall Street Journal citando anonime fonti governative, il Pentagono ha chiesto segretamente al Congresso altri 82 milioni di dollari, da aggiungere a 330 che ha già investito per sviluppare le circa venti Mop che finora ha a disposizione.
Giorni fa lo stesso segretario alla difesa Leon Panetta aveva affermato che la Mop potrebbe causare "molti danni" alle installazioni sotterranee iraniane, ma aveva anche ammesso che si tratta di una bomba ancora in via di sviluppo, perché con questo tipo di armi "non è facile esser certi che possano fare ciò che noi vogliamo che facciano".
Tuttavia, aveva aggiunto, "sono fiducioso che avremo questa capacità, e l'avremo presto". Lo sviluppo della Massive Ordinance Penetrator, che viene realizzata dalla Boeing Co, va avanti da diversi anni. Di fatto si tratta di un ordigno erede della Massive Ordinance Air Blast, o Moab, una sigla che in inglese sta anche per 'Madre di tutte le bombe', realizzata per la guerra in Iraq. Più nota è però la Blu-82 Daisy Cutter, cioé 'taglia margherite', ampiamente utilizzata in Afghanistan.
Secondo fonti dell'aeronautica Usa, il Mop è in grado di raggiungere fino a 60 metri di profondità prima di esplodere. Il Pentagono appare però particolarmente preoccupato sulla sua efficacia contro bunker realizzati sotto le montagne, come ad esempio quello di Fordow. Vale a dire che, in alcuni casi, le bombe nucleari tattiche potrebbero essere l'unica opzione. E a questo proposito, il Wsj cita un non meglio identificato ex funzionario esperto di Iran, secondo cui "quando le cose stanno nelle montagne, c'é bisogno di qualcosa che davvero tiri giù le montagne".
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